lunedì 12 gennaio 2015

Acero canadese, L'olmo, Taniguchi, I nove racconti, Virginie Despentes, Vernon Subutex 1, Alain Finkielkraut, Alain de Benoist, Naomi Klein, Marco Peano, Lawrence English


Nel cortile che circonda i palazzi dove sono cresciuto vive un acero canadese che d'autunno si colora d'incredibili sfumature di rosso. Da bambino ho giocato spesso sotto i suoi rami, ho contato quando giocavo a nascondino, ci ho affidato i miei sogni baciandone la corteccia. Avevamo così grande rispetto di lui che nessuno provò mai ad arrampicarcisi o a strapparne una ramo. Una mattina di qualche anno fa un ragazzino che si era appena trasferito con la sua famiglia al quarto piano del  mio palazzo strappò un ramo e provò a salire fino in cima. Non ci riuscì ma fece andare su tutte le furie una delle mie compagne di gioco, ormai diventata madre, che non aveva mai abbandonato il cortile. Lo fece piangere. Ma non finì qui. Il giorno dopo al bambino venne un tale febbrone da tenerlo a casa da scuola per due settimane. Imparò la lezione e da quel giorno, mi dissero, si tenne volentieri alla larga dall'albero. L'acero doveva comunque incutere così tanta paura a quella famiglia che di lì a poco se ne andarono a vivere non so dove.


E a proposito di alberi in queste settimane ho letto "L'olmo" (Panini Comics) che raccoglie sei storie di Jiro Taniguchi, illustrate da Ryuichiro Utsumi dove gli alberi sono spesso protagonisti. Dall'olmo del racconto iniziale, al bosco che due bambini devono attraversare per cercare la loro cagna, al parco dove un'anziana si innamora per la prima volta. Sono storie toccanti e delicate di divorzi, di fallimenti, di ricongiungimenti, di speranze rinnovate, di solitudini, di fratelli e sorelle lontani, di bambine che ritornano a sorridere, di madri e mogli rimaste sole. Piccole grandi storie sul Giappone,. Scrive Utsumi nella postfazione: "Prima di invidiarci, comprendeteci".


"I nove racconti" è un libro che leggo, sfoglio, rileggo da quasi vent'anni. Contiene un passaggio che fa parte della mia vita. Un pensiero che ho sempre in testa.

"Scese alquanto piano, percorse il corridoio ed entrò al numero 507. La stanza odorava di valigie nuove e di acetone. Il giovanotto guardò la ragazza addormentata su uno dei letti gemelli. Poi si avvicinò a una valigia, l'aprì, e di sotto a a una pila di mutande e canottiere trasse una Ortgies automatica calibro 7,65. Fece scattare fuori il caricatore, lo guardò, tornò a infilarlo nell'arma. Tolse la sicura. Poi attraversò la stanza e sedette sul letto libero; guardò la ragazza, prese la mira e si sparò un colpo nella tempia destra." (pag. 26)




In Francia in questi giorni è uscito un altro romanzo che non vedo l'ora di leggere: "Vernon Subutex, 1" di Virginie Despentes (Editions Grasset). Adoro Virginie Despentes.



Prossimamente, a febbraio, verrà infine pubblicato da Guanda col titolo "L'identià infelice" il saggio di Alain Finkielkraut "L'identité malheureuse" (Stock) che tanto ha fatto discutere in Francia. E a proposito sempre di libri che leggerò prossimamente:










"Wilderness Of Mirrors" di Lawrence English (Room40) è un grande disco. Conosciuto grazie a questa recensione su Ondarock. Sito ufficiale: http://lawrenceenglish.com 

2 commenti:

  1. Prendi un filare di aceri in questa luce leggera e vedrai l’autunno incandescente attraverso le foglie ... (Hal Borland)
    Sono straordinari, mi hai fatto venire in mente, non ridere, Barbalbero e Arda, Dolls e il Giappone.

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    1. adoro quell'acero e pur non sapendo riconoscere gli alberi provo per loro una fortissima attrazione. come posso ridere di fronte a citazioni di questo genere?

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