giovedì 13 novembre 2014

Piero Cipriano, "La fabbrica della cura mentale. Diario di uno psichiatra riluttante" (Elèuthera)


Ci sono libri che mi sono piaciuti particolarmente ma che non riesco a recensire tanto mi hanno scavato dentro. Troppe emozioni, troppe corde solleticate, troppi ricordi, troppe paure, troppi volti, troppe lacrime. Troppi passaggi che vorrei trascrivere e non ne avrei mai trascritti abbastanza. E' stato il caso del libro di Piero Cipriano "La fabbrica della cura mentale. Diario di uno psichiatra riluttante" (Elèuthera, 2013) che ricorda a tutti come i manicomi non siano stati aboliti ma semplicemente sostituiti da luoghi con sigle asettiche come SPDC "Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura", come esista la tortura, come i pazienti sono ancora oggi legati, imbottiti di farmaci, dimenticati su un letto, lasciati morire, di come Franco Basaglia sia stato volutamente o meschinamente cestinato, della difficoltà dei dottori "coraggiosi" a muoversi in un sistema quasi impossibile da scardinare, della complicità della società tutta, della stampa assassina, delle grandi case farmaceutiche. Cipriano è uno psichiatra riluttante, che dubita sempre di se stesso e della sua professione, che manifesta apertamente tutte le sue difficoltà e le sue mancanze ma anche il coraggio di percorrere strade inesplorate, che ha l'onestà di dirti che anche se tu incontrassi un dottore come lui non è detto che ce la faresti a superare la tua crisi in maniera "accettabile". Leggevo questo libro (le cui parti migliori sono quelle di stampo più saggistico) e ritornavano a galla nella mia testa episodi del mio passato, anche recente, quando rischiai di finire in posti del genere, di una notte finita decisamente male e di un dottore che ascoltò un'infermiera piuttosto che un collega, di un amico con un passato di Tso alle spalle, di un altro amico che talvolta aveva dei crolli e allora gli facevano un Tso e spariva per qualche tempo e poi ritornava sedato nello sguardo, quasi irriconoscibile, e poi ex colleghi di Cooperativa Sociale che uscivano da storie di reclusione, di una carissima collega, in particolare, C, confinata per qualche giorno all'ospedale e io che la cercai inutilmente sbattendo contro una porta e il disprezzo e di un'amica, S., in pigiama bianco incapace di dirmi ciao e che vorrei rincontrare perché i suoi abbracci erano sempre caldissimi. Del mio dolore che resta ancora sospeso a mezz'aria fino al giorno che esploderà di nuovo.





7 commenti:

  1. letto .... bellissimo ... é vero ti lascia qualcosa dentro che ti porti dietro per un po

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao,
      grazie, è proprio vero, è un gran bel libro

      (strano il link a cui mi rimanda il tuo nome, un antimuffa)

      andrea

      Elimina
  2. Bravo Piero . Buon commentario su come Stanno. Le cose in Italia. Nelson Campo della.
    Psychiatria. Recommended reading. -Daniele Matteo. Hackensack, New Jersey. USA.

    RispondiElimina
  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  4. Grazie, le persone come te mi danno la forza di andare avanti

    RispondiElimina
  5. mi chiedete di cancellare un commento e poi me lo rimettete uguale?!
    non è corretto

    RispondiElimina