giovedì 5 febbraio 2015

Suor Ambrogina

Suor Ambrogina è una delle ultime suore rimaste nell'asilo parrocchiale del mio paese da dove io, mia sorella e quasi la totalità degli abitanti siamo passati. Un tempo le suore si occupavano direttamente dell'insegnamento, della catechesi e della gestione dell'oratorio femminile. Ora invece si limitano a gestire fisicamente la struttura, nessuna di loro insegna e l'oratorio femminile è confluito in quello maschile. Suor Ambrogina è una suora alta un metro e quaranta, originaria della Puglia, che voleva tanto bene a mia madre. Si erano conosciute poco prima che la suora si sottoponesse a un'operazione al menisco nello stesso ospedale dove mia madre era stata operata un paio d'anni prima. Non aveva nessuno che l'accompagnasse e allora per aiutarla si fecero avanti i miei genitori. La portarono alle visite, la seguirono durante il ricovero e l'operazione, accompagnarono da lei le altre suore, le telefonarono, la fecero sentire meno sola. Il giorno che mia madre morì la madre superiora le impedì di fare visita privatamente alla mia famiglia. Le ragioni stavano nella regola dell'obbedienza. Venne comunque la sera del giorno seguente, insieme al parroco e soffocò le lacrime nel petto di mia sorella. Quando ci incontriamo e intorno ci sono altre persone lei si mette subito a parlare di mia madre e le si gonfiano ancora gli occhi di dolore. Suor Ambrogina alleva uccellini in gabbia. Quando si entra in asilo li si sente cantare e frullare le ali. Un tempo nella mia casa vivevano canarini e pappagalli. Io ci parlavo, confidavo loro segreti. Mi sentivo meno solo in quella casa. Poi mia madre disse "Basta". In cantina ci sono ancora le gabbie. Le sbarre arrugginite, se ci si appoggia il naso, profumano delle mani di mia madre.



Una  nota conclusiva: oggi in paese c'è anche un asilo comunale purtroppo collocato in una scuola di una frazione lontana dal centro. C'è il servizio bus, ovviamente, ma così isolato l'asilo è come se non esistesse. É frequentato per lo più dai figli di immigrati e di chi non ha i soldi per pagare la retta dell'asilo parrocchiale che aumenta ogni anno. Nell'asilo parrocchiale è stato aperto anche un nido la cui retta non è delle più basse. Tanti anni fa mio padre si batté insieme a mia madre e ad altri genitori per l'apertura di un asilo nido comunale in paese. Non se ne fece nulla per l'opposizione di cattolici, bigotti, stupidi. La risposta dell'allora sindaco a mio padre fu "I figli li possono curare i nonni". Penso alla mia situazione e a quella di mia sorella e del suo futuro marito. Nel caso avessimo un figlio nessuno di noi quattro avrebbe la possibilità di lasciarlo alle cure di un parente perché o abitano lontanissimi o sono impossibilitati a farlo vista la loro età. Non potremmo nemmeno rinunciare a uno dei due stipendi altrimenti non avremmo da mangiare. Il discorso è complesso e non si riduce solo a strutture mancanti ma contempla anche una riflessione più generale su questo cazzo di mondo  dove viviamo, sulla disgregazione delle comunità, sul fatto che se si parla di questi argomenti si finisce sempre per essere tacciati di conservatorismo, eccetera eccetera ma lasciamo stare.....

2 commenti:

  1. Mi regalarono un cardellino... mio padre disse che era nato in gabbia e se lo avessimo liberato sarebbe morto in giornata. "Prenditene cura" disse. Ogni tanto lo facevo svolazzare in casa, quando eravamo soli e nelle belle giornate lo lasciavo in balcone. Un pomeriggio lo trovai appiccicato al muro, impallinato. Qualcuno, da un palazzo lo usò come bersaglio. La prevalenza del cretino si estende massicciamente ovunque! Il discorso è complesso ed elementare allo stesso tempo.

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    1. Noi avevamo canarini e pappagalli. Uno in particolare, Piccolo, che sapeva parlare. Lo lasciavamo libero. E stato parte integrante della mia adolescenza. Quando la mattina ci svegliamo lui segnalava la sua presenza e lo accarezzavamo. Io lo so che sono in una gabbia, lo so perfettamente, ma tante persone sole trovano una ragione di vita in quella compagnia.

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