sabato 12 settembre 2015

Di Antonio, di vita di provincia italiana e non + Holly Goddard Jones




Ieri è morto Antonio dopo una lunga malattia. Erano anni che era relegato in un letto. Alcuni mesi fa era morta sua moglie per una leucemia fulminante. Antonio rimarrà per sempre una delle persone fondamentali della mia vita. Di lavoro non si è mai saputo bene cosa facesse: straccivendolo, rigattiere, traffichino, addetto ai traslochi e soprattutto mantenuto. Parcheggiava il suo furgone in uno degli angoli discosti dietro ai palazzi, accanto alla villa abbandonata, e intorno ci ammassava le sue robe: libri, vestiti, cartoni, pattume, cani. Una specie di fortino inespugnabile. Litigava spesso con i vicini. Originario di Valle della Lucania era un tifoso sfegatato del Napoli. Quando il Napoli vinse i due scudetti fece partire dal suo balcone dei fuochi artificiali degni di una festa della Repubblica. Era un po' il nostro idolo, o almeno il mio e di altri marginali, con quei suoi baffi, la sigaretta sempre in bocca e un alone di mistero che lo circondava come un comandante pirata.. Era molto legato alla mia famiglia perché mio padre ogni tanto gli trovava qualche lavoro da sbrigare e anche perché mia madre quando poteva aiutava sua moglie e i suoi figli. Quando fu colpito dal primo ictus perse la possibilità di guidare ma non di fumare e viveva dalla mattina alla sera su una sedia in plastica piazzata o all'imbocco del cortile oppure davanti alla porta d'ingresso del palazzo dove abitavamo. Era impossibile superare la sua guardia. Dovevi per forza rispondere alle sue domande. Eppure, a differenza di molti altri inquilini, io non ci trovavo nessun imbarazzo. Anzi, mi divertiva parlare con lui. Quando presi la patente mi regalò una stecca di Marlboro rosse che non erano Marlboro ma MS. Una volta, verso i vent'anni, mi trovò seduto sui gradini del cortile che piangevo disperato perché la depressione mi stava distruggendo e lui, appoggiandosi al bastone, camminò fino alla sua cantina tornandosene con una bottiglia di vino rosso e del salame. Si fece portare la sua sedia. Erano le 11 di sera di un'estate. E rimanemmo lì a parlare fino alle quattro. Fumammo non so quante sigarette. L'ultima volta che lo vidi era steso a letto, irriconoscibile, ma trovò comunque la forza per gridarmi: "Del Piero è un giocatore di merda".

A proposito di provincia ho trovato questi due libri. Ho letto giudizi altalenanti ma vedremo:


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