giovedì 17 settembre 2015

Due righe su "Questa America" di Holly Goddard Jones (Fazi)


Sotto otto i racconti di "Questa America" di Holly Goddard Jones (Fazi, traduzione di Silvia Castoldi, con una bella differenza dal titolo originale della raccolta che è "Girl Trouble), tutti ambientati a Rome, Kentucky e nelle vicinanze. Otto racconti di ordinaria vita di provincia: stradoni, locali, pub, case isolate, scuole, campi, grandi magazzini senza quella specificità statunitense di cui si vagheggia nel titolo. Si va dal rapporto tormentato fra un padre vedovo e un figlio perdigiorno accusato di stupro di "Brava ragazza" alla relazione fra un allenatore di basket, sposato e con una figlia malata, e una giovane giocatrice promettente che rimane incinta di "Aspettativa di vita" o alla coppia di racconti "Parti" con una madre che non è mai uscita dal lutto della figlia Felicia assassinata in un campus e che stenta a trovare una via d'uscita dal proprio dolore e "La prova dell'esistenza di Dio" che racconta di Simon, uno dei due responsabili della morte di Felicia ma uscito indenne dal processo, alle prese con la propria omosessualità mai vissuta e una dipendenza totale dal padre imprenditore. Ci sono poi "Il mito della caverna" con il giovanissimo Ben alle prese con due svolte decisive: la lotta contro una possibile cecità e l'ingresso nell'età adulta e il racconto di un'amicizia, di un amore impossibili e di una fuga lontano che non arriva mai in "Un uomo onesto" e infine "Retrospettiva" con una donna, Libby, divorziata, coi figli ormai adulti, che ripensa alla propria vita, all'aborto, a un ex marito che le raccontò menzogna per nascondere il proprio dolore. Questi otto racconti che sulla carta avrebbero tutto per essere degli ottimi racconti, trama, ambientazioni, tematiche (la condizione della donna su tutte) risultano essere invece molto ripetitivi, schiacciati da una struttura narrativa che si ripete puntualmente e gonfiata da una scrittura muscolare ma senza vera forza. Troppi particolari, eventi che sembrano meccanicamente indirizzati su una strada negativa, eccesso e ripetitività di spiegazioni/ricordi/sottotrame e figure femminili i cui drammi e dolori restano solo sulla carte e mai  colpiscono al cuore. L'autrice offre il meglio di sé quando la storia si fa più intima e i racconti sono brevi (come "Brava ragazza") mentre invece si perde completamente quando il numero di pagine aumenta. I personaggi piuttosto che evolversi involvono, si somigliano tutti e dopo un iniziale interesse non si prova quasi più nulla per loro. Non sembrano nemmeno funzionare i rimandi a concetti alti come la caverna di Platone e la storia narrata e anzi mentre si legge sale un certo fastidio per questo trucchetto fine a se stesso. Un'opera prima ancora acerba che non vale per me i complimenti ricevuti e nemmeno i riferimenti ad autori e autrici più blasonate e da dove sale, non me ne si voglia, un'aria da scrittura accademica di qualità che non si discosta di molto per risultati raggiunti dai tanto deprecati best-sellers o libri di genere.

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