venerdì 19 settembre 2014

"Monte Verità. Ascona e il genio del luogo" di Kaj Noschis (Edizioni Casagrande)



E' di una decina di giorni fa la mozione di Sergio Savoia, coordinatore dei Verdi del Ticino, che sollecita il Canton Ticino e la Confederazione Svizzera a: "creare un parco dedicato a Herman Hesse. In particolare il coordinatore dei Verdi chiede l'acquisto della Casa Rossa di Montagnola, in cui lo scrittore tedesco visse tra il '31 e il '62, realizzando un "Parco letterario" da unire al Museo e alla Casa Camuzzi. L'iniziativa, per i promotori, valorizzerebbe una realtà poco sfruttata, che attirerebbe molti turisti tedeschi, vista l'enorme fama di Hesse. Per il parco potrebbe poi essere richiesta l'iscrizione al Patrimonio dell'UNESCO." (cit. Rsi). Una mozione volta a proteggere quel luogo dall'edificazione di palazzine signorili da dove si potrebbe godere di un panorama di tutto rispetto. A salvare dalla distruzione un luogo/mondo di idee, riflessioni, solitudine, spirituali. Un mondo sul viale del tramonto, letteralmente attaccato alla canna del gas. Vilipeso, ignorato, deriso, svenduto. Ma in fin dei conti si tratta di una casa. Di un luogo dove ha vissuto uno scrittore. E per salvare quello spicchio di verde il solo modo che rimane é quello di trasformarlo in un parco pomposamente decorato dal termine letterario, di trasformarlo in un salvadanaio, in un luogo da frequentare, dove magari organizzare simposi, incontri, festival, presentazioni, buffet, aperitivi, mostre. Non c'è scampo in questo mondo: o ti trasformi in qualcosa di appetibile turisticamente, spendibile, inquadrabile, stampabile in qualche depliant, catalogo, sito internet oppure sei destinato alla rovina, al dimenticatoio. O diventi un sito patrimonio di chissà quale umanità culturalmente eletta o è meglio che ti fai da parte. Sembra che la sola scelta sia fra rovine o museo. Quasi come se l'uomo contemporaneo (un certo tipo di uomo contemporaneo), in un'atmosfera nemmeno troppo velatamente cimiteriale, sia ben disposto a trasformarsi in un custode del passato, di intoccabili e "bellissimi" luoghi, siti, opere d'arte. Stretto fra la possibile perdita del passato e la mummificazione del presente talvolta mi sembra di impazzire. E il senso di abbandono si amplifica al pensiero dell'esistente: piano regolatori folli dagli incastri banali/volgari/inspiegabili, frutto della mente illuminata di qualche politico, architetto, palazzinaro, banchiere, artista. Il tutto all'insegna della logica del denaro, del fare, dell'immortalità pubblicitaria che se ne infischia di qualsiasi progettualità, di sguardi sul presente e sul futuro. Quanta tristezza. Davvero quanta tristezza questa situazione in cui anche chi si oppone mette tristezza. La tristezza che mi mette l'idea di andare ad ammirare lo studio di uno scrittore, i suoi scritti sotto teca, le sue penne, i suoi colori, i suoi quaderni, i suoi occhiali. Magari anche le caccole che si toglieva dal naso mentre scriveva. 



Nel Canton Ticino c'è un altro luogo che si erse delicato e sensibile più di un secolo fa e le cui pallide spoglie sopravvivono oggi assediate dalla modernità e dall'edificazione selvaggia. Un luogo singolare situato ad Ascona, sul Lago Maggiore, a pochi minuti da Locarno. Quel luogo é il Monte Verità. A cui è dedicata l'appassionante saggio di Kaj Noschis "Monte Verità. Ascona e il genio del luogo" (Edizioni Casagrande, traduzione di Elisabetta Basso) che ne ripercorre la storia dagli albori sino ai giorni nostri. Più che un monte é una dolce collina baciata dai riflessi luminosi e caldi che salgono dal bacino lacustre. Una collina che a guardarla quasi non parrebbe essere quello spazio terreno e mentale dove agli inizi del Novecento sorse per volere dell'agiato olandese Henri Oedenkoven, Ida Hoffman, insegnante di pianoforte, Lotte Hattener, una giovane di idee libertarie, Karla Kraser, ufficiale austriaco, e il fratello Gustavo, una comunità dove sperimentare uno stile di vita più sano, aperto al vegetarianismo, al nudismo, alla spiritualità e che raggiunge il suo apice prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fino ad essere poi consegnata nel 1964 al Canton Ticino. Una comunità dove in breve tempo confluirono uomo e donne in aperta ribellione (e spesso in fuga) contro l'industrializzazione, il capitalismo borghese, l'autoritarismo, i dogmi religiosi. Dove poter assaporare l'ebbrezza di una Natura travolta dalla furia della tecnica, dove poter ricercare il vigore fisico, e l'equilibrio fra mente e corpo. Dove poter riflettere, discutere, creare. Dove porre le basi o dare nuova linfa a percorsi artistici che spesso saranno rivoluzionari. Monte Verità nel volgere di pochi anni divenne un luogo fecondo fatto di incontri, scontri, contaminazioni, rotture, sogni. A questa straordinaria esperienza parteciparono uomini come Bakunin, Herman Hesse, Otto Gross, Rudolf Laban, Mary Wigman, Jung, Mircea Eliade, James Hillmann e tanti tanti altri. Pensiero politico, filosofia, psichiatria, spiritualità, danza. La danza. La danza che proprio grazie a Laban e alla Wigman prese nuove strade proprio grazie alle sperimentazioni vissute a Monte Verità. Certo, anche questo luogo ha i suoi lati contraddittori, così come contraddittoria è stata tutto il Novecento. Coi fantasmi dell'eugenetica, le fascinazioni fasciste/naziste/comuniste/totalitarie/dinamitarde, le morti misteriose/suicidi, le droghe, i problematici rapporto uomo donna, la snobberia milionaria convissero con il pacifismo, la spiritualità orientale, l'anarchismo, le correnti artistiche d'avanguardia, l'ugualitarismo, le ricerche in campo psichiatrico, la danza, la musica, il teatro. La potenza di quel luogo era tale da mescolare antichi riti pagani, cristianesimo dell'origini, spiriti nordici e quello strano fascino fatto che emanano le genti e le terre ticinesi e svizzere.

Oggi cos'è diventata Monte Verità? E' diventata una collina museo, una collina vetrina, una collina congresso, dove resistono alcune splendide strutture di quegli anni e poco altro. Un luogo che appare freddo, distante, immobile. Questo libro di Noschis ha allora il pregio di restituire calore a questa collina, di far respirare una storia in parte dimenticata o edulcorata, un'avventura di passioni che tramortiscono, un cammino dell'anima entusiasmante e commovente per la sua voglia di sovvertire l'ordine del mondo con la forza delle parole, dei corpi nudi, delle pietanze che sconfiggono la morte, della danza, della pittura, dell'indagine della mente. Quello di Noschis è un libro che spinge, per fortuna senza mai costringere all'obbedienza, i lettori a prendere esempio dalle personalità che animarono Monte Verità, le spinge a studiarle, a leggere, a cercare le loro opere piuttosto confidare nei solini che pontificano da giornali, social network o tribune televisive. E' un invito a sperimentare, a percorrere strane inesplorate, a non avere paura di pensare, di immaginare l'impossibile. Per far sì che Monte Verità prenda vita altrove. Come una ballerina che dopo secoli di prigionia libera il proprio corpo dalle corde che le stringevano le membra. Finalmente libera di dare ossigeno alla propria libertà.



"Nella memoria collettiva Monte Verità resta il paradigma di una vita diversa - Lebensfreform! - in rottura con le norme dell'epoca. E' difficile, oggi, ritrovare le tracce di tutto questo nelle strade di Ascona e dintorni. Tra mura insonorizzate, barriere che delimitano le proprietà e parcheggi, assistiamo all'invasione dei ricchi, l'ammassarsi delle ville, l'impennata dei prezzi al metro-quadro. Di Monte Verità rimane comunque il bel giardino dell'Hotel nel quale le piante disposte da von der Heydt continuano a crescere. Si può ancora scorgere qualche casetta di legno. Una vasca o una doccia dell'epoca ci ricordano la vita quotidiana di allora. La collina possiede anche un museo, Casa Anatta, che ripercorre le tappe di tutta la saga. In un manifesto di Fidus, l'illustratore tedesco, risalente all'inizio del secolo scorso, si vede un uomo nudo, di spalle, nel fiore dell'età, che leva le braccia verso il sole nascente. E' l'aurora di un mondo nuovo. Fu questa la speranza che mise in moto verso il Sud giovani e meno giovani, ingenui o già disillusi, alla ricerca di una vita che potesse riscoprire tutti i suoi significati. Ascona e Monte Verità hanno permesso a molti di questi pellegrini di ritrovare la natura, l'ispirazione e una forma di esistenza che alimentò idee, amicizie e progetti. Perché allora non immaginare che il genius loco possa manifestarsi di nuovo oggi a coloro che sono ancora sensibili abbastanza da avvertirne la presenza?" (pp. 183-184)




Kaj Noschis, "Monte Verità. Ascona e il genio del luogo" (Edizioni Casagrande, 2013, traduzione di Elisabetta Basso).

Kaj Noschis, nato in Filandia nel 1950, dopo il liceo in Italia ha studiato psicologia alle università di Ginevra e Losanna e all'istituto C.G.Jung di Yurico. Dal 1984 è titolare di uno studio di psicoterapia a Losanna, dove insegna all'università all'università e al politecnico. Nel 2011 è apparsa in traduzione italiana la sua monografia "Carl Gustav Jung. L'ascolto del mondo interiore" (Armando Dadò editore)




(Questa recensione è comparsa sui "Quaderni asconesi, 1902" ed è dedicata a Otto Gross (1877-1919), esempio di vita, presenza fissa nei miei momenti di sconforto. Grazie a V.V.)

2 commenti:

  1. http://www.liberatv.ch/articolo/27642/il-governo-non-salva-la-casa-di-hermann-hesse-e-dadò-va-su-tutte-le-furie-basta

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