sabato 29 novembre 2014

Joyce Manor, "Never Hungover Again", Philip Roth, "La macchia umana", Marysthell Polanco, Osvaldo Bayer, "Patagonia rebelde", Arnaldo Gesmundo, Matteo Speroni, "Il ragazzo di via Padova", Lucio Battisti, "La Collina Dei Ciliegi", Dead Can Dance, "Anastasis"




Lo si può ascoltare tutto qui.


"Quella del novantotto nel New England fu un'estate di sole e di uno squisito tepore; l'estate - nel baseball - di una mitica battaglia tra un diodo degli home run bianco e un dio degli home run di pelle scura; e, in America, l'estate di un'orgia colossale di bacchettoneria, un'orgia di purezza nella quale al terrorismo - che aveva rimpiazzato il comunismo come minaccia prevalente alla sicurezza del paese - subentrò, come dire, il pompinismo, e un maschio e giovanile presidente di mezz'età e un'impiegata ventunenne impulsiva e innamorata, comportandosi nell'Ufficio Ovale come due adolescenti in un parcheggio, ravvivarono la più antica passione collettiva americana, storicamente forse il suo piacere più sleale e sovversivo: l'estasi dell'ipocrisia. Nell'aula del Congresso, sulla stampa e alla televisione, i cialtroni tronfi e morigerati, smaniosi d'incolpare, deplorare e punire, facevano i moralisti a più non posso: tutti in un parossismo calcolato di quello che Hawthorne (il quale, negli anni tra il 1860 e il 1870, abitava a non molte miglia dalla porta di casa mia) identificò, nel paese nascente di tanto tempo fa, come "lo spirito di persecuzione"; tutti ansiosi di celebrare gli astringenti riti purificatori che avrebbe estirpato l'erezione dall'esecutivo, rendendo così la situazione abbastanza confortevole e sicura perché la figlia decenne del senatore Lieberman potesse riprendere a guardare la tivù col suo imbarazzato paparino. No, se non siete vissuti nel 1998 non sapete cos'è l'ipocrisia. Il columnist conservatore William F. Buckley scrisse nella sua rubrica: "Quando lo fece Abelardo, fu possibile evitare che si ripetesse", insinuando che il modo migliore di rimediare all'illecito presidenziale - quella che Buckley definiva, altrove, l'"incontinente carnalità di Clinton" - forse non era una cosa incruenta come l'impeachment ma, piuttosto, il castigo che nel dodicesimo secolo venne inflitto al canonico Abelardo dal coltello dei compari del collega ecclesiastico di Abelardo, il canonico Fulberto, per vendicare la seduzione e il matrimonio segreto con la nipote di Fulberto, la vergine Eloisa. Diversamente dalla fatwa di Khomeini che condannava a morte Salman Rushdie, l'intenso desiderio nutrito da Buckley per la pena correttiva della castrazione non comportava incentivi finanziari per il possibile esecutore. Questa era suggerita, tuttavia, da uno spirito non meno severo di quello dell'ayatollah, e in nome di ideali non meno elevati. Era estate, in America, quando tornò la nausea, quando non cessarono gli scherzi, quando non cessarono le congetture  e le teorie e le iperboli, quando l'obbligo morale di spiegare ai propri figli la vita degli adulti fu abrogato per tenere viva in loro ogni illusione sulla vita degli adulti, quando la meschinità della gente apparve semplicemente schiacciante, quando una specie di demone era stato sguinzagliato nel paese e, da ambo le parti, la gente si chiedeva "Perché siamo così pazzi?", quando uomini e donne, svegliandosi al mattino, scoprivano che durante la notte, in un sonno che li aveva trasportati oltre l'invidia o il ribrezzo, avevano sognato la spudoratezza di Bill Clinton. Sognai io stesso un gigantesco striscione, dadaisticamente teso come uno degli involucri di Christo da un capo all'altro della Casa Bianca, con la scritta QUI ABITA UN ESSERE UMANO. Era l'estate in cui - per la miliardesima volta - il casino, il pasticcio, il guazzabuglio si dimostrò più sottile dell'ideologia di questo e della moralità di quello. Era l'estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti e la vita, in tutta la sua invereconda sconcezza, ancora una volta disorientò l'America." (pp. 4-5)




Lo riprendo in mano questo capolavoro. Io amo e odio Roth. Certe volte mi vedo allo specchio quando leggo i suoi libri, le sue interviste, i suoi interventi e mi odio. E quasi mai mi piaccio quando mi vedo. Anzi, mi faccio davvero schifo. Se comincio a parlare va ancora peggio. C'è qualcosa in tutti i suoi libri che mi mette letteralmente a nudo. E se mi sento già indifeso con cappello, sciarpa, guanti, giacconi pesanti, occhiali scuri, nudo mi sento morire. Ma mi sento anche più forte. Lo riprendo in mano mentre sfoglio pagine di giornali che ricominciano a parlare di escort, processi, premier, tangenti, confessioni, poesie e penso a  come si comporta(ro)no le persone e i mass-media in generale su queste questioni. Negli ultimi anni giornali e pseudopersonalità di sinistra e destra hanno dimostrato cioè che sono e sono sempre stati. Personalmente fra i direttori di questi giornali, i giornalisti, i conduttori, gli intellettuali, il giro Micromega, i manifestanti, le comiche, i comici, i pensatori internettiani, i guardoni, i moralisti, i falsi antimoralisti e ragazze come Marysthell Polanco, Nicole Minetti & co. continuerò a sentirmi più vicino a queste ragazze disprezzate dalla "parte migliore della società".





Altri libri che sono arrivati:


"Patagonia rebelde" di Osvaldo Bayer (Elèuthera) e come si giustamente si legge nella presentazione questo è un libro opposto all'estetizzazione chatwiniana. Se c'è un autore che se lo sfoglio mi fa venire sonno quello ormai è Chatwin.






Ero in macchina e alla radio è partita "La collina dei ciliegi" e ho ricordato quando mio padre ascoltava questa canzone e mi diceva che molti dei suoi parenti e anche amici lo avrebbero ancora rimproverato per amare quella canzone di Battisti. Secondo i giudici della sinistra perbene era una canzone filofascista e i miei genitori non avrebbero mai dovuto ascoltarla. C'è quel verso "...planando sopra boschi di braccia tese..." che aveva fatto molto discutere. Loro l'ascoltavano lo stesso. Se ne sbattevano di queste cose. E' sempre stato difficile per loro due essere di sinistra ma non amare falce e martello, il comunismo e tutto quello sfracellamento di coglioni correlato. Quando ero piccolo io impazzivo di gioia quando mia madre, sulla nostra Simca blu e anche sulla Renault 11, si girava verso me e mia sorella e a squarciagola: "e più in alto e più in là ora figli dell'immensità".


Questo sopra è un disco bestiale.

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