mercoledì 19 agosto 2015

"Il gregario" di Paolo Mascheri (Minimum Fax)


"Il gregario", uscito nel 2008 per Minimum Fax, è il romanzo di un carissimo amico, Paolo Mascheri. Sto di merda tutti i giorni, mi sforzo ogni giorno di trovare un motivo per continuare a vivere e non gettarmi da qualche precipizio che facilmente troverei fra le montagne che mi stanno vicino. La depressione mi divora lentamente nella sua durevolezza. Insiste e non mi molla mai anche quando prendo un caffè nel primo bar che incontro per strada. E postare video su Goole Plus o come cazzo si chiama è solo un modo per rendermi ancora più ridicolo. Per amplificare il disagio. L'angoscia. La voglia di morire. Perché intorno alla morte ci giro intorno tutto il giorno. Al senso di fallimento. Di inappetenza. Di disagio. Di voglia di scomparire. Contro questo romanzo mi sono scontrato appena uscì, mi comportai da stronzo perché non ebbi il coraggio di affrontarlo veramente o perché lo avevo affrontato talmente a nudo che ne uscii distrutto o forse perché lo lessi nel periodo sbagliato e mi ci scaraventai addosso proprio perché sembrava che parlasse di me. E parlava di me. Eccome se parlava di uno come me E non ho fatto altro che pensarci durante tutti questi anni. Avevo pure promesso di scriverci sopra una recensione ma non ce l'ho mai fatta a pubblicarla. Ce l'ho in testa la parola gregario. Ce l'ho conficcata nella carne. Nel cuore. Nella testa. Nella voce. Nel fiato. Nelle strette di mano che offro come un servo al lavoro, in casa, ai vicini, ai familiari, ai dottori, a tutti quelli che incontro nella mia vita. Ce l'ho qui, in fondo alla gola, nelle lacrime che non verso mai perché poi tutti mi chiederebbero come sto.

Nelle corse ciclistiche a un certo punto il gregario si stacca dopo aver lavorato un casino per il proprio capitano. 

E ce lo si dimentica.

Dimenticatemi.

"Non riesce a togliersi quella parola dalla testa: radiato. Tuttavia quel verbo francese, quel participio passato tanto definitivo quanto amputato, defunto, andato, morto, non gli fa paura. Radiato.
Se non ha paura è solo perché c'è una parte di lui che si è sempre sentita radiata, tagliata fuori.
Si è sentito radiato quando era un bambino timido che non partecipava ai giochi di gruppo, quando era un adolescente incapace di vivere un'adolescenza come tutti gli altri. E ora non c'è forse in lui la consapevolezza profonda di essere stato, per i suoi anni migliori, fermo al palo, ad aspettare - chi? e che cosa? - sprecando la giovinezza?
Come può pensare di fargli paura, questo collega? Che ne può sapere questo uomo di lui e del suo passato?"  (pag. 83)




- ho in testa solo in testa di scomparire per sempre - 

3 commenti:

  1. la depressione è una brutta compagna di vita non ti fa godere niente della vita che stai vivendo facendotela vedere sempre in bianco e nero nè te ne fa apprezzare il profumo...

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    1. la depressione è molte cose insieme.

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    2. e comunque ti consiglio di leggere questo romanzo.

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