giovedì 11 dicembre 2014

Panettone Vergani e la memoria di mia madre





Natale per me significa sei cose: mia madre, Milano, il panettone, mio zio, mio nonno e mia sorella. Mia madre adorava Natale. Era forse l'unico momento dell'anno in cui la si poteva vedere felice, distesa, euforica, incontrollabile. I suoi occhi, le sue mani, le sue labbra brillavano di regali, addobbi dell'albero, presepe da preparare, decorazioni alle finestre, piatti da cucinare panettone, crema di mascarpone e soprattutto tante, tante parole buone. Come quasi mai ne pronunciava. Mia madre ha vissuto fino al 1974, quando si sposò a 28 anni, una vita durissima, in una famiglia povera, in una casa quasi inabitabile. Ma raccontava che a Natale era un via vai di parenti e allora arrivavano i regali che non riceveva mai durante l'anno: giocattoli, mostarda, vestiti nuovi, il cappone e soprattutto il panettone, che insieme alla pancetta, la trippa, la cassoela e le olive, era il suo cibo preferito. Ne avrebbe mangiato a chili. Tutti i giorni. Una dipendenza che ha trasmesso direttamente a me. Da piccolo nel rione mi prendevano in giro per questa dipendenza. Panettone che a un certo punto della vita di mia madre divenne Panettone Vergani che distribuiva suo fratello. Il mio amato zio che morì in una corsia d'ospedale senza che io riuscissi ad abbracciarlo un'ultima volta e che di mestiere faceva il commerciante di dolci e di soldi ne aveva quasi zero e che quando arrivava a casa nostra, secondo piano di un palazzo, col carico di panettoni, dolcetti, regali la casa esplodeva e lui ci abbracciava felice e si sedeva in soggiorno accendendosi una sigaretta. A Natale solo e soltanto Panettone Vergani. Anche dopo la morte di mio zio, mia madre non ha mai smesso di acquistarlo e regalarlo. Facendo sempre più fatica a recuperarlo. Anche l'anno scorso, ormai ridotta a uno scheletro, venti giorni prima della morte, aveva spedito me, mio padre e mia sorella a recuperare ovunque potessimo panettoni Vergani, un dolce alla polenta e anche i graffioni che oggi acquistiamo in una pasticceria di Canzo. Ricordo che l'anno scorso mentre tagliavo le fette mia madre mi disse che sarebbe stato l'ultimo che avrebbe mangiato e bagnai tutto il panettone di lacrime. Domani uscirò dal lavoro a mezzogiorno e nel mio pomeriggio libero tornerò in Italia e accompagnerò mio padre a Milano, dalla Vergani, per acquistare panettoni. Che poi fin da piccolo prima di Natale era consuetudine andare a fare un giro a Milano e comprare i regali. I miei genitori hanno comprato tantissimi regali a Milano. Camminavano fino al Duomo, ci aggiravano fra i negozi, sorridevamo davanti agli zampognari, bevevamo il vin brulè, un caffè, un tè, andavamo da Gallivanone, giravamo fra i navigli, Corso Buenos Aires... e potrei parlare per ore senza mai smettere. Credo che uno dei segreti della relazione strettissima fra mia madre e mio nonno paterno sia dovuta in parte al Natale e al panettone. Anche io nonno a Natale si lasciava andare e rimane leggendaria la commozione di mio nonno quando mia madre gli preparòil capitone più buono della sua vita, per non parlare della crema di mascarpone con cui mio nonno sommergeva le fette di panettone. Quando era un bambino, sto parlando dei primi anni '20, mio nonno andava tutti gli anni a Milano in treno accompagnato dalla sua zia zitella. Raccontava che andavano in Galleria, si fermavano in pasticceria, compravano le castagne, il panettone, entravano in Duomo e in Sant'Ambrogio e poi andavano alla Baggina (il Pio Albergo Trvulzio) a fare la carità. I miei nonni continuarono ad andare a Milano fino a quando le forze glielo concessero. 

E poi c'è mia sorella. 
Che ancora oggi a quasi quarant'anni aspetta il Natale come se fosse una bambina.
Gridava ogni volta che apriva un pacco.
Ancora oggi fa così.
Ed è bellissimo vederla distesa, rilassata, come poche altre volte succede.

Nella mia vecchia casa la cucina è piccolissima ma ogni volta che entro mi sembra di vedere il fantasma di mia madre seduta sullo sgabello che con in mano una penna consulta libri di cucina per trovare qualcosa di nuovo da preparare per Natale. 

Sulla sua sedia in cucina ho notato che nessuno ha il coraggio di sedersi.




A proposito di Natale un mercatino interessante, allo Spazio 1929, a Lugano. Maggiori informazioni qui:


e a questo mercatino potrete trovare anche i gioielli musicali di Miriam Vile:










9 commenti:

  1. In un altra città storie che si rincorrono. L'ultimo Natale con mio padre, particolari che si specchiano. Ha aspetto che finissero le feste, la mia partenza e poi è morto. Alcuni genitori sono così.

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    1. Anche mia madre. Ha lottato per arrivare fino a Natale, che abbiamo festeggiato senza mia sorella che era lontana per lavoro. Poi ha aspettato il suo rientro avvenuto pochi giorni dopo e festeggiato il 2014 e poi ha staccato la spina vivendo pochissimi altri giorni.

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  2. Ricordati sempre, io ci sarò. Ci sarò nell'aria.
    Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte,
    chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla.
    Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.
    Tiziano Terzani

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  3. Ciao And,
    hai scritto un post molto bello, complimenti.
    Penso sia il modo migliore per ricordare chi non c'è più...
    Ciao

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  4. è comunque bello avere dei bei ricordi da conservare legati ai propri genitori: è il solo modo per sentirsi meno soli in questa immensa solitudine che è la vita. Bel post (mi ha ricordato una cosa che scrissi io, qualche anno fa: è diversa ma è uguale, nel senso che siamo tutti incommensurabilmente impotenti e addolorati dinnanzi alla perdita di un genitore, indipendentemente dal tipo di rapporto che si era instaurato in vita). P.S.: sinceri Auguri di Buone Feste.

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    1. buone feste anche a te in questa immensa solitudine.

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