sabato 5 aprile 2014

Post molto lungo, attenzione (Shalom Auslander, Chiara Valerio)

Un abbraccio commosso a tutta la famiglia di Enrico Fontanelli. Ricordero' per sempre l'intervista che facemmo agli Offlaga in quel camerino del Bloom di Mezzago. Ci sentimmo altre volte in questi anni. Bah. La vita è una merda.


(E questo video perché quei nomi mi riportano alla storia di buona parte della mia famiglia)

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Amore e coraggio non sono soggetti a processo” (Drieu La Rochelle)

Nelle grandi città la gente si preoccupa soprattutto di vivere in modo originale e cosi´ saltano fuori cose sul genere dell’esistenzialismo che non significano un accidente, ma danno l’illusione di vivere in modo diverso dai vecchi sistemi. Invece nei paesi della Bassa si vive, si ama, si odia e si muore secondo i soliti schemi convenzionali. E la gente se ne infischia se si trova invischiata in una vicenda che è una scopiazzatura di Sangue romagnolo o di Giulietta e Romeo o dei Promessi sposi o della Cavalleria rusticana o di altre balle di letteratura. Quindi è un eterno ripetersi di vicende banali, vecchie come il cucco, ma alla fine, tirate le somme, quelli della Bassa finiscono sotto terra proprio come i letterati di città, con la differenza che i letterati di città muoiono piu`arrabbiati di quelli di campagna, perché a quelli di città dispiace non solo di morire, ma di morire in maniera banale mentre a quelli di campagna dispiace semplicemente di non poter piu` tirare il fiato. La cultura è la piu` grande porcheria dell’Universo perché ti amareggia oltre che la vita anche la morte”. (Giovanni Guareschi)

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Succede che io e mia sorella siamo al telefono a parlare (o meglio, lei parla, mentre io tendo a tacere e a intervenire a fiammate) di vacanze, scoperte archeologiche, vicini di casa e di malattie che stanno colpendo certe persone che conosciamo e per malattie s’intende ogni possibile variante del tumore, quando a un certo punto lei che legge un sacco di libri della Guanda (mia sorella e il suo compagno sono lettori fortissimi) perché ci lavora la sua migliore amica mi dice “Quando ti metti a parlare di religione o di Dio sembri proprio Shalom Auslander. Stronzo, sboccato, sconcio, tenerissimo.” Ci salutiamo cosi’ con lei che dice che verro’ appeso per la lingua fino a quando non si strappera`.

Le avevo solo detto che il cadavere di nostra madre profumava di vita rispetto al fetore dei religiosi entrati in casa allora. Odore di cibi precotti, di porro, di semolino andato ammale, di urina pastosa, di trippa da supermercato, di quella puzza di cioccolato con cui l'Icam ammorbava Lecco strappando conati alle persone.







Shalom è uno scrittore che sento vicinissimo a me, uno di quelli capaci di scrivere un romanzo come “Prove per un incendio” con un'Anna Frank vecchissima che vive in un solaio e rompe i coglioni al protagonista e che è una splendida, sincera, dura, commovente riflessione sul tema della memoria, dei sensi di colpa, del superamento dei traumi, della scrittura e poi lo stesso memoir “Il lamento del prepuzio” dove dà vita a un esilarante sfida contro la religione, le imposizioni familiari, i tabu’. Uno che scrive:




Quando ero ragazzino mi dicevano che quando fossi morto e andato in Cielo, gli angeli mi avrebbero portato in un grande museo pieno di quadri che non avevo mai visto prima, i quadri che sarebbero stati creati con tutto lo sperma artistico che avevo sprecato in vita mia. Poi gli angeli mi avrebbero portato in un’immensa biblioteca piena di libri che non avevo mai letto, i libri che sarebbero stati scritti con tutto il prolifico sperma che avevo sprecato in vita mia. Poi gli angeli mi avrebbero portato in un’enorme casa di preghiera con centinaia di migliaia di ebrei che pregavano e studiavano, gli ebrei che sarebbero nati se io non li avessi uccisi, sprecati, asciugati con un calzino sporco nel corso del ripugnante disastro della mia spregevole esistenza (ci sono grosso modo cinquanta milioni di spermatozoi in ogni eiaculazione. Fa piu’ o meno nove Olocausti a ogni sega. Quando mi dissero questa cosa, stavo per entrare nella pubertà, o la pubertà stava per entrare in me, e commettevo genocidio, in media, tre o quattro volte al giorno). Mi dissero che quando fossi morto e andato in Cielo, sarei stato bollito vivo in gigantesche tinozze riempite con tutto il seme che avevo sprecato in vita mia. Mi dissero che quando fossi morto e andato in Cielo, tutte le anime di tutto lo sperma che avevo sprecato in vita mia mi avrebbero dato la caccia per l’eternità attraverso il firmamento. Non è necessario essere rabbini, per giocare a questo gioco – forza, provateci! – tutto quello che vi serve è terrore, istinto sanguinario e una vena ironica macabra e violenta. Ecco la mia: temo che Dio metta tutti gli spermatozoi sani, perfetti e di talento nelle prime eiaculazioni della vita di un uomo – futuro premio per chi ha esercitato il controllo sulle sue rivoltanti intenzioni – e che poi, man mano che gli anni passano e lui eiacula ancora e ancora (e ancora, e ancora, e ancora), la qualità dello sperma crolli. Quando è il momento, ormai restano solo gli scarti: quelli con gli occhi storti, quelli coi denti sporgenti, quelli con la mandibola in fuori, oppure in dentro, quelli coi piedi piatti, quelli con le dita palmata, gli idioti, gli infingardi, i criminali, i ritardati, i fessi, i deficienti, i bastardi. Sarebbe proprio da lui” (pp. 13- 14)

E ti fa sganasciare quando si ribella al cibo kosher e si riempie di sensi di colpa:

Al momento di creare l’uomo, Dio gli piazzo’ dentro due inclinazioni, una buona, l’altra malvagia. Si è detto pochissimo dell’inclinazione buona, ma l’inclinazione malvaggia è notoria: è il serpente nel Giardino dell’Eden, è Lot che si spoglia nudo davanti alle sue figlie, è il visitatore che incoraggia Sara a ridere, è l’uomo in mezzo a una folla di israeliti terrorizzati che urla: “Costruiamo un vitello d’oro”. È colui che fa i film di Hollywood e la musica rock, la televisione il venerdi` sera e i Nabisco con doppio ripieno, è colui che fa splendere il sole fuori quando tu devi stare dentro a studiare la Torah, è colui che fa diventare le foglie di bellissimi colori per attirarti fuori dalla sinagoga nel Giorno dell’Espiazione. È un istigatore, un truffatore, uno che da millenni rimesta la merda. E adesso temvo che l’inclinazione malvagia, come uno squalo bianco nelle acque torbide e impure della mia anima, sentisse odore di sangue. Cominciai a rubare. Rubare Twix. Rubai Mars. Quando sentii dire che la parte liquida dentro le gomme da masticare Freshen Up era fatta di gelatina, ne rubai un pacco da sei al supermercato e passai la notte seduto sul pavimento del bagno a succhiare il succo da tutti e quarantadue i pezzi, buttando via la gomma. Davo ancora il tormento a mia madre per i Franken Berry e i Lucky Charmas – se avessi smesso di colpo, sarebbe diventata sospettosa – e quando il mio incessante rompere le scatole per ottenere cereali da colazione biblicamente proibiti divento’ insopportabile, lei comincio’ ad andare al supermercato senza di me. Io aspettavo che lei uscisse, chiudevo la porta della mia stanza, mi sedevo a gambe incrociate davanti al cassetto della biancheria, e quando lei tornava a casa mi ero rovinato l’appetito per cena. Buon Dio, pensavo tra me e me con la bocca piena di gomme da masticare Chuckles e Jelly Belly rubate, ma che cosa mi prende? Ero malato. Ero morboso. Ero un criminale. Ero un sodomita, un amoreo, un ittita, un sineo, un gebuseo. Ero Caino. Ero Esau`. Ero la moglie di Lot. Mi chiesi perché mai Dio ci mettesse tanto a punirmi, a gettarmi sotto un autobus con le tasche piene di Slim Jim, a farmi venire un attacco di cuore nel bel mezzo di una merendina Moon Pie. E quando credevo che Lui lo stesse facendo – quando sentivo un dolore lancinante al petto (attacco di cuore), o una fitta acuta alla testa (aneurisma cerebrale) – correvo in bagno e mi ficcavo le dita in gola, tentando di rigurgitare i peccati che avevo già inghiottito, sussultando in preda ai conati e sperando che quella sera Dio si sentisse Incline al Perdono Totale, o almeno Incline al Perdono Parziale, o magari soltanto Vagamente Assolutorio. Dopodiché tornavo nella mia stanza, mi prendevo a pugni nello stomaco e cominciavo a dondolarmi avanti e indietro sul bordo del letto, abbracciato a una busta di patatine Doodles che disperatamente, disperatamente non volevo mangiare”. (pp. 80-81)

E come dimenticare tutte le parti sulla scoperta del sesso/porno? Romanzo trascinante. 

Intanto sulla mia scrivania è arrivato anche il nuovo romanzo di Chiara Valerio: "Almanacco del giorno prima" (Einaudi)



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Gli amici. Che mi sanno abbracciare. Gli amici. Le loro sventure. Le loro disgrazie. I loro sorrisi. I loro racconti. Le loro lacrime. I loro cani. I loro occhi. I loro figli.

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