martedì 11 agosto 2015

"Il cacciatore" Giuseppe Lo Presti (Stampa Alternativa); Piattaforma; Annalisa Chirico e Angela Azzaro; Alice Glass; Beaucarnea


Quando ero un bambino e vedevo questo libro in biblioteca o in libreria mi veniva un sacco di paura. Poi un giorno trovai il coraggio di leggerlo e lo trovai veramente bello. Quest'anno Stampa Alternativa l'ha riportato in vita insieme all'inedito "Vittorino testa di bue" con questa copertina:


e trovate maggiori informazioni qui.
Gianfranco Franchi ne ha scritto qui.


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Sono uscito devastato e commosso dalla rilettura di "Piattaforma". Un estratto:

"Assaporai un boccone del mio pollo al pepe verde; in effetti se ne poteva anche ipotizzare una variante coi manghi. Jean-Yves scuoteva la testa, pensieroso. Guardai Valérie: era una buona predatrice, più intelligente e tenace di me; mi aveva scelto per condividere la sua tana. Si può postulare che le società si reggano se non su una volontà comune quantomeno su un consenso - quel consenso che talvolta, nelle democrazie occidentali, i commentatori provvisti di idee politiche molto decise definiscono come fiacco consenso. Io stesso, di indole decisamente debole, non avevo mai fatto nulla per alterare tale consenso; quello che invece mi sembrava meno scontato era il concetto di volontà comune. Secondo Emmanul Kant, la dignità umana consiste nell'accettare di essere soggetti a leggi soltanto nella misura in cui si possa considerare al tempo stesso come legislatori; un'idea così bislacca non mi aveva mai neppure sfiorato la mente. Non soltanto non votavo, ma le elezioni le avevo considerate sempre e soltanto degli eccellenti spettacoli teletrasmessi - nei quali, peraltro, i miei attori preferiti erano proprio i politologi: Jérome Jaffré, in particolare, mi mandava in estasi. Quello della politica mi sembrava un mestiere difficile, molto tecnico e logorante - cui ero ben felice di delegare tutti i miei diritti. In gioventù avevo conosciuto dei militanti, gente che riteneva necessario far evolvere la società in questa o in quella direzione; per loro non avevo provato mai né simpatia né stima. Anzi, pian piano avevo imparato a diffidarne: quel loro modo di interessarsi a cause universali, di considerare la società come se ne fossero una porzione fondamentale, ai miei occhi aveva qualcosa di losco. Per parte mia cos'avevo da rimproverare all'Occidente? Ben poco, anche se comunque non provavo nessun tipo di attaccamento nei suoi confronti (e facevo sempre più fatica a capire come si potesse provare attaccamento per un'idea, per una nazione, e in genere per qualsiasi cosa che non fosse un individuo). In Occidente la vita era cara, e faceva freddo; la prostituzione era di pessima qualità. Fumare nei locali pubblici era diventato difficile, così com'era quasi impossibile rifornirsi sia di farmaci sia di droghe; si lavorava troppo, c'erano troppe automobili e troppo rumore, e di notte le strade erano sempre più pericolose. Insomma, la vita in Occidente era piena di inconvenienti. Con un improvviso senso di sgomento mi resi conto che vedevo la società in cui avevo vissuto fino a quel momento come una specie di habitat selvaggio, qualcosa tra la giungla e la savana, alle cui leggi avrei dovuto adattarmi. L'idea che fossi parte di quell'habitat non mi aveva mai neppure sfiorato; la mia era come un'atrofia, un'assenza. Era difficile credere che una società popolata da individui del mio genere potesse sopravvivere a lungo; io invece potevo sopravvivere grazie a una donna, una donna da amare e rendere felice." (pp. 268-269)


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Due articoli:




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Alice Glass con un singolo. Il suo sito: http://www.alice-glass.com

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Per vincere la depressione mi occupo di una pianta:



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