lunedì 26 gennaio 2015

Ascensore per il patibolo


Lo rivedo e ci ritrovo la stessa bellezza di un tempo.
Al telefono la voce di mio padre che tradisce tutta la sua depressione.
Mia cugina che in Africa sta vivendo da settimane in pericolo di morte.
Bevo tre caffè in tre bar diversi nel giro di un'ora.
Il ginocchio sinistro che non smette di farmi male.
Le librerie che non hanno quasi mai i libri che vorrei leggere.
I giornali che getto nella spazzatura.
L'ipocrisia di "alcuni" che discutono di leggi elettorali ed alleanze e poi...che poi mi tocca vedere o leggere di gentaglia come Vendola (la prossima sede di Sel gliela facciamo costruire da Riva dell'Ilva), Bertinotti, Civati, Cuperlo, Ferrero, Freccero...ma lasciamo stare...
La vignetta di una scopata religiosa che mi restituisce il sorriso ogni volta che la rivedo:


E non dimentichiamo nemmeno Submission di Ayaan Hirsi Alì e Theo Van Gogh:



Gli entusiasmi collettivi non mi dicono nulla.
Mio nonno che mi torna in sogno e mi prende per mano e piange per me.
Il formentino, uno dei pochi alimenti che mi riesce facile ingerire.
Questo estratto da un album memorabile: una ragazza, una donna che tanto bene mi ha fatto:


La voglia di morire che esplode nell'abitacolo.
Parole, sogni, speranze che finiscono in niente.
Che è più facile sorridere che dire quello che penso.
Che poi il lago è lì ad un passo.
Che poi non ci sarebbe più niente.
Che poi riprendo in mano questo libro.


Che poi tu, lontana amica, sai quanto mi faccia stare male questa situazione di cui anche Meotti scrive: "In occidente tira un’aria di abiura di Israele."
Che poi tu mia amata compagna sei una delle poche persone che capisce a pelle come Brasillach e questo articolo possano stare assieme.
E infatti nemmeno tu, mia amata, vivi una vita facile.
E poi mi fermo.
Che domani si torna a lavorare.
E a lasciarsi morire lentamente.
Con apparente mancanza di metodo.


2 commenti:

  1. Là da qualche parte, insieme... Gli sguardi di Jeanne Moreau, che non aveva sicuramente male al ginocchio. Anche l'esterno a volte è claustrofobico. Gran film.

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    1. E che camminata la Moreau. E il ginocchio che fa male mi mette tremendamente in ansia, non avendo malattia e ferie pagate col lavoro che faccio. l'esterno è spesso claustrofobico per me. i boschi, i fiumi, il lago sono oasi di salvezza.

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