giovedì 18 dicembre 2014

Pedro Lenz





La mia vita è esile. Di provincia profonda. Lontana dai riflettori. Del tutto disinteressata a frequentare happy hour, giri giusti o i salotti intellettuali. Oggi mentre lavoravo pensavo al romanzo di Pedro Lenz, "In porta c'ero io". Alle sue microstorie di redenzione, di amori, di vita da ex tossico, di ricerca di lavoro, di debiti, di bar sconosciuti, di sogni di riscatto. E magari di cene di natale nel posto di lavoro come quella a cui sto, con grande tristezza, sto per andare.

"A casa ho fatto passare la posta. Non c'era niente al di fuori di volantini pubblicitari e richieste da parte di associazioni umanitarie. Come se io fossi uno a cui chiedere dei soldi. Non hanno proprio idea! Alla fine ho dato un'occhiata a un concorso, poi, visto che volevo uscire comunque a prendere un po' d'aria, ho risposto alle domande del concorso e ho portato la risposta alla bucalettere vicino alla panetteria. Per trovare la parola chiave bisognava azzeccare tutti le risposte. Statua della liberà. Una soluzione più stupida non se la potevano inventare. Il primo premio era una macchina, una Ford-non-ricordo-il-modello. A me interessava soprattutto il secondo premio: un viaggio a New York per due persone. Certo, non c'è niente di più facile che vincere il secondo premio di un concorso cui parteciperanno altri centomila deficienti." (pag. 50)



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