venerdì 12 giugno 2015

"Scarti" di Jonathan Miles (Minimum Fax)



Che bello incontrare romanzi come "Scarti" di Jonathan Miles (Minimum Fax, traduzione di Assunta Martinese) che ti scavano dentro, che ti isolano dal mondo, con personaggi che ti si incollano dentro, con uno stile condito da frasi lunghissime che ti si avvolgono attorno al cuore. Si parla di rifiuti, di squatter, di speranze, di Alzheimer, di truffe, di carceri, di banjo, di gravidanze, di scelte, di amicizie, di 11 settembre, di isolamento, di sconfitte, di morte, di quello che ho dentro, della mia sofferenza, delle mie paure, delle mie angosce, della mia voglia di andarmene e salutare tutto e tutti e vivere lontano da questa civiltà. Di quello che siamo e siamo solo rifiuti. Solo scarti.  Solo pezzi di merda. Ma anche raggi di sole. Possibilità apparentemente folli. Ieri al lago ero così concentrato nella lettura che non mi sono nemmeno accorto del tempo che trascorreva. Quasi 600 pagine che ho già voglia di rileggere. Ci guardavano ieri al lago i bambini, le coppiette, i cani, i fantasmi. Io che leggevo "Scarti" e la mia ragazza che leggeva Mishima. 
Questo è un romanzo che mi resterà incollato addosso per tantissimo tempo.
E che bello quando questa cosa accade.


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