sabato 4 luglio 2015

La normalità dei giorni, "If I can't be my own, I'd feel better dead "


Ci sono periodi in cui la mia vita di merda diventa ancora più di merda. Questo è uno di quei periodi. Quando i disastri si accumulano uno sopra, dietro, affianco all'altro. La mattina o la notte quando mi sveglio scosso dagli incubi o dalla sveglia alle 4 e 50 mi chiedo perché continuare a credere nella possibilità di un cambiamento. Perché non cambierà mai un cazzo, al massimo arriveranno brevi periodi di tregua da usare per leccarsi le ferite e prepararsi a nuovi e ancora peggiori disastri che mi troveranno impreparato e sempre più disilluso.
Le persone si tuffano nel lago, escono la sera, partono per le vacanze, io resto in casa stanco morto, seppellito sotto un cumulo di preoccupazioni a bere birra e vino bianco, guardare il Tour de France, correggere, senza molta dedizione, le pagine che ho scritto, discutere di malattie, tumori, sindacati inutili, veganesimo, suicidio assistito, esistenza di dio, racconti di D.F.W, canzoni degli Alice in Chains.



Seduto in una sala d'aspetto di un Pronto Soccorso rileggo questo libro:


così fuori moda, fuori dal tempo, come fuori dal tempo eppure così belli gli interventi inseriti prima del libro vero e proprio: "Sul nazionalismo" ("L'Europe contre le patries, 1931, "Préambule", (brani)), "Sull'Europa Occidentale e sull'Europa Orientale" ("L'Europe contre le patries, 1931, "Les jeunes patries", (brani)) e "Sulla sovranità europea".

Le sale d'aspetto di Pronto Soccorso e più in generale degli ospedali sono tutte uguali ma anche tutte così dannatamente diverse fra loro.
Sono almeno una ventina gli ospedali che mi ricordo.
Attese, ricoveri, operazioni, morti, nascite.

Semplicemente sono stanco e tutte le stagioni dell'anno sono crudeli.
L'estate ha smesso da tempo di offrirmi vie d'uscita dalla sofferenza.
E' la vita stessa ad essere crudele.

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