lunedì 31 agosto 2015

Un ricordo; Wes Craven e "Le colline hanno gli occhi"; Ed Wood "Splatter"; "Perché Houellebecq non è Saviano (ma è quasi Iggy Pop)" di Adriano Scianca

Quasi vent'anni ricevetti una lettera scritta da un amico, in quella lettera c'era una citazione, fra virgolette, con due iniziali, R. B. Avevo appena combinato una cazzata gigante. Quelle frasi le ho recuperate oggi leggendo questo libro e suonano così. Lui è Robert Brasillach:

"Qualunque stupidaggine faccia un amico, qualunque strada prenda, la fedeltà vuole che lo si sostenga nonostante e contro tutto."

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Ieri è morto Wes Craven. Vidi "Le colline hanno gli occhi" da ragazzino e ricordo il panico della visione ma anche il piacere che mi percorse tutto.

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Sempre rimanendo nel campo del cinema, per Gallucci è appena uscito "Splatter", una raccolta di racconti di Ed Wood. Un grande.

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Il resto sono giornate di fatica. E di abbandono. Di due ore a notte di sonno e di un senso di angoscia che mi spezza lo stomaco. Di persone del cazzo col quale avere a che fare e alle quali sparerei volentieri in testa. Di sindacalisti che seppellirei in fondo al lago. Di legami familiari che non mi dicono nulla. Di diarrea. Di buco del culo che brucia. Di mal di testa da far passare a colpi di pillole. Di dipendenza dall'alcool. Di supermercati. A breve la necessità di trovare un nuovo lavoro. E colloqui. E scuse. E curriculum. E intorno il vuoto. Mi dedico alle camminate. Al fiume. Al lago. Alla mia pianta. Alle letture. Non c'è mai fine allo schifo. La speranza è che dopo la morte non ci sia assolutamente nulla.

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