mercoledì 10 dicembre 2014

Il Manifesto, Veronica Panarello, TangentopoliRomaCraxi

Alcune riflessioni di stomaco e cuore:

- Il Manifesto lo compro ormai saltuariamente perché lo ritrovo un giornale sempre più insipido, con troppe poche pagine e devo cercare col lanternino punti di vista degni di essere ricordati o su cui riflettere. Quando poi lo compro e mi ritrovo ancora una volta in prima pagina un appello per la salvezza del giornale mi viene solo da esclamare: "Ma che due coglioni!". Ciclicamente sempre questi appelli e non se ne può davvero più. Ok i tagli all'editoria, ok questo e ok quell'altro, ok la Palestina, ok e ok ma davvero basta. Si potrebbe riflettere ampiamente sui fondi dell'editoria, eccetera, sul rapporto con lo stato  ed eccetera (farne a meno il più possibile dello stato) ma credo che a un certo punto si debba anche constatare che qualcosa è finito, che forse si deve cambiare strada, senza indulgere nel vittimismo o in editoriali ripetitivi, inventando nuove forme di comunicazione oppure chiudendo e farla finita, perché le chiusure e la fine non sono sempre qualcosa di negativo. Talvolta, deprimendomi, ho come l'impressione che Il Manifesto sia una specie di diga che impedisca lo scorrere bellissimo di un fiume alpino, altre volte quello di una fabbrica inquinante che decade e viene tenuta in vita non si sa bene perché ma una scusa la si può sempre ritrovare....

- Ho pensato a Veronica. Alla madre accusata. Vorrei abbracciarla. E farle sentire tutto il mio conforto. Assassina o innocente non mi interessa. Il mio abbraccio rimane intatto, timido, caldo, sincero. Anni fa lavorai a a stretto contatto con una madre in grossissime difficoltà e imparai tantissimo da lei. Lascio un pezzo uscito su Il Garantista "Non è un mostro, non è una santa, lasciatela in pace" di Eretika.

- Ho letto che qualcuno dice che siamo come nel '93. Che schifo. Non ho nessuna fiducia in quelli pronti a fischiare, lanciare monetine e poi affidarsi al primo salvatore di turno, al primo spazzino, al primo condottiero, cavaliere, statista, moralista, eccetera eccetera. Mi riconosco in pochi, non certo in quelli che si convertono ogni giorno, che cambiano casacca come cambiano mutande, che giocano al boia e poi si vendono per due soldi, un'intervista, un contratto, un lavoro. Seppur sapendo chi fosse, meglio Bettino Craxi, davvero meglio Bettino Craxi di molti di questi presunti rivoluzionari o giustizieri.



Il pezzo di moltissime serate, al buio, cercando un senso all'addormentarsi e poi allo svegliarsi. 
E non trovarlo e augurarsi spesso di non svegliarsi più.
E poi chiudere gli occhi e svegliarsi, sbarbarsi, fare colazione, uscire per andare al lavoro...e...e stare sempre peggio.
Ogni giorno che passa.
Affondare fin dove non si era nemmeno immaginato di affondare.



Getting Sodas


2 commenti:

  1. quello che dici del manifesto io purtroppo sono arrivato a pensarlo anche di radio pop, nonostante r. sarà colpa mia, ma tutte le (non molte) volte che mi capita di sintonizzarmici (e non c'è il gr) becco il momento in cui sono in diretta da eventi di autofinanziamento e/o ci sono i conduttori che fanno un po' i simpatici con battute giusto per ingannare il tempo e interventi della gente un po' a caso.. so che sembra un'esagerazione, ma a volte quando slitta su radio maria quasi lo preferisco, almeno parlano del nulla con la n maiuscola.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. succede pure a me con radio pop. c'è sempre qualche trasmissione che sembra messa lì per ingannare il tempo. a me non parte radio maria ma qualche radio in lingua tedesca e preferisco il suono di quella lingua a me ignota rispetto al chiacchiericcio precedente.

      Elimina