mercoledì 11 febbraio 2015

Appunti del mercoledì

Adoro Daniel Johnston. Nel fine settimana ho infilato in macchina il disco di cover a lui dedicato e niente, su alcuni pezzi mi si è fermato il cuore.


(nella versione originale le sue canzoni sono ancora più belle e strazianti)



- Di questi tempi moriva Silvia Plath.

- Si piange per le sconfitte calcistiche, per le foibe, si piange per le star suicide, si piange per i cagnolini torturati ma per alcuni piangere per gli immigrati morti in mare non si può. Che poi il pianto serve a poco. Magari solo a farci sentire con la coscienza in pace quando torniamo a farci i cazzi nostri. 

- Spargo volentieri maledizioni eterne sulle persone di sinistra simili a una mia cugina settantenne. Figlia di operai, sessantottina, sempre a sinistra, sempre con gli extraparlamentari, pacifista a corrente alternata, antirazzista, con addosso capi costosi bioindhianitibetaninewoyerchesi, con la pala eolica in testa e il pannello solare al posto della lingua. Una di quelle illuminate dallo yoga che quando ci parli insieme ti dicono: "Guarda che io non sono razzista però insomma...". Che poi è il genere di essere umano che si confonde in ogni schieramento/settore/classe sociale e che prolifera, che germina. Mia cugina ricorda le persone descritte da Tova Reich nel suo splendido "Il mio Olocausto":

"Il roshi Mickey Fisher fece vibrare una corda della chitarra per riportarli alla concentrazione. - Sapete, miei bellissimi amici, - attaccò di nuovo, come un antico cantastorie intorno a un fuoco, - voglio dirvi qualcosa di molto, molto profondo. Siamo in un campo di concentramento. Un campo di concentramento vi fa il dono della concentrazione, quindi, miei santi, santi amici, concentrate i vostri chakra per capire, questa è la cosa più profonda. C'è così tanta fame nel mondo: fame di dharma, fame di illuminazione, fame di satori, fame di realizzare se stessi, fame di trasformazione, fame di nirvana, fame di unicità. A volte ho fame. Allora mangio uno schnitzel, uno schnitzel di tofu. Mangio dieci schnitzel di tofu e la mia fame si placa, mi sento tutto schnitzelato. Ma, miei carissimi amici, e questo è uno dei livelli più profondi, esistono anche degli schnitzel spirituali, e non importa quanti schnitzel spirituali io mangi, la fame non mi passa. Spiritualmente sono sempre affamato, spiritualmente sono sempre alla ricerca di qualcosa. Adesso ascoltate, dodici amici miei. Mettiamo che abbiate fame ora, benché mangiare a Birkenau sia contro le regole del campo. Mettiamo che abbiate propria voglia di una pausa caffè, e pure di una ciambella, o di un bagel con crema di formaggio, o di un bialy con burro, o di un muffin all'ananas e noci; se qui fosse permesso mangiare, ci concederemmo, senza dubbio, solo una minestrina di buccia di patate, che berremmo da una ciotola di latta senza cucchiaio, e forse anche un tozzo stantio. Qual è il più grande problema del mondo? Amici miei, non sappiamo come nutrirci. Questo è il problema. E' così, così profondo! Ascoltatemi, cari. Adesso dobbiamo nutrirci leggendo ad alta voce i nomi delle anime le cui vite sono state interrotte e che non possono riposare. Alcuni di noli potrebbero voler aggiungere dei nomi dal loro Olocausto privato e altri potrebbero aver voglia di parlare, di gridare dalle profondità più nascoste del loro cuore. Non abbiate paura, miei carissimi amici, la cosa più importante è non avere paura. C'è una sacra, sacra energia di guarigione qua a a Birkenau. Aprite la vostra anima ad Auschwitz e lasciate che vi nutra. Amici, ricordiamo i morti. Leggete!" (pp. 149-150)



- Marcello Veneziani scrive: "Il filosofo e il campo di sterminio"

- Sto leggendo l'ultimo saggio di Naomi Klein "Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile" (Rizzoli) e l'ammiro per il suo stile chiaro e nello stesso tempo empatico. Lo leggi e le pagine volano.

- Provo una strana forma d'affetto per Isabella Santacroce. Se la incontrassi le direi proprio così: "Provo per te una strana forma d'affetto". Nell'estate 1997, tornato dal viaggio in Gran Bretagna in compagnia di mia sorella, a 18 anni, acquistai a Milano il suo "Destroy" insieme a "Bla Bla Bla" di Giuseppe Culicchia. Erano i miei ultimi risparmi. Massimiliano Parente scrive del suo ultimo libro: "Favole tristi per baby squillo: Santacroce le racconta così"

- Io quando vedo in tv Giorgia Meloni penso a mia sorella. Stesso impeto, stessa strafottenza, stesso sguardo, stessa burinaggine (che poi la burinaggine di mia sorella è qualcosa che mescola greco/latino/arabo/geroglifici/ceramiche, gambe storte, dita nel naso, camminata da rapper di periferia anche se vestita Valentino), stessi occhi che se li guardi capisci che lì c'è una tizia che ti menerebbe. Distanti eppure c'è, per ritornare a sopra, fra di noi una strana forma d'affetto. Ecco, sappiate che mia sorella vi menerebbe tranquillamente. Anche la mia ragazza vi menerebbe senza farsi troppi problemi.

- Come trasmettere l'amore per la lettura è un vero mistero. Di sicuro queste iniziative sono nocive per la salute: http://www.linkiesta.it/blogs/jusquicitoutvabien/manifesto-contro-ioleggoperche



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