lunedì 9 febbraio 2015

Le bocce

Nel giardino dell'albergo dei miei nonni c'erano due viali delle bocce. Io li ho visti solo in foto perché alla fine degli anni '60 lasciarono posto all'ampliamento del salone per ospitare matrimoni e banchetti. Mio nonno era molto bravo a giocare alle bocce ma non ho nessun ricordo legato a lui mentre ci gioca. Il miglior giocatore di bocce della famiglia era mio zio Antonio e dopo la sua morte mio padre e mio zio Claudio persero la voglia di giocare. Fino alla prima adolescenza ho accompagnato spesso mio padre in un'osteria del paese accanto al mio dove lui si fermava per qualche ora a giocare e bere birra e io mi divertivo tantissimo. Ricordo la cornice di platani giganteschi, le panchine in granito, i segnapunti in gesso, le due altalene, la fontana da cui scaturiva acqua ghiacciata che mi perforava i denti, i due cani lasciati liberi che volevano sempre giocare, il profumo di alborelle fritte che usciva dalla cucina,  la Gazzetta da leggere liberamente. Mio padre giocava a bocce per divertimento, per rilassarsi, per passare del tempo con colleghi, conoscenti, sconosciuti. Quando andavamo in vacanza a Pesaro capitava che lui ci lasciasse in spiaggia per andare a giocare in una bocciofila dell'oratorio dove aveva stretto amicizia col parroco e alcuni abitanti del quartiere. Anche i parenti di mia madre giocavano a bocce e saperci giocare aveva permesso a mio padre di farsi strada con facilità in quella famiglia. Ricordo il marito di una cugina di mia madre che discuteva di bocce con la stessa intensità di come si discute di calcio e politica. Un mondo che sta scomparendo. Al tramonto. Dimenticato. Un mondo fatto di tornei, classifiche, concentrazione, condivisione. Anche di scommesse. Di calici di vino e polenta e bianchini. Di pubblico a pochi centimetri da chi sta giocando. Avrei voluto imparare a giocare alle bocce ma c'è sempre stato qualcosa a frenarmi. Non so cosa. Forse la competizione. Forse l'essere osservato. Forse perché ho le mani che mi tremano. Mi manca l'atmosfera di quei campi. Mi mancano i viali dove ho passato momenti bellissimi che non torneranno mai più. Un'altra osteria dove ho visto giocare i parenti di mia madre giace in uno stato di abbandono. Capita che quando giro in macchina con mio padre e passiamo davanti a qualche bar o ristorante lui dice "Un tempo lì c'era un viale di bocce" e gli si riempiono gli occhi di lacrime.

Sulla Rsi ieri c'era un bel documentario "Bocce Ticino e Fantasia".

8 commenti:

  1. Le bocce per me sono legate indissolubilmente al mare. Abbiamo delle bocce lignee che ci seguono dall'infanzia e con cui anche la scorsa estate abbiamo fatto qualche partita tra amici, sulla spiaggia. Le bocce erano, soprattutto, quando eravamo piccoli, la pineta vicino casa e gli "anziani" che ci giocavano: Lo scuro, il Bientinese, e altri soprannomi che non ricordo. C'era quello bravo a "bocciare" e quello che sapeva piazzare la boccia, e quando non si dormiva, da piccoli, andavamo in questa pineta dall'altra parte della strada a vedere giocare a bocce e a rincorrerci o fare due tiri a pallone. Adesso la pineta è ridotta a meno di un terzo; ha lasciato spazio a un sottopassaggio. In quella pineta ci facevano anche la Festa dell'Avanti, a luglio. E niente. Bocce.

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    1. Io ci ho provato a giocare ma tutte le volte che ci ho giocato sono stato demolito moralmente dai miei parenti. Ti parlo di quando ero un ragazzino. Sono persone che non hanno mai avuto molta pazienza. Per niente. Ho sempre preferito fare da spettatore. Se penso alle bocce a me invece ritorna nelle narici il profumo delle alborelle fritte. A tonnellate. Poi scomparse. C'era un signore che aveva combattuto in Grecia con mio nonno che fino alla fine degli anni '90 e che giocava benissimo alle bocce che quando passava dai viali ci regalava sempre sacchi interi di pesciolini. Mio padre li portava a casa da mia madre che si lamentava perché poi il nostro piccolissimo appartamento avrebbe puzzato di fritto per giorni. Però poi ci si metteva e li cucinava. Bocce e alborelle fritte per me.

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  2. Le bocce (magari, attirato da questo titolo verrà qualche ragazzino che cerca altre bocce, e scopriraà un mondo passato, bello questo passaggio equivoco...), le bocce, anche io da ragazzino ci ho giocato. Esse fanno sicuramente parte di un mondo di ieri, come la spuma per il bocia (per il bambino), il gioco della morra, le more e le bionde ;)

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    1. ;) da noi vengono chiamate i bocc (alla francese) sia il seno che le bocce....e la spuma...fantastica la spuma...pensa che qui in svizzera c'è stato il riscoprire della gazzosa. un mondo che comunque va scomparendo...un gran peccato.

      bocia...con la ragazza veneta che ho...eh eh eh eh

      vocia

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  3. Io l'esistenza delle bocce l'ho scoperta tardi, il gruppo di mio nonno o discutevano di politica o giocavano a carte, ma per una ragazzina era meraviglioso e poi c'era il biliardo, sempre bocce comunque, bei ricordi, mi hai risvegliato la nostalgia, non ci gioco più da anni, a stecca ovviamente. La gazzosa invece, come direbbero oggi, è un must per me. Ogni tanto faccio le scorte di quella al caffè...

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    1. mai provata la gazzosa al caffè...com'è?

      mio nonno discutevano tantissimo di politica essendo stato un partigiano nei Balcani. con tanto di medaglia. e proprio l'uomo che cucinava le alborelle aveva combattuto insieme a lui.

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    2. Per me buonissima, dipende dalle marche. Bevanda estiva ovviamente!

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    3. allora proverò a cercarla.

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