venerdì 24 luglio 2015

"Fine missione" di Phil Klay (Einaudi)


Scriverò due righe migliori più avanti dei racconti di "Fine missione" di Phil Klay (Einaudi, traduzione della sempre incredibile Silvia Pareschi) perché quando si parla di guerra io non posso fare a meno di pensare al mio nonno materno che combatté durante la Prima Guerra Mondiale e lavorò durante la Seconda Guerra nella Germania nazista vivendone il crollo e al mio nonno paterno che combatté nei Balcani e poi diventò partigiano. Questi racconti son veramente belli.

Un estratto dal racconto "Dopo l'azione":

"Qualcuno ha detto che la guerra è fatta al novantanove per cento di noia pura e all'uno per cento di terrore assoluto. Chi lo ha detto non era nella MP in in Iraq. Sulla strada avevo sempre paura. Forse non provavo un terrore assoluto. Quello lo si prova quando esplodo uno IED. Piuttosto una specie di terrore a bassa intensità che si mescola alla noia. Perciò il cinquanta per cento è noia e il quarantanove per cento  terrore normale, cioè la sensazione generale che potresti morire in ogni istante e che tutti gli abitanti di questo paese vogliono ammazzarti. Poi, naturalmente, c'è l'uno per cento di terrore assoluto, quando il cuore batte a mille, la visuale si restringe, la mani sbiancano e il corpo ronza. Non riesci a pensare. Sei solo un animale che fa quello che è stato addestrato a fare. E poi torni al terrore normale, torni a essere un uomo e torni a pensare." (pag. 36)

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