domenica 6 settembre 2015

"Il cavallo di Torino" di Béla Tarr


Un altro film splendido, come tra l'altro tutti quelli di Béla Tarr, "Il cavallo di Torino".

Pezzo del giorno:


2 commenti:

  1. film hors categorie,
    ecco cosa avevo scritto di questo film:

    A Torinói ló (Il cavallo di Torino) - Bela Tarr
    Eraserhead dice che i commenti al film di Bela Tarr sono inadeguati (mai stato più d’accordo), Giuliano dice che di affrontare un discorso su Bela Tarr ancora non se la sente, io per mia parte provo a raccontare qualcosa che il film ha scatenato.
    A partire dalla storia di Nietsche aTorino un cavallo riporta a casa un uomo, forse il vetturino di quell'episodio. E' una storia con un uomo di 58 anni, della figlia, del cavallo e un pozzo che si asciuga. Bela Tarr fa un film, che nessuno, temo, distribuirà in Italia.

    La storia, a partire da pochi elementi con poco contesto, diventa universale, e tutti la possono capire, a vari livelli.

    Siamo alla fine della vita di un luogo, la Terra, chissà, appare un compratore di alcol, che cerca di spiegare le cose che succedono, e non succedono, con dei miti e complotti, il padre giudica il tutto come scemenze; appaiono degli zingari che vogliono partire e si invitano al pozzo, il padre deve tirare fuori un’accetta per mandarli via. Intanto il cavallo smette di voler viaggiare e poi anche di mangiare (sta lasciandosi morire?), poi padre e figlia e cavallo partono, ma tornano indietro, è inutile fuggire, l’elogio della fuga non esiste.
    Mi è venuta in mente una frase di Cesare Pavese, “Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.”

    Tre melodie accompagnano gli eventi, la musica pulsante di Vig Mihaly, la musica incessante del vento e il suono del silenzio.

    Il mondo è sempre stato difficile, per molti lo è, e il futuro sarà oscuro. Tutto è essenziale, sorrisi non ce n’è, parole solo quelle indispensabili, anche meno, non esistono telefono, tv, riscaldamento, giornali, un grado zero della tecnologia e dei rapporti umani.
    Mi sono venute in mente le parole di Primo Levi, “Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici:Considerate se questo è un uomo…”, un corto circuito mentale, chissà. (Pavese e Levi, sono morti entrambi suicidi, a Torino).

    È un film da vedere senza rete, lasciandosene attraversare, abbandonandosi alle immagini, alla storia, ai suoni, (alle associazioni mentali); Bela Tarr non lo ingabbi in schemi precostituiti.
    Come volevasi dimostrare ogni commento è inadeguato.
    L’ho visto in lingua originale, con sottotitoli in inglese, forse apparirà anche con sottotitoli in italiano, chissà.

    Alla fine della visione sai solo che è un film immenso.

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