sabato 27 settembre 2014

Intervista a Novanta. Cassettine, Best-Selling Dreams, Manfredi, Schillaci e gli anni '90




"Best-Selling Dreams" di Novanta è uscito.

E se avete ancora i vecchi stereo, le autoradio, i walkman ve lo potere anche ascoltare in cassettina. Mica male no? Io e Novanta ci siamo fatti una chiacchierata. Non di persona. Via mail. Un documento con le domande. E un altro con le risposte. Se vi va leggetela questa chiacchierata. Non siete obbligati.

Solo una cosa: giovani pulzelle sappiate che Novanta è disposto a porre un autografo sul vostro seno. Pensateci. 


Intanto l'intervista è questa sotto e c'è anche un video da gustarsi.

- Ciao Manfredi, come hai trascorso l'estate? E come stai affrontando l'inizio del nuovo anno? Fatto qualche nel mare?

Ho passato l'estate come sempre da qualche anno a questa parte: lavorando. Per fortuna ho fatto un po' di vacanze a Palermo all'inizio di settembre. Il mare era bello. Il problema semmai è che ho la pelle bianchissima: praticamente riflettevo il sole!

- Sei un uomo degli anni Novanta. Cos’avevano di così figo gli anni Novanta che sia io che te abbiamo vissuto? Per me sono stati davvero fighi. Anche se certe volte mi danno del vecchio quando lo dico.

Io resto sempre sconvolto quando vedo gente nata dopo i mondiali di calcio del '90! Per me chi non ha memoria di Schillaci e della morte di Falcone e Borsellino non fa parte della mia generazione. Sono anche atterrito dal fatto che oggi per un adolescente i Nirvana sono vecchi allo stesso modo di come lo erano i Led Zeppelin quando ero adolescente io. A me degli anni Novanta piace la musica. Poi c'è tutta la mia adolescenza in mezzo. Oggi che ho 33 anni mi chiedo: c'è vita dopo l'adolescenza? Sì, ma certi assolutismi, certi rigori, certe intransigenze non ci sono più. Negli anni novanta poi Palermo dopo essere morta sotto le bombe aveva ricominciato a vivere. Era un bel periodo. C'erano persino le torri gemelle. C'era l'articolo 18. E c'era Layne Staley.

- Nel nuovo disco ti sei avvalso della collaborazione di altri artisti. Come li hai scelti e come è nato questo disco? In fin dei conti che disco è questo Best-Selling Dreams? E quali sono i tuoi pezzi preferiti nell’album? 

Bialogard, Claudio Cataldi e Giampiero Riggio sono dei fuoriclasse. Il primo è un vero genio dream pop, uno che riesce a dosare riverberi ed emotività estrema come pochi. È una fonte di ispirazione per me. Il secondo ha un piglio folk e un'anima grunge mica da ridere. Le sue canzoni sono piene di rovi e tormenti e sono dotate di una bellezza struggente. Riggio ha la capacità di comporre brani dei quali ti innamori immediatamente. È un talento purissimo. Gli basta una chitarra acustica e la sua voce straordinaria per disegnare interi universi. Poi c'è anche un batterista pazzesco in un brano, Giuseppe Musto. È un multistrumentista, un poeta e un romanziere. Mica male. Tutti loro hanno avuto carta bianca, come tutti quelli che hanno collaborato con me in passato. Penso che sia un buon sistema per ottenere il massimo da chi viene a darmi una mano. Amo questo disco, dall'inizio alla fine, e mi piace pensarlo più come il lavoro di un collettivo che come un disco solista.

- Se io ti dicessi che il tuo disco è uno di quei dischi che potrebbe far innamorare qualche ragazza quando glielo passi cosa mi rispondi? Ha un’atmosfera molto sensuale il tuo disco.

Beh, sono contento che tu parli di atmosfera sensuale. Credo che moltissimo dipenda dalla presenza dei cantanti, che hanno dato colori diversi ai brani. Se questo disco può fare innamorare qualche ragazza direi che mi hai dato un buon motivo per vantarmi in giro con gli amici!

- E quali passi avanti, secondo te, hai compiuto rispetto agli altri due? Sei più o meno soddisfatto?

Sono molto soddisfatto. So che è difficile crederlo - ogni musicista dice che l'album nuovo è il più bello - ma sono davvero felice di questo lavoro. Il precedente "Crescendo" mi aveva prosciugato le energie. Ero convinto che non sarei riuscito a fare più di così, era il mio massimo. Invece poi a poco a poco i brani sono ricominciati a fluire. Credo che Best-selling dreams sia un disco che sposta più in là i confini della mia musica. Si sente - almeno spero - che sono più a mio agio con tutta la situazione. È un'evoluzione importante.

- Quali sono stati gli spunti iniziali? Nel senso sei un musicista che si mette lì con un’idea in testa oppure vai molto sull’improvvisazione, sulla sensazione e poi ci costruisci intorno un pezzo, un disco? Sei uno che si isola oppure no?

Mi è successo spesso di sognare canzoni bellissime che poi mi sfuggono al risveglio. Quindi non sono uno che accede ai piani alti dell'esistenza per comporre musica. Tendenzialmente mi metto la sera sul letto a strimpellare con la chitarra. È un momento molto divertente perché vai avanti senza meta, improvvisando arpeggi che difficilmente resteranno in vita a lungo ma che ti servono per entrare nell'atmosfera e per riscaldare le dita sul manico dello strumento. Stesso approccio quando mi metto a suonare con l'ipad. La magia scatta quando riesco a trovare una sequenza di note che mi piace. In quel momento dal divertimento si passa all'euforia pura perché sono convinto di avere il pezzo più bello del mondo (ovviamente non è così ma non si ragiona in quegli istanti, è come un raptus). Tutto questo avviene quando sono da solo. Mi vergognerei a far sentire a qualcuno la mia musica nel momento in cui è ancora così fragile e indefinita. Io ci sento l'universo, gli altri solo una chitarra con un'accordatura sbagliata.

- Come e dove è stato registrato? Te lo chiedo perché mi interessa molto ciò che gira intorno alla produzione di un disco. Probabilmente in pochi sanno cosa possa essere una registrazione, la creazione "fisica" di un disco. 

Tutto il progetto Novanta è stato registrato in camera da letto. Chitarra, tablet e computer. Solitamente posso impiegare settimane prima di completare un pezzo, perché spesso ne stravolgo gli arrangiamenti. Poi, appena finisco tutti i brani, cerco qualcuno più bravo di me per dare una regolata ai suoni.

- E’ un disco ostico da portare live. Come farai? E come valuti la situazione dei locali live attualmente? Io ti dico solo che qui a Lugano un po’ mi scoccia che i concerti siano sempre a orari da notte fonda. 

Anche a me scoccia parecchio l'orario universitario di certi concerti. Sarà che sto invecchiando! In generale ci sono tanti concerti e poca gente, un po' come per i dischi. Best-selling dreams è un disco impossibile da portare live, almeno per me. Ma sto lavorando con Bialogard e Giuseppe Musto per una serie di concerti. La formazione power trio (chitarra, basso e batteria) ci ha spinto a ripensare i brani, che ora sono potenti e rumorosi. Piuttosto diversi dal disco.

- Per te un gruppo deve necessariamente essere un grande gruppo deve essere anche grande dal vivo oppure per te non è così importante?

Per me è importante fare grandi dischi. Se è vero che da un grande disco può venire fuori un concerto di merda è altrettanto vero che da un disco di merda non arriverà mai un grande concerto. 

- Il tuo disco esce in digitale e in cassetta. Una scelta decisamente contemporanea ma anche retrò che si inserisce in un filone di riscoperta di modalità d’ascolto ritenute obsolete. Da dove arriva questa scelta? E dell’attuale mondo musicale fatto di bandcamp, download gratuiti o illegali, Itunes, dischi, lp, eccetera eccetera cosa ne pensi? Quali sono per te gli aspetti positivi e negativi di questa rivoluzione? Te lo chiedo perché credo che tu abbia cominciato a suonare in un mondo decisamente diverso da quello attuale.

Con i miei vecchi Moque ho fatto la trafila tradizionale demo-case discografiche-pubblicazione. Con Novanta mi sono preso molte più libertà e me ne infischio di diventare re del mondo. La scelta della cassetta è una non-scelta: Seashell Records pubblica cassette, a me piace la loro estetica e il loro gusto musicale, sono felice di questa collaborazione. La cassetta peraltro la usavo moltissimo negli anni Novanta-primi anni Duemila per fare compilation da ascoltare in auto: c'era la compilation notturna, quella casinara, quella leggerina. La cassetta è la sorella scema del vinile, è il contenitore che ti sei portato per nascondere i tuoi segreti. Ha anche un suono migliore di quello che dicono i detrattori. Ma non sono un feticista dei supporti fisici, ho superato da tempo quel pensiero. Io sono favorevole a BandCamp, al download, alla musica liquida. Di recente ho provato Spotify dopo un periodo di grande diffidenza. Mi ha stregato. E mi sono abbonato. Il vero problema della disponibilità (legale e illegale) della musica è che si rischia un'overdose. L'ascolto è sempre più un lusso. Esce una quantità di album pazzesca. Da appassionato faccio fatica a stare dietro a tutto. Per questo da musicista cerco di fare lavori non troppo lunghi. 

- Scrivi anche di musica su Rockit. Scrivi solo di ciò che ti piace oppure anche no? 

No, scrivo di quello che mi viene assegnato. A volte sono belle robe, altre volte no. I dischi che non mi piacciono sono sempre difficili da affrontare. Cerco di dire la mia verità senza scopi distruttivi ma senza neanche essere consolatorio. Non è facile.

- Ma quando leggi di musica preferisci riviste o siti? E quali sono le tue fonti di ricerca e lettura preferite?

Oltre a Rockit - che credo abbia meriti enormi che spesso non vengono riconosciuti - leggo molti siti. Credo che in generale la qualità delle recensioni sia buona. Leggo anche qualche rivista di musica ma in modo saltuario. 

- Però non scrivi solo di musica. Com’è in generale il mondo del giornalismo? E personalmente saresti favorevole oppure no all’abolizione dell’ordine dei giornalisti? E quali sono i giornalisti su cui ti sei formato e quelli che attualmente rispetti di più?

Il mondo del giornalismo è in una crisi gigantesca. Nelle redazioni la situazione dei precari è drammatica. Non credo che l'abolizione dell'ordine possa migliorare la situazione ma se succedesse la cosa non mi turberebbe. Un giornalista che mi ha ispirato e che secondo me scrive divinamente è Enrico Sisti di Repubblica. Ha uno stile superiore.

-Sei siciliano e milanese. Quali sono gli aspetti più belli di queste due regioni e soprattutto quanto incide questo sulla tua musica? (Perché di quelle brutte non se ne può più)

Milano è una città così disprezzata dal resto d'Italia (eh, Milano è brutta, dicono sempre) che sin dall'inizio mi ha suscitato simpatia.  È una città che ti permette di trovare il tuo angolino dove stare bene. Peccato per il costo degli affitti... Palermo è una città che ha un sacco di bellezza nascosta. Sono nato lì, ci sono cresciuto. È una città sorprendente. Musicalmente non so se hanno avuto un'influenza sulla mia musica. Forse è qualcosa che emerge tra le note dei brani.

- Dei talent cosa ne pensi?

Credo che ognuno abbia il diritto di fare ciò che vuole, non ho patenti per giudicare. Mi piacerebbe che, nel caso dei talent musicali, i partecipanti fossero incoraggiati di più a cantare roba propria. Un po' meno tecnica e un po' più di emozione.

- Facciamo la triplice domanda per ogni genere. Tre titoli per libro, film e disco. 

Giochetto difficile ma ci provo. La strada di Cormac McCarthy, Le correzioni di Jonathan Franzen, Black Hole di Charles Burns; Memento di Christopher Nolan, Old boy di Park Chan-Wook, Ratatouille della Pixar; Mellon Collie degli Smashing Pumpkins, Rollercoaster dei Red House Painters, Drowning in a sea of love di Nathan Fake.

- E se arriva una che apprezza  Arisa o Emma e ama il tuo disco e dice “Manfredi fammi un autografo sul seno” che fai?

Sarei felicissimo se succedesse.


Il video di "Windows" lo trovate qui: http://vimeo.com/107179858

4 commenti:

  1. Sul sito dell'Alligatore un'altra intervista a Novanta:

    http://alligatore.blogspot.ch

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  2. Sì, ma prima di farla ho letto questa ;)

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  3. Entrambe molto divertenti! :-) grazie a entrambi per la gentilezza e la disponibilità!

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