domenica 20 aprile 2014

Di ritorno dal lavoro

Appunti sparsi:

- "The Mighty Rio Grande" dei This Will Destroy You è un brano che in generale mi fa partire i lacrimoni e quando lo ascolto in questa versione gli occhi oltre a riempirsi di lacrime si riempiono anche delle ore di agonia di mia madre, dei suoi sogni di andare a Berlino, del suo progetto di andare finalmente in Egitto a vedere gli scavi archeologici dove lavorano mia sorella e il suo futuro marito. 

- Letto tutto d'un fiato il dolorosissimo libro di John Colapinto "Bruce Brenda e David" (Edizioni San Paolo) Ve lo consiglio. Intanto vi lascio il link di un articolo di Giulio Meotti pubblicato su Il Foglio qualche giorno fa: "Il bambino cavia".

- Con tutto il rispetto per lo SPI (Sindacato Pensionati Italiani, a cui era iscritta anche mia madre), trovare la campagna tesseramenti sull'ultima pagina de Il Manifesto fa riflettere su molte questioni. Le risposte non sono belle.

- De "Gli eroi imperfetti" di Stefano Sgambati (Minimum Fax) ne ha scritto diffusamente Paolo Zardi sul suo blog.


- Ho letto anche il libro di Selvaggia Lucarelli. Distante dai miei gusti ma decisamente più onesto e dignitoso di tantissimi altri libri pompati come opere di qualità e magari vincitori di premi. Intanto lascio una cosuccia scritta dalla Lucarelli: "Selvaggia Lucarelli al Fatto Quotidiano: Giu`le mani dalle mie tette" (Qualunque attacco viene rivolto al merdoso Fatto io lo sponsorizzo)

- E visto che oggi ho saputo che sta morendo una mia carissima parente innamorata dei racconti di Guareschi trascrivo l'inizio di "Mondo Piccolo - Tutto don Camillo", che sono tre volumi mastodontici della Bur:

 "Io da giovane facevo il cronista in un giornale e andavo in gite tutto il giorno in bicicletta per trovare dei fatti da raccontare. Poi conobbi una ragazza, e allora passavo le giornate pensando a come si sarebbe comportata quella ragazza se io fossi diventato imperatore del Messico o se fossi morto. E, alla sera, riempivo la mia pagina inventando i fatti di cronaca, e questi fatti piacevano parecchio alla gente perché erano molto più verosimili di quelli veri. Io, nel mio vocabolario, avrò si` e no duecento parole, e son le stesse che usavo per raccontare l'avventura del vecchio travolto da un ciclista o quella della massaia che, sbucciando le patate, ci rimetteva un polpastrello. Quindi letteratura o altra mercanzia del genere: in questo libro io sono quel cronista di giornale e mi limito a raccontare dei fati di cronaca. Roba inventata e percio` tanto verosimile che mi è successo un sacco di volte di scrivere una storia e di vederla, dopo un paio di mesi, ripetersi nella realtà. E non c'è niente di straordinario, è semplice questione di ragionamento: uno considera il tempo, la stagione, la moda e il momento psicologico e conclude che, stando così le cose, in un ambiente x possono verificarsi questa e quest'altra vicenda. (...) L'ambiente è un pezzo della pianura padana: e qui bisogna precisare che, per me, il Po comincia a Piacenza. Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente: anche la Via Emilia, da Piacenza a Milano, è in fondo la stessa strada; pero` la Via Emilia è quella che va da Piacenza a Rimini. Non si può fare un paragone tra un fiume e una strada perché le strade appartengono alla storia e i fiumi alla geografia. E con questo? La storia non la fanno gli uomini: gli uomini subiscono la storia come subiscono la geografia. E la storia, del resto, è in funzione della geografia. Gli uomini cercano di correggere la geografia bucando le montagne e deviando i fiumi e, così facendo, si illudono di dare un corso diverso alla storia, ma non modificano un bel niente, perché, un bel giorno, tutto andrà a catafascio. E le acque ingoieranno i ponti, e romperanno le dighe, e riempiranno le miniere; crolleranno le case e i palazzi e le catapecchie, e l'erba crescerà sulle macerie e tutto ritornerà terra. E i superstiti dovranno lottare a colpi di sasso con le bestie, e ricomincerà la storia. La solita storia. Poi, dopo tremila anni, scopriranno, sepolto sotto quaranta metri di fango, un rubinetto d'acqua potabile e un tornio della Breda di Sesto San Giovanni e diranno: "Guarda che roba!". E si daranno da fare per organizzare le stesse stupidaggini dei lontani antenati. Perché gli uomini sono delle disgraziate creature condannate al progresso, il quale progresso porta irrimediabilmente a sostituire il vecchio Padreterno con le nuovissime formule chimiche. E così, alla fine, il vecchio Padreterno si secca, sposta di un decimo di millimetro l'ultima falange del mignolo della mano sinistra e tutto il mondo va all'aria. Dunque il Po comincia a Piacenza, e fa benissimo perché è l'unico fiume rispettabile che esista in Italia: e i fiumi che si rispettano si sviluppano in pianura, perché l'acqua è roba fatta per rimanere orizzontale, e soltanto quando è perfettamente orizzontale l'acqua conserva tutta la sua naturale dignità. Le cascate del Niagara sono fenomeni da baraccone, come gli uomini che camminano sulle mani. Il Po comincia a Piacenza, e a Piacenza comincia anche il Mondo piccolo delle mie storie, il quale Mondo piccolo è situato in quella fetta di pianura che sta fra iil Po e l'Appennino." (Giovanni Guareschi)


2 commenti:

  1. Un film doloroso e bellissimo su chirurgia e identità sessuale è XXY...lo conosci? Etabeta400

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    1. No, non l'ho visto, me lo segno volentieri. ciao

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