giovedì 20 novembre 2014

Ursula Meier, "Sister" + Conan, Il ragazzo del futuro + Mia sorella


Al mercoledì sera, in prima serata, su RSI La2 c'è "Cine Tell" che dà spazio a film e documentari svizzeri. Ieri sera ho rivisto "Sister" della regista Ursula Meier e l'ho trovato forse ancora più bello della prima volta (i difetti, come alcune inquadrature troppo d'atmosfera e l'assenza dell'onnipresente polizia svizzera, si sono un po' stemperati). Ambientato nel Canton Vallese racconta del dodicenne Simon (Kacey Mottet Klein) e della sorella Louise ( Léa Seydoux) che vivono tirando a campare nelle case popolari ai piedi delle montagne. Lui sale sulle piste da sci a rubare attrezzature sportive da rivendere, lei si barcamena fra alcool, prostituzione, lavori persi, fidanzati saltuari. E' Simon a gestire la difficile quotidianità, a recuperare i soldi necessari per cibo, sigarette, affitto, vestiti. E' lui che tiene a galla Louise. Giornate dure fatte di ombre, pestaggi, elemosina, sotterfugi dietro cui si nasconde quel segreto che esplode di dolore e rancore rivelando che Louise è la madre di Simon. "Sister" offre uno sguardo obliquo su quel presunto paradiso in terra che è la Svizzera (le montagne innevate, le piste da sci, gli chalet extralusso  dove trascorrono le vacanze ricchi come Gillian Anderson/Kristin Jansen non sono mai illuminati da una luce invitante e le contraddizioni, che ho imparato a conoscere sulla mia pelle, sono sbattute direttamente sullo schermo) ma soprattutto è una grande storia d'amore fra una madre e un figlio che cercano a loro modo di trovare un equilibrio, un'improbabile via d'uscita da una situazione devastante. Due esseri umani fragili e soli che non possono e non vogliono perdersi. Che si fanno del male (alcune scene sono un pugno nello stomaco), che forse continueranno a farselo, ma la certezza è che Simon e Louise continueranno per sempre a darsi la mano, non si dimenticheranno mai e si cercheranno per sempre, abbracciandosi e asciugandosi le lacrime quando non si può far altro che piangere.




"Conan, Il ragazzo del futuro" di Alexander Key (Kappa Edizioni, traduzione di Monica Carpino) in originale "The Incredible Tide", uscito nel 1970) è il romanzo da cui Hayao Miyazaki trasse poi  l'omonima serie animata uscita nel 1978. Con la serie animata il romanzo ha come punti di contatto soprattutto lo sfondo: la catastrofe causata da bombe elettromagnetiche; l'acqua che ha sommerso quasi ogni cosa; Industria, la città delle macchine e della guerra; e poi Conan e Lanna seppure i due personaggi hanno caratteristiche diverse dalla serie. Un romanzo indirizzato principalmente ai giovani e tutto sommato deludente che mescola riferimenti a Golding, Huxley e Orwell ma senza lo stesso fascino. Lo stile (tradotto) è legnoso, le scene d'avventura schematiche e i personaggi sono tutto fuorché indimenticabili. Detto questo sono solo contento che Miyazaki ne sia invece rimasto colpito tanto da tirarne fuori un vero e proprio capolavoro che mescola sentimenti, invenzioni narrative, divertimento, avventura, riflessione politica, pacifismo. Ancora adesso se lo riguardo non smetto mai di divertirmi. Se penso a Conan io con la mente corro a mia sorella egittologa che ha sempre avuto un debole per lui, conosceva tutta la sigla a memoria e penso anche a tutti gli altri ragazzini del cortile che si credevano in lotta contro Industria. Stessa passione, ma in chiave meno ribelle, per Mazinga, Goldrake, Daitarn3, Candy Candy e Lady Oscar. 

E' che Conan sembra proprio mia sorella. Per lo sguardo, le gambe e i piedi.


2 commenti:

  1. Conan era fortissimo, riusciva a stare in apnea per un sacco di tempo. Mica ci riescono tutti

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    1. Ciao Pat e no, che non ci riescono tutti....comunque correva sulle ali di un aereo in volo io impazzivo...
      sai che anche tu un po' me lo ricordi Conan?

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