giovedì 17 aprile 2014

Ieri

Ieri compiva gli anni mia sorella. A casa nostra le feste, quando e se si fanno, durano poco: una fetta di torta, un bicchiere di vino, due chiacchiere rapide, magari un caffè e in tre quarti d'ora massimo un'ora finisce tutto. Ieri quasi cinquanta minuti velati di una tristezza leggerezza perché banalmente il mondo va avanti e il passato, certe volte, sembra quasi non essere mai esistito.

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Per arrivare a Milano: pedaggi, autostrada, tangenziale, colonne e i cantieri di quella dannata rogna che sarà l'Expo.  E mi girava in testa questa canzone: "Fratelli di battaglie". E intanto ecco che cominciano a fiorire le liste elettorali, ecco gli appelli, ecco le figurine con faccine e slogan, ecco i programmini tipo menu', ecco le promesse, ecco i sorrisi, ecco i banchetti. Ecco che di foto tessera/santino arriva pure quella di mio padre e non so se piangere o piangere più forte per il rammarico di una scelta del genere.

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E ti accorgi che parlare di carcere è quasi impossibile.

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Fortuna che c'è altro nella vita, come la letteratura: David Means è uno dei più bravi scrittori di racconti in circolazione e "Il punto" (Einaudi) è da poco nelle librerie e su Rivista Studio c'è un pezzo di Cristiano de Majo dedicato proprio allo scrittore americano: "Conoscete David Means?".


E un'altra bella raccolta di racconti è l'esordio di David Leavitt: "Ballo di famiglia" (Mondadori) e che tra l'altro è una delle grandi scoperte della mia adolescenza.



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