giovedì 8 maggio 2014

Ex

Perché non c'è niente di nuovo nelle inchieste su Expo & Co. Perché Expo è stato bramato per questi motivi per spartirsi denaro, per conquistare spazi di territorio, per deregolamentare il mondo del lavoro, per fare i fichi sulle questioni ambientali, per offrire festicciole e tanti squarci per scatti fotografici. Dietro tutto questo marciume risplende la stupidaggine di questo mega evento del cazzo. Inutile, dannoso, prevaricatore, specchietto per le allodole.  Un evento che si farà, non dubitate poveri stronzi che sgomiterete per farci un salto, si farà, prenotate il biglietto, cercate un albergo, andate a sentirvi fichi. E Roberto Maggioni ci ha scritto sopra un bel testo che seppur uscito qualche tempo fa resta ancora attuale proprio per la sua impostazione di fondo: "Expopolis" (Agenzia X) e io ci sarei andato giu`ancora più`pesante.


Ma visto che sono un incorreggibile rompicoglioni che va per la sua strada a queste inchieste si intrecciano tante altre riflessioni che scaturiscono da discussioni e letture. E una delle letture più`intense di questi ultimi mesi è stata stata sicuramente quella del libro di Claudio Martelli "Ricordati di vivere" (Bompiani) perché è un libro che mi ha fatto riflettere e discutere di questioni politiche e familiari. Discussioni accese che c'entrano poco con la figura di Martelli e molto di più con i movimenti di sinistra, col mio bisnonno che fu socialista durante il fascismo, con cio`che fu Mani Pulite, le stragi, con mio zio che dibatteva con mio nonno di riforme del lavoro e scioperi e avanzava proposte che avrebbe poi portato avanti nelle trattative con le parti sociali visto che mio zio si inscriveva proprio nella tradizione riformista socialista/repubblicana, eccetera, eccetera. 

E se ci sono cose che odio dal profondo sin da quando ero bambino sono lo sventolare delle manette, il tifo da stadio per i magistrati, l'augurare la galera a qualcuno, la pubblicazione/lettura delle intercettazioni, le piazze urlanti. 

E questo pur sentendomi totalmente distante da uomini come quelli arrestati oggi.

E sentendomi invece vicino al tono/sentimento espresso in questa lettera da un uomo come Sergio Moroni

E se non avete capito cosa sto cercando di comunicare, non importa.

Era solo un atto dovuto verso mio zio Antonio morto nel 1997, il giorno dopo aver compiuto cinquanta anni e aver trascorso vari giorni in coma in una sala rianimazioni dell'Istituto Tumori di Milano. Mio zio Antonio è stato uno straordinario politico mancato, un socialista-repubblicano, un viveur, un folle, un fanatico dei cani, un amante e profondo conoscitore del greco, del latino e di Tex Willer. Un consulente del lavoro sempre disposto al dialogo. Un umo che mi regalava libri, che mi parlo`di Nenni e Matteotti, che mi disse "Stai vicino a tuo padre". 

E fu proprio lui che mi parlo`di Sergio Moroni.

"Egregio Signor Presidente,
ho deciso di indirizzare a Lei alcune brevi considerazioni prima di lasciare il mio seggio in Parlamento compiendo l’atto conclusivo di porre fine alla mia vita. È indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere nel nostro paese, della sua democrazia, delle istituzioni che ne sono l’espressione. Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo. Eppure non è giusto che ciò avvenga attraverso un processo sommario e violento, per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito delle “decimazioni” in uso presso alcuni eserciti, e per alcuni versi mi pare di ritrovarvi dei collegamenti. Né mi è estranea la convinzione che forze oscure coltivano disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la “pulizia”. Un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei partiti e i loro sistemi di finanziamento. C’è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste regole.
Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali. Rimane comunque la necessità di distinguere, ancora prima sul piano morale che su quello legale. Né mi pare giusto che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive, a cui è consentito di distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto d’informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ciò si aggiunge la propensione allo sciacallaggio di soggetti politici che, ricercando un utile meschino, dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori. Non credo che questo nostro Paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima da “pogrom” nei confronti della classe politica, i cui limiti sono noti, ma che pure ha fatto dell’Italia uno dei Paesi più liberi dove i cittadini hanno potuto non solo esprimere le proprie idee, ma operare per realizzare positivamente le proprie capacità e competenze. Io ho iniziato giovanissimo, a solo 17 anni, la mia militanza politica nel Psi. Ricordo ancora con passione tante battaglie politiche e ideali, ma ho commesso un errore accettando il “sistema”, ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune, ne mi è mai accaduto di chiedere e tanto meno pretendere. Mai e poi mai ho pattuito tangenti, né ho operato direttamente o indirettamente perché procedure amministrative seguissero percorsi impropri e scorretti, che risultassero in contraddizione di “ladro” oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile, non resta che il gesto. Mi auguro solo che questo possa contribuire a una riflessione più seria e giusta, a scelte e decisioni di una democrazia matura che deve tutelarsi. Mi auguro soprattutto che possa servire a evitare che altri nelle mie stesse condizioni abbiano a patire le sofferenze morali che ho vissuto in queste settimane, a evitare processi sommari (in piazza o in televisione) che trasformano un’informazione di garanzia in una preventiva sentenza di condanna. Con stima.
Sergio Moroni »

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