sabato 11 ottobre 2014

Strane giornate

Strana giornata quella di oggi. Sveglia prestissimo, 04 e 45 di mattina, per andare al lavoro. Tantissimo lavoro da sbrigare. Poi, una volta uscito, un viaggio durato più di due ore per andare a trovare mio padre che presumo legga questo blog curioso com'è (e visto come sta di merda e come cerca di non farlo vedere a nessuno).

Un viaggio vissuto fra fiumi d'acqua, fulmini, tuoni, cascate che scendevano dalle montagne, posti di blocco, pompieri, pattumiera finita in mezzo alla strada, sottopassi allagati, lago esondato, autostrada bloccata, timore di finire alla cazzo con la macchina usata con ancora una rata da pagare e zero soldi da parte, coda alla dogana. Una paura che dimostra quanto la merda possa risalire fino al cervello e trovarsi a casa.

Domani, per non perdere il ritmo, sveglia anticipata alle 03 e 50, sempre per andare al lavoro, mica per presenziare a qualche mostra del cazzo o all'ennesima presentazione di qualche libro pure lui del cazzo. Ma va bene così, camminare vicino a un fiume in piena rilassa i miei nervi. Camminare per un paio di chilometri a notte fonda è qualcosa di impareggiabile. Sotto la probabile pioggia battente. Sfiorando le persone che escono dai locali, dalle discoteche, che ti chiedono sigarette, droga, sigarette, cibo, soldi, passaggi impossibili, pompini, aiuto, sorrisi. Per qualcuno potrebbe essere un peso svegliarsi a ore del genere. Ma non c'è niente di male o di strano a svegliarsi a quell'ora. E non lo dico per scherzo. Sono anni che mi sveglio prestissimo e dormo zero o niente.

Ma camminare nella notte che diventa alba è qualcosa che vale la pena di provare.

Anche se incontrate, come l'altro sabato, qualcuno che in una via strettissima avanza ubriaco e vi rompe i coglioni. O come la tizia alla quale chiedete se ha bisogno d'aiuto e che vi risponde di andare a farvi fottere per poi rincorrervi cinque minuti dopo per chiedervi se avete un paio di mutande da prestarle perché le sue le si sono tutte sporcate di merda. Quando si beve troppo, si tira qualche striscia e si prende freddo, non si sa mai cosa può succedere.

Il giorno dopo andrò ancora al lavoro. 7 giorni di lavoro consecutivi. Una settimana intensa. 



E intanto in questa settimana che sta volgendo al termine si è ritirato Andy Scleck. Il ciclista in assoluto al quale mi ero più affezionato. Certo, ci sono Basso e Pozzovivo, ma Schleck era un'altra cosa. Davvero simile a me. Fragile, scostante, impaziente, maldestro, odiato, timido. Si è ritirato. Faccio sempre più fatica a seguire il ciclismo, uno sport che non mi convince nemmeno un po' alla faccia di presunte lotte contro il doping. Schleck aveva quella faccia un po' così, quella sfiga un po' così, quel danzare sui pedali che ci vorrà un bel po' per rivedere.



E nel mio momento di stacco dal lavoro, mentre mangio, mentre non voglio pensare a nulla mi sono affezionato a questo telefilm, "Rookie Blue", che insomma, proprio ieri mi ha commosso parecchio  (non fateci caso, sono uno che al cinema è capace di piangere a dirotto):



(Che ne vada a cagare Grillo e il suo esercito del cazzo)


S-Jenn Ghetto. Sempre.

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