domenica 14 dicembre 2014

Il dottor Karl Koenig (visto da Geminello Alvi) + il lavoro, i centri logistici e i grandi marchi

Riporto qui sotto le quattro paginette che Geminello Alvi nel suo "Uomini del Novecento" (Adelphi) dedica a Karl Koenig. Le trascrivo perché mi ci ho pensato tutto oggi mentre lavoravo duramente.



"Nell'ingresso d'una grande casa che col tetto curvato in più tratti e le finestre asimmetriche, oblique, pare un incrocio tra un fungo e un insetto sdraiato, chi entra, davanti a sé, subito, vede appesa alla parete una particolarissima foto. Ritrae un piccolo uomo sui sessant'anni seduto su una panca. Appoggia, nel modo inconsueto per un adulto, e che usano per solito tra loro i bambini, il suo braccio intorno alle spalle di un bimbetto mongoloide di sette, otto anni, che è assorto e ha il cappellino ben legato attorno al collo, con la testa rialzata sopra la fronte. Il panciotto ottocentesco, e il taglio della giacca dell'anziano sono stravaganti. Ancora più strano è quello sguardo fermo che senza badare alla macchina fotografica costui dedica al bimbetto: è lo sguardo calmo che hanno sempre i re saggi, i quali sanno come andranno a finire le fiabe, o gli altari di pietra che ornano certe severe cattedrali gotiche. Il vecchio, e piccolo, uomo attento è il dottor Koenig; la casa si trova nel paese di Camphill in Scozia; il roseo bambino mongoloide colle labbra amaranto è il cuore, la ragione d'esistere d'un movimento pedagogico diffuso ormai in ogni continente. Il senso comune s'è abituato all'idea che simili bimbi debbano essere cresciuti assieme agli altri; ma giudica che averli sia una vera disgrazia, da evitarsi attraverso qualche tecnica diagnostica fetale. Si lavora per cancellarli con qualche sofisticata ingegneria genetica. Koenig, che iniziò il Camphill movement, dissentiva invece da ambedue i pregiudizi. E ancora ognuno di questi bimbi è considerato, da quanti proseguono il suo lavoro, una autentica fortuna per il uomini, e il cuore di nuove comunità e di pedagogie sociali. Karl Koenig era nato nel 1902 a Vienna in una ricca famiglia di ebrei osservanti. Caparbio, volle cambiar scuola per rimanere con un suo amico; più volte se ne tornò a casa senza il cappotto che aveva regalato ai poveri. Le magie domenicali delle giostre del Prater, dov'erano cavalli e grotte colorate, mitigarono i suoi fervori cerebrali. E scoprire poi all'università le mobili metamorfosi di muscoli e ossa, meravigliarsene, nutrì in lui fantasia più ponderate. Divenne socialista; ma diede un gran dolore ai suoi genitori rigettando l'ebraismo. Si sentiva un ebreo messianico-cristiano. Finita l'università l'avrebbe atteso una carriera di scienziato, ma dopo la morte di Rudolf Steiner s'innamorò delle sue idee. Gli embrioni che vedeva al microscopio gli parvero ripetere le passate reincarnazioni dell'uomo e della terra. Per quanto fosse il miglior assistente e un insegnante sorprendente, lasciò l'Accademia. Ma frequentando i seguaci svizzeri di Steiner s'accorse d'essere un eretico anche per loro. Tuttavia a Basilea, in una clinica per bimbi mongoloidi dove si seguiva la pedagogia steineriana, poté riprendere i suoi studi sugli embrioni. E una volta gli capitò d'assistere a una festa, per la Pentecoste. Vide quei bimbetti reggere devoti una candela accesa sopra una mela e sfilare. Si commosse: capì allora quale sarebbe stata la sua vita. Con la moglie tedesco-boema, fondò non una clinica, ma una comunità dove dottori, bimbi, infermieri e genitori vivevano assieme lavorando. Funzionava. Ma vennero Hitler e il 1933. Perquisizioni, minacce delle SA hitlerite lo costrinsero ad andarsene. La clinica fu chiusa anni più tardi dalla Gestapo; tuttavia salvò centinaia di bimbi dai campi di sterminio. Paziente, Koenig, esule a Vienna, intanto attrezzava un ambulatorio da medico generico, e si creava una buona clientela. Ma nel 1938, dopo l'annessione di Hitler, di nuovo dovette fuggire, prima che lo deportassero. Si ritrovò con i due figli, la moglie e pochi soldi alla Victoria Station di Londra. Già c'era in Inghilterra un eterogeneo gruppo di esuli tedeschi. Per bisogno si finì con loro in un'unica famiglia; affittarono l'ampia casa di Camphill e tra le brughiere ridondarono quelle comunità terapeutiche che aveva perduto in Germania. Non importò molto che tutti gli uomo poi, in quanto enemy aliens, fossero deportati sull'Isola di Man. Coi bambini rimasero le donne di quella colonia scozzese dove si parlava solo tedesco. Tra il '41 e il '42 la comunità si accrebbe di cinquanta bambinoni in need of special care. Tornarono gli uomini, e ad essi si aggiunsero molti inglesi. Sette anni dopo c'erano a Camphill centottanta bambini arrivati coi genitori da Inghilterra e Ceylon, Kenia e Sudafrica. Altre simili comunità si diffusero in ogni dove; il dottor Koenig col suo inglese scoppiettante di inflessioni viennesi tenne molti discorsi memorabili, calmo andava spiegando che nei mongoloidi d'ogni età rivivrebbero le forze primigenie dell'umanità: l'originario Adamo angelico e inconsapevolezza paradisiache. Per questo essi sono una benedizione e un dono attorno al quale è ovvio aggregare comunità volontarie, che servano da modello pedagogico per una nuova società. Tenne un'ultima conferenza, intitolata Le porte della luna e quelle del sole, e morì, il 27 marzo del 1966. (pp. 154-157)




In questi giorni ho letto di Gucci, di lusso, di vendite, di shopping, di made in Italy, di negozi sempre aperti, di spedizioni, di acquisti on line e poco, pochissimo di quello che ci sta dietro. Tanto alla fine non gliene frega un cazzo a nessuno. Ci si indigna quel tanto che basta e poi si torna a farsi le seghe. Lascio un articolo uscito su gas.social che illustra cosa sono i centri logistici nel Canton Ticino e quali sono le condizioni di chi ci lavora in questi centri:

4 commenti:

  1. Fino ad ora non conoscevo la storia di Karl Koenig. Storie che fanno bene e dovrebbero essere sempre raccontate (grazie mille), ma l'educazione civica è una materia morta. Forse un po' si è raccontato di Adriano Olivetti e della sua idea di "industria". Di quello che ci sta dietro le firme, ma ti posso assicurare non solo dietro quello, interessa poco, anche a chi dovrebbe interessarsene. In un sistema dove la parola d'ordine è: Ricavo, tutto il resto perdita (anche di tempo). Ho letto un vignetta simpatica: "guardo Report e poi sono a posto con la coscienza per due settimane" (recitava grosso modo così, amen)

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    1. Nemmeno il lo conoscevo e nel libro di Alvi c'è anche Alvi. Uomini complessi e contraddittori. E la contraddittorietà è una di quelle caratteristiche malviste dalla società, tranne che la contraddittorietà non sia all'insegna del divertimento, shopping, stupidaggini.

      Di quello che c'è dietro non frega niente nessuno e lo sperimento ogni giorno al lavoro. L'importante è divertirsi o guardare Report.

      and

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  2. neanch'io lo conoscevo, molto interessante, grazie..tra l'altro in italia pare non se ne sia mai parlato/scritto e a cercare tra le pagine italiane in internet, c'è praticamente solo questa dove ne parli tu..e che strana coincidenza, l'anno prima che vi finisse da esule koenig un altro medico viennese, alfred adler, moriva proprio ad aberdeen..uno psicoanalista a lui diametralmente opposto ma per me ancora oggi attualissimo..
    d

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  3. mi sbagliavo su koenig, anche se suoi libri non sono presenti in nessuna biblioteca, qui ne sono uscite diverse trad. italiane: http://www.rudolfsteiner.it/shop/ricerca_avanzata/&autore_id=186

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