domenica 2 agosto 2015

"Respirazione artificiale" di Riccardo Piglia (Sur)


Trascrivo un passaggio tratto da "Respirazione artificiale" di Riccardo Piglia (Sur, traduzione di Gianni Guadalupi). Tommaso Pincio ne ha scritto come di un romanzo "mascherato" e "sull'arte dello scrivere".

"Dunque, oggi ho pensato, che cos'è l'utopia? Il luogo perfetto? Non si tratta di questo. Anzitutto, per me, l'esilio è utopia. Non esiste quel luogo. L'esilio, l'esodo, uno spazio sospeso nel tempo, fra due tempi. Abbiamo i ricordi che ci sono rimasti del paese, e poi immaginiamo come sarà (come diventerà) quando ritorneremo. Questo tempo morto, tra il passato e il futuro, è per me l'utopia. Quindi: l'esilio è utopia. Insieme al vuoto che reca con sé l'esilio, ho avuto un'altra esperienza personale dell'utopia che mi permette di pensare al romanzo che voglio scrivere. L'oro della California: quella marcia febbrile degli avventurieri che avanzavano avidamente verso l'ovest, che cos'era se non una ricerca dell'utopia per eccellenza: l'oro? Metallo utopico, tesoro che si trova, ricchezza che si raccoglie nel letto dei fiumi: utopia alchemica. La sabbia tiepida scorre fra le dita. We shall be rich at once now, with California gold, Sir, cantavano gli uomini sui carri avventurosi della Wells Fargo. So quindi di che si tratta. Ogni notte prima di addormentarmi sento il peso di quell'illusione dorata incollata alla pelle della mia vita. Un segreto personale, nascosto come un delitto. Neppure Lisette lo conosce. Cos'hai lì?, mi ha chiesto. Una fascia di bronzo, ho risposto, che un medico mi ha raccomandato per curare una deviazione della colonna vertebrale. E non mento: per quanti anni ho vissuto chino, piegando la schiena come uno schiavo? Nessuno può sorprendersi ora se per curare gli effetti di quella scomoda posizione cui mi costrinse la storia deve portare una specie di corsetto d'oro massiccio. Solo l'ora cura il ricordo della servitù e del tradimento. D'altro canto in quelle carovane dell'utopia che attraversavano i deserti calcinati del Nuovo Messico ho visto orrori e crimini che non mi sarei mai potuto figurare nei miei incubi. Un uomo tagliò la mano a uno dei suoi amici con il filo di un badile per poter raggiungere per il primo il letto di un fiume dove l'oro, fra l'altro, non si trovava. Quali lezioni ho tratto da quest'altra esperienza da me vissuta nel mondo allucinante dell'utopia? Che nella sua ricerca ogni delitto è possibile. E che potranno raggiungere il regno dolce e felice dell'utopia coloro che (come me) sono stati capaci di trascinarsi attraverso la massima degradazione. Solo nella mentre dei traditori e dei vili, degli uomini come me, possono sorgere i bei sogni che chiamiamo utopie. Così la terza esperienza che offre materia alla mia immaginazione è il tradimento. Il traditore occupa la posizione classica dell'eroe utopico: uomo di nessun luogo, vive fra due lealtà; vive nel doppio senso, nel travestimento. Deve fingere, rimanere nella terra di nessuno della perfidia, sostenuto dai sogni impossibili di un futuro in cui le sue vigliaccherie saranno finalmente ricompensate. Ma in che modo saranno ricompensate in futuro le vigliaccherie del traditore?" (pp. 96-97)

6 commenti:

  1. Risposte
    1. È un romanzo molto bello Andrea. Credo che ti potrebbe piacere.

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    2. Penso anch'io. I libri Sur mi attirano molto.

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    3. Anche "La vita breve" di Onetti, pubblicato da Einaudi, potrebbe piacerti.

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    4. Visto, sì, in libreria. Uno dei miei problemi è che non mi appunto mai i libri, così finisce che spesso mi dimentico e finisco con il prendere altro. Poi ce ne sono alcuni invece che non dimentico, ma sono fuori catalogo, eheh. Vabbè.

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    5. Io me li appunto i titoli dei libri, il problema è che ho vari quadernetti degli appunti e succede che mi si crea confusione oppure che poi al momento opportuno, in libreria o in biblioteca, non ce li ho e mi innervosisco così tanto che finisco per andare in confusione e non ricordarmi di dove sono e del perché ci sto che poi devo uscire e tornare a casa di fretta.

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