sabato 31 gennaio 2015

Di Gesù, angeli e altri incontri (Chuck Rosenthal)

Nell'autunno del 1998 frequentavo la statale di Milano. Raggiungevo la metropoli prendendo due treni e la metropolitana. La mattina e la sera sulla linea rossa della metro mi capitava di incontrare una tossica sulla cinquantina che saliva con un cestello vuoto in una mano e nell'altra la foto di un noto cantante italiano. Appena le porte si chiudevano si metteva a urlare che era la figlia o la madre o la sorella o la cugina di quel tale cantante e che lui l'aveva rifiutata e che le servivano tanti soldi per pagarsi i debiti. Evidentemente i miei spostamenti coincidevano con la sua colletta di soldi per farsi d'eroina. Un tal giorno le misi dei soldi nel cestino e lei mi guardò e s'inginocchiò ai miei piedi. Immaginatevi un vagone stracolmo di pendolari. Immaginatevi il vuoto che si crea intorno a questa coppia. Immaginatevi la donna che comincia a dire che sono un angelo mandato da Gesù per salvare la sua vita. La rividi una decina d'altre volte e quando mi vedeva mi sorrideva e smetteva di urlare. Poi smisi di frequentare l'università e non la vidi mai più. Anni dopo un'amica mi disse che se la ricordava pure lei quella parente di gente famosa. "Cosa le sarà accaduto? Sarà ancora viva?" le chiesi. "Raccontano che l'hanno trovata morta in un parco" mi rispose. 

Sempre a Milano, in piazza del Duomo, capitava di vedere gli Arancioni ballare. Un giorno in mezzo al loro girotondo a far finta di ballare c'era, con una lattina di birra in testa, un tizio del mio paese con un passato (o presente) di droghe pesanti. Totalmente sbronzo intonava falsi mantra indiani. Mia madre si avvicinò troppo a quegli invasati per controllare che fosse davvero lui e allora il ballerino ci riconobbe cominciando a dire che eravamo Gesù e la Madonna e che mia nonna era un gran puttana. Non so se si è mai ripulito ma quel giorno rischiò seriamente di lasciarci le penne.

Uscito da un coma etilico incontrai al pronto soccorso un angelo vestito di bianco. Aveva le mani sudate che le tremavano. Poi si sollevò da terra e si cambiò d'abito per non farsi riconoscere da quelli che stavano per entrare.

Vidi una donna dire a Sara:"Sei un angelo" e lei rispondere "No, sono Sara e sono una mongoloide."




E Gesù è la figlia di Shark nello splendido libro di Chuck Rosenthal "A Ovest dell'Eden" (Mattioli 1885, traduzione di Nicola Manuppelli) e recensito mirabilmente da Andrea Brancolini su Lankelot.

"Sono in una nuova band," mi disse Gesù. Aveva fatto parte di un gruppo rock insieme ad altre cinque ragazze. Il nome della band era Gesù, Shakespeare e Hitler. Ogni bambino a Los Angeles fa parte di un gruppo rock. Poi invecchiano e diventano poeti, anche se alcuni prima fanno gli attori e poi diventano poeti.
"Les Gods," disse Gesù.
"Non mi dire," dissi.
"Le divinità. Afrodite. Buddha."
"Buddha non era un dio," dissi.
"Elvis. Quel tizio tutto blu."
"Krishna?"
"Sì, proprio lui," disse Gesù. "Hare-Hare."
"Potremmo calmarci coi miracoli?" Dissi. "Soltanto miracoli gratis."
"La gente mi ama" disse Gesù.
"Li nutri e loro ti amano" dissi.
"E' incredibile quanto la gente mi ami," disse Gesù. (pp. 130-131)


4 commenti:

  1. Uno scrittore ironico... una bimba chiamata Gesù. Supera una coppia da me conosciuta che ha chiamato la figlia Cheguevara. Metafore della scrittura e del vissuto quotidiano.

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    1. uno scrittore magico. come è cresciuta la figlia Cheguevara?

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    2. Persi di vista, accade, ma da ragazzina era solare.

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    3. speriamo che lo sia rimasta allora.

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