giovedì 26 marzo 2015

Ex-Otago e Patrizia


Per me Patrizia é Pat.

Ma Patrizia sono anche altre due Patrizia.

La prima Patrizia abitava nel palazzo accanto a quello dove sono cresciuto. E' nata sul finire degli anni '60. Me la ricordo che faceva l'animatrice all'oratorio femminile, forse era anche dell'Azione Cattolica. Di sicuro mia sorella e Marida mi dicevano che lei e altre due ragazze le portavano all'oratorio domenicale e festivo. Patrizia indossava già allora tacchi alti come sua madre infermiera e in cortile avevamo tutti paura di lei. Avevamo paura anche di sua madre e del padre che lavorava in comune. La finestra del loro bagno si affacciava proprio sullo spiazzo trasformato in prigione quando giocavamo alla guerra. Non ho mai visto Patrizia senza tacchi alti, se non d'estate quando portava dei sandali che comunque un po' di tacco ce l'avevano sempre. Qualche tempo fa ci siamo incontrati nei parcheggi del cortile e mi ha detto "Da piccolo eri un mostriciattolo, pallido, sempre malato, che si nascondeva ovunque." Le stavo per rispondere male ma mi sono fermato quando ho ricordato lo strano mondo che era il nostro cortile, un mondo dai confini vaporosi dove io, lei e tanti altri bambine  bambini siamo cresciuti e allora ho sorriso e lei ha sorriso con me. Non ha mai smesso di impegnarsi nella vita parrocchiale. Forse fa anche la catechista. Ricordi di paese. Splendidi.

E poi c'è la seconda Patrizia.

Lavorammo per anni nella stessa cooperativa sociale. Prima ci conoscevamo molto di vista. Lei è del '77, io del '79. Era rimasta incinta alle medie. Da quel momento una vita difficile, fatta di soprusi, pestaggi, cazzate varie. Quando ci ritrovammo in cooperativa sia io che lei non stavamo proprio messi bene. Si ricordava di mia sorella. Col trascorrere dei mesi finì che entrammo in confidenza e io e un altro mio collega cercammo in tutti i modi di aiutarla nel suo percorso di emancipazione. Purtroppo non ci riuscimmo. Le cause sono tante e non è questo il luogo per parlarne. Un giorno venne al lavoro col collo violaceo e gonfio come un ananas per le botte rimediate che mi venne da piangere. Ricordo anche che quando qualcuno la vide in paese conciata in quel modo disse che se le era meritate quelle botte. Ancora oggi, se mi vede, si ferma e mi parla della sua vita, dei suoi figli, dei sotterfugi continui per mantenerli. Sei piena di vergogna Patrizia quando mi parli e non ne avresti ragione. Tante tue fughe le capisco perfettamente. Poi, due anni fa, ho visto tuo figlio, in cooperativa. Era un ragazzo semplice, serio, preciso. Lo sguardo era triste ma nessuno si lamentava di lui. Insomma.


C'è una terza Patrizia. Una cagnetta che forse un giorno io e la mia compagna prenderemo. 
Ma questa la capisce solo Pat.

6 commenti:

  1. Per me Patrizia è Patty con la Y, con la I si confonderebbe con il comune. Lontane, ma ci vogliamo sempre bene, riesce a capire il mio umore solo dal "pronto" :)

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    1. Grazie per questa condivisione. Anche Pat è una persona straordinaria.

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  2. Che ridere, mai sentito questo pezzo...conoscevo Oh Patti! degli Scritti Politti.
    Di Patrizia ho sempre odiato la zeta. Troppo violenta.
    Una canetta di nome Pat sarebbe un incanto.

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    1. ;)
      scritti politti, eh, ma sei proprio inglese!
      :)

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