lunedì 2 marzo 2015

"Robert Brasillach" di Giorgio Almirante (Ciarrapico Editore)


Questo libro risale al 1979.
L'anno in cui sono nato.
Un tempo l'avevo e poi lo persi.
Me l'hanno rispedito in questi giorni e la sua bellezza sta, non solo, nel profumo che lo accompagna, profumo  di scantinato, muffa, libreria dell'usato, dimenticanza. Profumo che invita ad aprirlo e cominciare a leggerlo.






"Se ne avessi avuto il tempo, avrei scritto, senza dubbio, sotto questo titolo il racconto dei giorni che ho vissuto nella cella dei condannati a morte di Fresnes. Si dice che la morte, come il sole , non possa guardarsi in faccia. Tuttavia ho tentato. Non ho nulla in me di stoico, ed è duro sottrarsi a ciò che si ama. Ma io ho tentato pure di non lasciare, a quelli che mi vedono o che pensano a me, una immagine indegna. I giorni, soprattutto gli ultimi, sono stati pieni e fecondi. Non avevo più molte illusioni, soprattutto dopo il giorno in cui ho saputo che il mio ricorso in Cassazione era stato respinto, cosa già ampiamente prevista. Ho terminato il modesto lavoro su Andrea Chénier che avevo iniziato, ho scritto ancora qualche poesia. Ho passato una sola brutta notte e il mattino vegliavo ancora. Ma tutte le altre notti ho dormito molto tranquillamente. Le ultime tre sere ho riletto il dramma della Passione, ogni sera tutti e quattro gli evangelisti. Ho pregato molto e so bene che è stata la preghiera a portarmi un sonno calmo. Il mattino il prete è venuto con la comunione. Pensavo con dolcezza a tutti quelli che amavo e tutti quelli che avevo conosciuto nella mia vita, e pensavo con dolore al loro dolore. Ma mi sono sforzato il più possibile di accettare." ("La morte in faccia", tratto da "I Poemi di Fresnes" di Robert Brasillach, Edizioni Settimo Sigillo)





Nessun commento:

Posta un commento