sabato 22 agosto 2015

"Il porto delle nebbie", Robert Le Vigan, Updike, Martin Amis, animali


"Il porto delle nebbie" è un gran bel film del 1938 diretto da Marcel Carné e tratto da un altrettanto bel romanzo del 1927 scritto da Pierre Mac Orlan e uscito in Italia per Adelphi. Questo è uno dei tanti film dove recitò nella parte del pittore, Robert Le Vigan, l'uomo che scappò dalla Francia insieme a Céline, Lili e Bébert, nonché uno dei protagonisti di "Nord", capitolo centrale della Trilogia.


Fu, ad esempio, un intenso Gesù Cristo, nel film "Golgota" di Julien Duvivier.


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Nel frattempo ricomincia tutta la manfrina Tsipras di qua e Tsipras di là. E intanto sfoglio Il Manifesto e da qualche tempo a sta parte c'è questo dibattito all'insegna del: C'è vita a sinistra. Dopo averne letti un bel po', compreso l'insignificante articolo di Valentino Parlato, la risposta è: no, non c'è vita a sinistra. Almeno non in questa sinistra. 

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"L’usuraio distruggerà ogni ordine sociale, ogni decenza, ogni bellezza" (Ezra Pound)

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E non vedo l'ora di leggere il nuovo romanzo di Martin Amis, che tanto sta facendo discutere:


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Alcuni giorni fa io e la mia ragazza abbiamo incontrato su una strada di montagna a poca distanza da casa nostra un cinghialino disperso che dopo qualche tentennamento nei nostri confronti si è subito nascosto nella boscaglia. Tempo prima era stata la volta di un paio di daini e le volpi mi capita spesso di vederne. Quando incontro degli animali selvatici sono scosso dal torpore e attraversato da scariche di adrenalina e piacere. Vivere in un bosco, fra le montagne, lontani dai centri abitati è uno dei sogni che abbiamo. Speriamo di riuscirci prima o poi. 

Un articolo di Adriano Scianca a questo proposito qui:

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