martedì 21 ottobre 2014

Del bere, Lowry, Erofeev, Sotto il vulcano, Mosca-Petuski, Giorni perduti, Jackson, Gilmore, Japandroids




Con l'alcool ho un rapporto abbastanza stretto da parecchi anni (almeno venti), diffido in maniera del tutto pregiudiziale di chi non beve mai un bicchiere, e ricordo che a parlarmi di "Sotto il vulcano" fu una tizia che conobbi a una festa sul lago che non si teneva in piedi tanto era ubriaca. Ero giovanissimo, nemmeno io ero troppo lucido, ma m'innamorai subito di quel romanzo e di quella donna che aveva almeno quindici anni più di me. Pendevo letteralmente dalle sue labbra. Malcolm Lowry è in assoluto uno degli scrittori della mia vita e "Sotto il vulcano" e "Caustico lunare" sono due romanzi alcolici/manicomiali che stanno dentro al mio cuore. Qui c'è Tommaso Pincio che racconta di Lowry e di "Sotto il vulcano"




Un altro splendido romanzo dedicato all'alcool è "Giorni perduti" di Charles Jackson. Difficile trovare in giro pagine che raccontino in maniera migliore la dipendenza dalla bottiglia. Anche se devo confessare che ho visto prima il film di Wilder (che lo ammorbidisce decisamente) e poi ho letto il romanzo e allora sono più affezionato alla pellicola, perché la vidi da giovane anche quella e non l'ho mai dimenticata.



E poi in questi giorni ho riletto "Moska-Petuski poema ferroviario" di Venedikt Erofeev (Quodlibet) nella nuova traduzione di Paolo Nori, che firma anche una toccante introduzione. Straordinario romanzo ribelle, alcolico, rivoluzione, antisovietico, russo, credente, letterario, viaggiatore, mortifero.




"Proviamo così: se un uomo tranquillo beve settecentocinquanta grammi diventa agitato e allegro. E se ne aggiunge altri settecento? Sarà ancora più agitato e più allegro? No, sarà di nuovo tranquillo. Visto da fuori, sembrerà che è di nuovo sobrio. Ma significa questo che è sobrio? Affatto: è ormai ubriaco come un maiale, per quello è tranquillo. Allo stesso modo io, in questi trent'anni non sono diventato meno solo e il mio cuore non si è indurito, proprio il contrario. Ma se si guarda da fuori: certo...No, adesso però bisogna vivere! E vivere non è per niente noioso. Vivere era noioso solfato per Nikolaj Gogol' e per il re Salomone. Se abbiamo vissuto trent'anni, bisogna provare a viverne altri trenta, sì, sì. "L'uomo è mortale" ecco il mio parere. Ma visto che mi hanno partorito, non ci si può far niente, bisogna vivere un po'. "La vita è meravigliosa", questo è il mio parere. Ma sapete voi quanti segreti ci sono ancora, al mondo, che abisso di cose inesplorate, e che enormi spazi per quelli che sono attratti da questi misteri! Ecco, l'esempio più semplice: perché se hai bevuto, alla sera, per esempio settecentocinquanta grammi, e al mattino non hai avuto modo di risolvere l'anticiclone - per lavoro o per cose del genere - e solo molto dopo mezzogiorno, dopo aver patito sei o sette ore, bevi per alleggerirti l'anima (quanto bevi? Mettiamo centocinquanta grammi) e come mai la tua anima non è più leggere? Il malessere che ti aveva accompagnato dal mattino, con questi centocinquanta grammi si trasforma in un malessere di un'altra categoria, un malessere pudico, le guance ti diventano scarlatte, sembri una puttana, e hai delle occhiaie così livide che sembra che il giorno prima tu non abbia bevuto i tuoi settecentocinquanta grammi e che invece, il giorno prima, ti abbiano picchiato per tutta la sera sul muso? Perché? Ve lo dico io, perché. Perché quest'uomo è diventato vittima delle sue sei o sette ore di lavoro. Bisogna sapersi scegliere il lavoro, lavori brutti non ce ne sono. Cattive professioni non ce ne sono, bisogna rispettare qualsiasi vocazione. Bisogna, appena svegli, bere immediatamente qualcosa, anzi, no, sbaglio, non "qualcosa", ma proprio la cosa che hai bevuto il giorno prima, e bere facendo delle pause di quaranta-quarantacinque minuti, e bere in modo che, arrivato a sera, tu abbia bevuto duecentocinquanta grammi in più di quel che avevi bevuto il giorno prima. Ecco allora che non ci sarà nessun malessere, nessun senso di vergogna, e tu barai una faccia così bianca come se da un anno e mezzo nessuno ti avesse picchiato sul muso. Ecco, vedete, quanti enigmi ci sono, in natura, fatali e gioiosi? Quante macchie bianche dappertutto! E questi giovani con la testa vuota che sono arrivati a darci il cambio senza accorgersi minimamente dei misteri del creato. Non hanno abbastanza ardore, non hanno abbastanza iniziativa, e in generale dubito che abbiano qualcosa nel cervello. Cosa ci può essere di più nobile, per esempio, che fare esperimenti su se stessi? Io alla loro età facevo così: la sera del giovedì bevevo d'un fiato tre litri e mezzo di era, bevevo e andavo a letto senza svestirmi, con un solo pensiero: mi sveglierò, la mattina del venerdì, o non mi sveglierò?" ((pp. 82-85)


Anche "Alcoholismo and Drinking in Twentieth-Century Literature" di Gilmore non scherza.

2 commenti:

  1. Mi piace parecchio questo connubio tra letteratura ed alcool. Devo ammettere però che non ho ancora letto nessuno dei libri che hai consigliato, li metto immediatamente in lista. Hai fatto una bella rassegna!
    Ciao!

    PS
    Hai ragione a diffidare di chi non beve...

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