lunedì 9 marzo 2015

Capra - Sopra la panca




Il prossimo 14 aprile esce il disco solista di Capra dei Gazebo Penguins "Sopra la panca" lo potete preordinare in cd qui e in vinile qui. Pierre Menard è il primo singolo, sfacciatamente intellettuale bordata sonica, di cui riporto la nota di Capra:

"C’è un libro di J.L. Borges che si chiama Finzioni. E in questo libro c’è un racconto che si chiama "Pierre Menard, autore del Chiosciotte". 
Pierre Menard sarebbe uno scrittore di inizio novecento che, al di là di tanti racconti e saggi e rapporti epistolari, aveva ideato un'unica, grande, incompiuta opera: riscrivere il Don Chisciotte di Cervantes.
L’impresa di Menard non era però quella di riscrivere un altro Chisciotte, un Hidalgo moderno ambientato tre secoli dopo l’originale: no; l’impresa di Menard era riscrivere IL Chisciotte. Ma senza copiarlo. Riscrivere il Chisciotte facendo in modo che le medesime pagine coincidessero parola per parola e riga per riga con quelle di Cervantes. Un lavoro instancabile, durato anni, e che alla fine avrebbe come estuario alcune pagine... identiche a quelle originali.
Borges spiega: “Il metodo che immaginò da principio, era relativamente semplice. Conoscere bene lo spagnolo, recuperare la fede cattolica, guerreggiare contro i mori o contro il turco, dimenticare la storia d’Europa tra il 1602 e il 1918, essere Miguel de Cervantes. […] ma lo scartò. Essere nel secolo XX un romanziere del secolo XVII gli parve simulazione. Essere in qualche modo Cervantes, e giungere così al Chiosciotte, gli parve meno arduo – dunque meno interessante – che restare Pierre Menard e giungere al Chisciotte attraverso le esperienze di Pierre Menard.”
Di questa riscrittura del Chisciotte furono portati a compimento soltanto i capitoli IX e XXXVIII della prima parte, e un frammento del capitolo XXII della seconda parte.
Comunque sufficienti per convincere Borges, dopo attenti raffronti tra i due testi (identici) nei passaggi più cruciali, ad attribuire un’inequivocabile superiorità e novità letteraria al Chisciotte di Menard."







"Un'isola, cioè la più perfetta immagine che l'uomo abbia potuto formare della sua felicità: perché la felicità è, innanzitutto una rottura, un isolamento da tutte le banalità giornaliere, e forma una sorta di scoglio un po' mostruoso ma abitabile. La vita di un uomo al quale più volte il destino permise di gustare la felicità, non è altro che una successione di isole. Ad un tratto, dopo aver nuotato a lungo, ecco che egli approda ad una di esse, e vi abita, e vi sorride, e vi mangia: a volte per un'ora, a volte per dieci giorni. Egli sa, mentre rimane sull'isola, che un giorno dovrà lasciarla: ma il bello dell'isola non è forse di essere uno scandalo e qualcosa di insolito?" (Robert Brasillach, "La ruota del tempo")




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