martedì 7 ottobre 2014

L'autunno e il dolore quando si è clienti di Avrenos

Amo l'estate e il caldo ma in realtà non amo nessuna stagione in particolare. I cambi di stagione mi fanno sempre stare male. Il freddo, il caldo, la pioggia, il vento, la neve, la nebbia, il ghiaccio, l'estate indiana. Non c'è niente che non scavi ferite dentro di me. Oggi il termometro sputava 11 gradi sopra lo zero ma mi sono comunque sentito l'essere umano vestito più pesante che camminava per strada con del cibo in mano che poi si sarebbe rivelato una vera merda di cibo.
Non avevo voglia di bere ma per digerire questa merda e far scomparire questo schifo di sapore dalla bocca solo gli alcolici, tanti alcolici, potevano e potranno riuscire in questa difficile missione.
Trovare qualcosa che meriti di entrare nella mia bocca, a parte una lingua, acqua e alcolici è quasi impossibile. 
Il cibo trova un senso solo quando lo vedo finire in feci, urina, vomito e sono diventato bravo a fingere quando sto in mezzo agli altri, seduto in un ristorante, in una pizzeria, ovunque possa essere.
(Scomparire)
Il cibo, così come relazioni umane, familiari, lavorative e molto altro.
Cucinare per gli altri invece mi tranquillizza.
Seppure io viva questa esperienza, nelle sue presunte artistiche modulazioni culinarie, come un operaio sulla catena di montaggio. 
E il dolore non scomparirà mai. 
E mentre bevevo la prima lattina di una birra al veleno arrivavo all'ultima pagina de "I clienti di Avrenos", un bellissimo e sconfortante romanzo di Georges Simenon che mi ha riempito gli occhi di lacrime.




C'è un pezzo scritto e cantato da una persona importantissima per me anche se non la vedo e non ci parlo da tantissimo tempo. 
S'intitola "Electronic Scales".
Io lo so che lei s'incazza quando si parla di questo pezzo ma niente, stasera, mi è risbocciato in testa e niente, un abbraccio a te E. Scusa se ne parlo ancora.


Lo lascio nelle due versioni che più mi piacciono:



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