giovedì 4 giugno 2015

Alcuni passaggi del libro di Rapisarda


Per una recensione del libro di Antonio Rapisarda rimando all'articolo di Michele De Feudis ma anche quello di Fabrizio d'Esposito uscito su Il Fatto Quotidiano. L'ho trovato un libro interessante e pieno di spunti di riflessione, si fa riferimento a testi che conosco e siti che frequento (Il Talebano, L'Intelelttuale Dissidente, etc) ma mentre lo rileggevo assistevo all'esito delle elezioni e non mi convince il fatto che la Lega abbia vinto. Di sicuro ha vinto l'astensione (e da astensionista ci trovo motivi di sorrisi anche se so bene che il mio astensionismo mi avvicina a pochissimi di questi astensionisti), di certo la Lega si è diffusa a macchia di leopardo ma non ha poi avuto questo effetto valanga. Di sicuro l'effetto valanga è nel blablabla giornalistico, eccetera, eccetera. Ed è forse questo il difetto più grande di questo libro, di essere forse fin troppo espressione dell'ennesimo blablabla contemporaneo. Come il mio insomma. 

Trascrivo le parti con le orecchiette:

"Salvini si inserisce in questa tradizione leghista a suo modo - continua Scianca, responsabile culturale di Casa Pound -, nel fare questo ha un messaggio centrato. Salvini poi non ha mai chiesto mezza abiura, non ha mai fatto alcun tipo di richiesta, non ci ha mai chiesto di chiedere scusa, non ha mai chiesta lui scusa per cose di cui non ha nessuna colpa ma che gli vengono imputate. Nel suo essere post-ideologico è un interlocutore più facile per noi, rispetto a quelli che magari gli parli di Evola, e sanno di che stai parlando, però hanno accumulato per tanti motivi una serie di derive ideologiche, di atteggiamenti, di errori che hanno un loro peso. Per cui con altri c'è un bagaglio, una storia seppur apparentemente più vicina alla nostra, che finisce per essere un ostacolo. Con Salvini è più facile perché non ha questo bagaglio e per questo forse è una persona più libera." (pag. 68)

"Marine Le Pen rispose tacciando l'ex leader della sinistra italiana (Massimo D'Alema) di non sapere più interloquire col "basso": "Sa qual è la differenza tra di noi? Quella tra chi difende chi ha possibilità di andare per il week-end tra Francia e Germania e io che difendo chi, a causa della vostra politica, non può farlo". Da un parte abbiamo il discorso dall'altra il linguaggio; con il primo che resta intellegibile a una porzione sempre più ristretta di privilegiati mentre il secondo viene percepito, trasversalmente, dal grosso dell'opinione pubblica. "Lì si scaglian fiere le asserzioni di Marine - spiega ancora Bovalino - che si batte con una tattica ben precisa. La vera rivoluzione è linguistica oltre che culturale: chiamare le cose con il proprio nome. Il segreto dell'avanzamento inarrestabile del Front National è forse la capacità di misurarsi con la crisi evitando di sublimare le necessarie prese di posizione in teorie e architetture linguistiche evanescenti". (pag. 80)

"Per far capire che i russi non scherzano Savoini mostra un'immagine. Apre l'agenda dell'ambasciata russa in Italia, in pagina vi sono le foto ufficiali in cui è immortalato l'incontro di Putin con Renzi e Napolitano. Il terzo scatto, l'unico informale, è proprio quello con Salvini. "Ormai è entrato nel novero di chi ha contatti con uno dei più grandi del mondo". Non solo legittimi interessi economici però. Dalla Russia arriva anche un riferimento ponte: l'eurasiatico, "che fa poi rima con l'ortodossia: questi due grandi filoni culturali che nemmeno il bolscevismo ateo e distruttivo delle tradizioni religiose  è riuscito ad abbattere. C'è stata una rinascita delle religiosità in quei luoghi, la gente riempie le chiese per istinto del sacro non per visitarle come musei". Tutto questo fa il paio con l'idea della Terza Roma, come diceva Dostojevski, con la destra dei valori incarnata dalla Russia. "Loro sentono vivace e vivo proprio adesso questo richiamo - ricorda Savoini -, nel momento in cui hanno un'Europa - che hanno sempre amato e apprezzato - che improvvisamente vedono come un a partner traditrice che gli volta le spalle, allora loro si chiudono e cercano di rafforzare il sentimento loro dicendo "siamo noi il faro nuovo che potrebbe impedire il crollo di una civiltà millenaria come quella europea". La storia non è finita, secondo i legisti vicini a Mosca. Forse si è "spostata". Ad Est." (pag. 132)

"La considerano pesantemente sotto attacco. E loro sono pronti a difenderla. La famiglia "tradizionale, denunciano, è asserita da ogni lato: con le leggi che "liberalizzano" il matrimonio omosessuale tendendo a stravolgere il suo impianto, con le "teorie" sul genere, con l'avanzare del post-umano. Su questi temi la generazione nero-verde ha trovato una trincea dalla quale combattere contro la deriva materialista e burocratica che tende a destrutturare la cellula da cui la Storia ha preso verso. Ugo Maria Tassinari traccia così le coordinate geografiche su un tema di lotta sempre più internazionale: "Oltre la geopolitica vi è il sistema dei valori, in cui in mezzo non vi é tanto una questione religiosa; perché i pagani ad esempio non sono omofonici in quanto hanno un rapporto panico con la natura e la sessualità. È chiaro, invece, che il discorso della difesa della famiglia tradizionale è un baluardo che unisce l'Italia, la Francia e Mosca che è il grande riferimento di questa battaglia internazionale. E diventa ancora più chiaro il fatto che questo tema è fondamentale quando il pagano grecista Dominique Venner si suicida all'interno della cattedrale di Notre-Dame, riconoscendo il ruolo storico che il cattolicesimo ha avuto nella nascita dell'anima nazionale francese". Se il continuum destra-sinistra ha smarrito, via via, il profilo di divaricazione sull'asse economico e strettamente politico, è sui valori versus diritti (e tutto ciò che questi comportano come costo sociale) che si innesta la nuova frattura. Proprio il gesto di Dominique Venner - l'intellettuale e militante francese che si è immolato il 21 maggio 2013 - non si può ridurre a semplice opposizione al matrimonio omosessuale ma si innesta come atto supremo di affermazione e di insurrezione. Alain de Benoist, amico e sodale di Venner nel Grece, replica così non a caso ai primi commenti sull'atto compiuto a Notre-Dame:" Si avrebbe torto non vedendo in questa morte volontaria ben oltre il contesto angusto dei dibattiti sul "matrimonio per tutti". Da anni, Dominique Venenr non sopportava più di vedere l'Europa fuori dalla storia, vuota d'energia, dimentica di sé. Diceva spesso che l'Europa è "in letargo". Ha voluto svegliarla, come Jan Palach, in effetti o, in un altro periodo, Alain Escoffier". Un gesto che animerà di ulteriore linfa  la protesta di tanti militanti che parteciperanno a "Manif pours tous", l'organizzazione che ha dato il via alla più grande contestazione conservatrice che la Francia ricordi, ribattezzato non a caso il '68 della destra francese." (pp. 195-196)

Nessun commento:

Posta un commento