lunedì 13 ottobre 2014

"In tempi di luce declinante" di Eugen Ruge (Mondadori) e altro.




"In tempi di luce declinante" di Eugene Ruge (Mondadori, traduzione di Claudio Groff) è un romanzo corale che immortala, in una cronologia non lineare, quattro generazioni di una famiglia della DDR in precisi momenti della storia privata e collettiva. 1989, 1961, 1991, 2001, 1952, 1976, 1973...la costruzione del muro di Berlino, il suo crollo, la dissoluzione dell'Unione Sovietica e poi funerali, feste di Natale, viaggi, compleanni. Quattro generazioni nate e vissute all'ombra del grande sogno comunista: come il patriarca della famiglia, Wilhelm, uomo di (presunto) spicco del partito e sua moglie Charlotte che hanno vissuto l'esilio in Messico, il figlio Kurt che ha assaporato i gulag sovietici e la moglie russa Irina, il nipote Alexander alla disperata ricerca di libertà familiare e politica (che troverà, forse, fuggendo ad Ovest poco prima che il Sistema crolli) con un fallimentare matrimonio alle spalle, e infine Kraus, l'ultimo arrivato, il ragazzino scatenato, colui che impersona l'uomo nato a Est che si ritrova a vivere, senza senso, in una Germania unificata. Questo romanzo ha due pregi: la bella (e ammiccante) copertina italiana e l'aver saputo raccontare un mondo di bugie, falsità, idiozie, di averne restituito l'asfissiante atmosfera burocratica, del partito che governa ogni cosa, dei nomi che scompaiono e di averlo fatto con un certo distacco, evitando sia l'Ostalgie sia la critica anticomunista da destra. Detto questo però il romanzo non riesce mai davvero a catturare e convincere il lettore: troppo freddo pur volendo emozionare, fin troppo studiato nei suoi meccanismi, con una serie di personaggi che non bucano mai la pagina, con una narrazione cronologica che diventa estenuante proprio perché non ha mai scatti memorabili, pieno zeppo di episodi in fotocopia, con l'ambientazione messicana senza alcun fascino, con un uso del grottesco ai limiti del ridicolo e soprattutto con la fastidiosa sensazione di aver appena letto un gigantesco polpettone mascherato da narrazione di qualità. 

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Un simpatico articolo di Massimiliano Parente: "Lo "shopping" della Kinsella meglio dell'impegno politico" (che anche un po' prende per il culo il sottoscritto...su Lagioia, comunque d'accordissimo...)


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Farinetti va di moda a destra come a destrasinistra però ogni tanto c'è qualcuno che non ci sta a questo andazzo e potete trovare molto altro:



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UT
SANLUPO - two days sound installation with DREKKA & WINTER FAMILY curated by Invisible°Show / 10:30am - 11:30pm /
- POSTI LIMITATI - Info > invisibleshow@yahoo.it \ 349 88 30 539

Sabato 18, ore 21:30 "Drekka" (USA):


Artista eclettico, DREKKA esegue colonne sonore cinematografiche fortemente sperimentali per film non ancora girati, dove le immagini che le accompagnano sono uniche per ciascun ascoltatore; stilisticamente ed empaticamente simili alle colonne sonore degli ultimi film di Tarkovskij o alle opere più astratte dei Coil o dei Cindytalk. Il sound di DREKKA è ovattato, ambientale, etereo e industriale, a volte dissonante e minaccioso, più spesso comunicativo e invitante. Musica per coloro che amano riempire il vuoto e l'immaginario che lo accompagna. Il 2014 vede una serie avventurosa di tour per supportare l'uscita del primo LP di DREKKA su Dais Records: 'Ekki gera fikniefnum'.

Domenica 19, ore 19:00 "Winter Family" (ISRAELE/FRANCIA):


Winter Family è un duo franco-israeliano, residente a Tel Aviv. La loro musica minimal, definita "weird wave", è leggera, pesante, saturata e decisamente politica. Ruth canta in inglese ed ebraico suonando batteria e drum machine. Xavier suona organo, philicorda, piano e harmonium. Suonano dal 2004 in club, teatri, chiese e musei di tutto il mondo e hanno collaborato con numerosi coreografi, registi, musicisti e artisti internazionali. Winter Family oscilla tra la dimensione familiare e quella politica tenendo ben presente la loro provenienza: è del 2009 la pièce musicalteatrale Jerusalem Cast Lead, un viaggio in suono, immagini e testi nella società israeliana, tra paura e nazionalismi.

A cura di INVISIBLE°SHOW

In collaborazione con

by S.P.Testa
>use headphone and listen to it loud<

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