lunedì 22 settembre 2014

Léon Degrelle - Militia (Edizioni Ar), recensione di Federico Magi



Ho riletto anche io (dopo averlo letto tanto tempo fa) questo libro, "Militia", ma piuttosto che scriverci io intorno io un pezzo preferisco lasciare il link della recensione che pubblicò tempo fa il mio amico Federico Magi sul sito di Lankelot, che tra l'altro verrà prossimamente intervistato proprio su questo blog.. 

Degrelle é un uomo distantissimo da me, basta leggere la sua biografia, ma in maniera provocatoria potrei dire che se togliessero quel nome (ma quanti di voi sanno chi è Degrelle?), cambiassero logo della casa editrice, questo libro piacerebbe a moltissima gente. E tanti passaggi, vi confesso, hanno colpito e segnato indissolubilmente anche me. 

La recensione comincia in questo modo:


"Agire puro non significa agire cieco. E la norma di non guardare alle conseguenze concerne i moventi affettivi individualistici, non già la necessaria conoscenza di quelle condizioni oggettive di cui l’azione deve tener conto per essere, per quanto è possibile, un’azione perfetta, anzi per non essere un’azione destinata già in partenza a fallire”. Julius Evola, “Cavalcare la tigre”.  

ETSI MORTUUS URIT 

Possano queste pagine, ultimo fuoco di quel che io fui, ardere ancora un momento, riscaldare ancora un istante le anime possedute dalla passione di donarsi e di credere: di credere malgrado tutto, malgrado la disinvoltura dei corrotti e dei cinici, malgrado il triste gusto amaro che ci lasciano nell’anima il ricordo delle nostre colpe, la coscienza della nostra miseria e l’immenso campo di rovine morali di un mondo che, sicuro di non avere più bisogno di salvezza, da questo trae motivi di gloria, ma deve lo stesso essere salvato. Deve più che mai essere salvato”. Il fuoco e le ceneri
Le parole raccolte in questo volume sono parole perdute, scovate per caso e ritrovate da uno dei maggiori scrittori spagnoli del Novecento:Gregorio Maranon. Esse appartengono al cielo, dal cielo sono venute per ispirare il generale Léon Degrelle, per regalare l’ultimo soffio di speranza e forza agli spiriti dei giovani d’Europa. L’Europa, sogno, mito, idea del fondatore di Rex, il vallone in forzato esilio spagnolo che dopo la Seconda Guerra Mondiale non vide più i tramonti della sua terra. Troppo di più è inutile dirvi dell’uomo Degrelle, inutile giudicare le sue gesta, da ovunque le si guardi; ciò che conta, ciò che resta, sono le parole: un canto assoluto, impervio, oltre, per gli uomini e per l’infinito, per chiunque ne sappia riconoscere il valore più puro."

3 commenti:

  1. Lo lessi anni fa, ma era un periodo in cui avevo bisogno di proscritti, delle retoriche evoliane di Imperialismo pagano, di disintegrazioni di sistemi. La mia idea di Tradizione aveva bisogno di essere tranchant e Degrelle non incontrava quei bisogni. Quella che cercavo era una Tradizione con tinte ascetiche, asciutte, à la Codreanu. Sapevo essere un’idea piuttosto puerile, ma tant’è. Insomma: più Evola che Guénon.
    Il tuo post ha fatto sì che abbia ripreso il testo di Degrelle dalla zona Ar della mia libreria, di questo ti ringrazio, oggi mi sembra molto più vicino di quanto non lo fosse allora.
    Un saluto, Jean Claude.

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    1. Bene.
      allora conosci anche i libri della libreria europa, così tanto per curiosità.

      un saluto
      andrea

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  2. Sì, ho alcuni testi del Settimo Sigillo. Non molti.

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