domenica 23 agosto 2015

"Un posto al mondo" di Wendell Berry (Lindau)


Leggere "Un posto al mondo" e più in generale i libri di Wendell Berry significa precipitare in un mondo fatto di piccole grandi cose, di solidarietà, drammi, cimiteri, fatica vera, campi coltivati, torrenti, fiori, relazioni sincere, vitelli, pecore, negozi malconci, alberghi improbabili, fittavoli, parentele che si intrecciano e si disperdono. Di tempo che scorre senza preoccuparsi a tutti i costi della modernità.

Il passaggio che trascrivo sotto riguarda un ragazzo dato per disperso durante la guerra. Anche mio nonno fu dato per disperso dal '43 e immagino la disperazione che provarono i miei bisnonni e mia nonna quando ricevettero la notizia.

"Attesa
Margaret siede nell'oscurità vicino alla finestra.
Ha sciolto i capelli e li spazzola con lunghi colpi lenti. I capelli scendono scuri sulle spalle della camicia da notte.
Mat è uscito. La casa è buia e silenziosa.
Finisce di spazzolare i capelli e li raccoglie dietro le spalle in una treccia spessa.
Terminata quell'ultima incombenza resta in silenzio seduta ad ascoltare, come captando le voci di grida e pianto dentro il suo corpo. Aspettava questo momento. Sa che sono continuate per tutto il pomeriggio e la sera, ma soltanto ora è abbastanza tranquilla per udirle.
La casa si riempie e trabocca del proprio silenzio.
Posa la spazzola in grembo. Si culla lenta sulla sedia a dondolo. I pattini cigolano e picchiettano leggeri sul pavimento di legno.
Gli occhi ora sono abituati al buio. La camicia da notte, i cuscini sul letto e le facciate bianche degli edifici lungo la strada brillano di una debole, pallida luce.
Resta in attesa nel silenzio della casa, come se, a mezzo mondo di distanza Virgil, ne potesse udire il respiro.
Quell'attesa non le pare tanto strana. Dopo la nascita di Virgil ha atteso di sentirlo piangere. Persino nel sonno, ha atteso di sentirlo risvegliare. Qui, in questa casa, ha atteso il suo ritorno da migliaia di partenze.
È nato dal suo corpo in quest'assenza.
Tenderà l'orecchio a ogni passo, a ogni porta che si apre." (pp. 85-86)


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