mercoledì 11 marzo 2015

Roseland

Mi curo con la letteratura e poco altro.

Roseland è una medicina che accompagnata con del buon vino mi fa dimenticare che là fuori c'è una vita da vivere anche domani.

Una vita che non fa per me. Che non mi interessa. Che sopporto e che continuo a sopportare.

Molly Antopol coi suoi straordinari racconti mi ha buttato così tanto a terra che uscire per spostare la macchina è stata una vera tortura. 

Ho sognato kibbutz lontani dove non potrò mai vivere.

Ma ascoltare i suoni emessi dagli altri esseri umani mi dà la nausea.
Quando parlano io mi sento male.

La notte che volge all'alba, invece, quando gli uccelli cantano, si esibiscono, si rincorrono di ramo in ramo, si tacciono quando mi avvicino, mi fa sentire felice. Starei ad ascoltare il loro concerto per ore. 

Così come adoro le figure di uomini e donne e cani che silenziosi camminano veloci, pensierosi, stanchi, tremanti sulla strada, avvolti nelle ombre delle loro esistenze. Dentro e fuori angoli di mistero che stimolano la fantasia proprio perché rimarranno sempre zone celate all'incontro.

Fuori dalla finestra l'incombere della primavera.

La depressione.
La voglia di morire.
L'assoluta indifferenza ai progetti.
Le parole.
Troppe.
Sempre sprecate.
Con questo retrogusto di già sentito, di già pronunciato, di già letto, di già pensato, di già immaginato, di già criticato, smontato, riciclato.




2 commenti:

  1. Il 20 marzo sarà primavera, ma ci sarà anche l'eclissi di sole... dovrai accontentarti, dura poco ;)

    RispondiElimina