lunedì 28 settembre 2015

Di sera ("Harmlessness" - The World is a Beautiful Place & I am No Longer Afraid to Die)

Esco da una raccolta di racconti davvero bella, "Natasha" di David Bezmogis (col primo racconto, "Tapka",  che mi ha tolto il fiato) ed entro in un romanzo dolorosissimo che avevo letto tempo fa, "Un uomo da niente" di Jim Thompson. Per oggi dopo aver finito "Natasha" avevo altre intenzioni, volevo andare a camminare, cercare una camicia, leggere degli annunci ma la testa non funzionava e non avevo voglia di vedere esseri umani. Fuori l'autunno è decisamente arrivato. Cielo grigio, foglie per terra. Insomma, niente che possa aiutarmi. E sono triste, molto triste. La depressione che non mi lascia ma anche una voglia addosso di far saltare i denti a un sacco di persone. Alla fine mi sono ritrovato sulla tazza del cesso a leggere il romanzo di Thompson. Sono uno che ama leggere al cesso. Ci sono abituato fin da piccolo. Sia perché ho sempre sofferto di problemi intestinali (passo dalla stitichezza a momenti di acuta diarrea) sia perché ho sempre abituato in case di pochi metri quadrati. Nell'appartamento dove sono cresciuto il cesso era il luogo dove potevo nascondermi e stare tranquillo. L'altro posto era la cucina, se mia madre non doveva cucinare. Nel mio primo e unico semestre universitario i miei genitori mi comprarono una scrivania e la piazzarono nella loro camera matrimoniale. Nella stessa posizione che occupava la branda dove dormii fino al 1987, anno di morte di mia nonna e che vide il mio trasferimento in camera con mia sorella, nel letto dove dormiva mia nonna, con quel suo cuscino dove poggio ancora oggi la testa. Mia sorella mi istruì su alcune regole di buona vicinanza: augurio della buona notte e preghiere. Soprattutto una per mia nonna che occuperà uno spazio fondamentale nella sua vita. Mia sorella è rimasta cattolica praticante e a breve si sposerà in chiesa. Ho convissuto con lei per anni. Teneva praticamente quasi sempre accesa la luce della lampada sul comodino fino alle 2 di notte per studiare e leggere. Divenuto adolescente rientravo a casa circondato da un alone di fumo, ubriaco o mezzo fatto e la trovavo alla scrivania a studiare. Una sera ero così ubriaco che mi vomitai addosso mentre ero a letto e poi riempii la vasca di vomito. Seduto alla scrivania che mi avevano regalato io fingevo di studiare mentre invece leggevo e scrivevo poesie, racconti e le prime pagine di quello che sarebbe divenuto il mio primo romanzo. Mia madre mi chiese di portarla in discarica nel 2007 quando ormai aveva capito che non sarebbe servita più a nulla. Dove stava la scrivania fu poi montato il letto che accolse mia madre nei suoi ultimi giorni di vita. Da dov'era stesa poteva vedere fuori dalla finestra, verso le colline, la ferrovia, il suo amato rione. Sotto il materasso della mia brandita mia nonna aveva infilato una medaglia in oro di Sant'Andrea. Doveva proteggermi dalle malattie e dall'inferno. Se non sono ancora morto devo ancora capire se quella medaglia che possiedo ancora abbia davvero esaudito i miei veri desideri.

E sta per uscire:


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