martedì 18 marzo 2014

Le parole

Ieri sera ho incrociato la trasmissione di Iacona dedicata al Made in Italy. Niente di nuovo per chi e' un poco informato e avendo avuto un padre che ha lavorato da sempre nel tessile/chimico i racconti di questo genere erano all'ordine del giorno. Poi un signor Benetton te lo ricordi ospite riverito e accarezzato dalla Bignardi o dall'idolo della sinistra salottiera Dandini e penso agli uomini e donne e bambine e bambini che ho visto in quei filmati e penso ai Mapuche e alle lotte per difendere le loro terre ancestrali. Poi penso alle liste elettorali, alle raccolte firme e a tutta questa carta sprecata. Poi penso a mia nonna con la sigaretta in bocca che malediceva i bigotti. Poi vedo in tv la fila per entrare nel negozio che il Farinetti ha aperto a Milano. Poi vedo le strette di mano fra Renzi e Merkel. Poi ascolto parlare della proposta di ristabilire i contingenti. Poi penso alla fortuna di avere una responsabile thailandese simpatica e aperta mentalmente. Poi ascolto storie di uomini che viaggiano per tredici ore e spendono un sacco di soldi per scopare. Poi sento del padre di un compagno di classe morto d'ictus. Poi della madre di due ragazzi del mio paese che sta morendo di un tumore al pancreas. Poi di un'amica che e' ripiombata nell'anoressia ed e' la quarta volta negli ultimi dodici anni. Poi del prezzo al grammo dell'eroina. Poi telefono a mio padre e ci ricordiamo che domani e' la festa del papa' e che il 19 di marzo mia madre cucinava sempre prelibatezze per lui. E che ne cucinava ancora di piatti incredibili il giorno del suo compleanno e ancora ancora piu' buoni nel loro anniversario di matrimonio. E penso che mia madre era una cuoca incredibile e una donna silenziosa, severa, feroce, testarda, implacabile. Poi penso che senza mia madre le settimane scorrono con un vuoto impressionante nel cuore. Poi penso alle rose che mio padre porta ogni domenica sulla tomba di sua moglie. Poi chiudo gli occhi e cerco d'immaginare un modo per sopravvivere a tutto cio'. E non lo trovo. Perche' se chiudo gli occhi vedo gli occhi di mia madre durante la sua agonia. Occhi che mi guardano nel profondo. Che si riempiono di lacrime. Di tempo sprecato. Di parole che non abbiamo mai saputo dirci. Del riflesso del mio senso di colpa. E nemmeno gli alcolici offrono una soluzione. Niente. Proprio niente trovo per resistere a questo stato d'animo che mi accompagna sin dall'infanzia. Poi infilo l'ultimo disco dei Sun Kil Moon nello stereo. Poi conto il tempo che resta a che la mia compagna torni dal lavoro. E allora resuscito quel poco di forze che mi restano per resistere alla depressione e allo sconforto che mi avvolgono quotidianamente. E aspetto. Aspetto. 

"Olive aveva gli occhi chiusi, e la sua anima stanca era attraversata da ondate di gratitudine, e rimpianto. Immagino' la stanza piena di sole, le pareti accarezzate dai raggi, i cespugli la' fuori. Il mondo la confondeva. Non voleva ancora lasciarlo.
(Elizabeth Strout, Olive Kitteridge)

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