venerdì 9 gennaio 2015

The World Is Our / A new start (for swinging shoes)


"Per i sentieri dove cresce l'erba" (Fazi, traduzione di Maria Valeria D'Avino)di Hamsun mi fa stare male quando lo leggo ma anche respiro un profumo di libertà che mi scalda l'anima. Indimenticanile la lettera al procuratore generale di Oslo. Comincia così: 

"E' il 1945. Il 26 maggio il capo della polizia di arrenda venne a Norholm e dispose l'arresto domiciliare di trenta giorni per mia moglie e me. Non ero stato avvisato in alcun modo. Su sua richiesta mia moglie gli consegnò le mie armi da fuoco. Così in seguito mi sentii in dovere di scrivergli che conservavo anche due grosse pistole dal tempo dell'ultima olimpiade a Parigi: poteva venirle a prendere quando credeva. Nella stessa occasione gli scrissi che speravo che l'arresto domiciliare non fosse da prendersi alla lettera, visto che la mia attività agricola si svolgeva anche a molta distanza dalla fattoria, e richiedeva le mie cure. Qualche tempo dopo l'ufficiale di polizia di Eide venne a prendere le due pistole.
Il 14 giugno mi condussero dalla mia casa all'ospedale di Grimstad - un paio di giorni prima mia moglie era stata portata nella prigione femminile di Arendal. Ora dunque non avevo più alcuna possibilità di badare alla fattoria. Era una bella sfortuna, poiché non restava che un ragazzetto a occuparsi temporaneamente di tutto. Ma non c'era via d'uscita."


In giornate come queste sento particolarmente la mancanza del mio amato Hitchens. Quanto vorrei che lui fosse qui.







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