martedì 18 febbraio 2014

Pulire i cessi per ripulirsi dal dolore

"Maybe it's the weather
But I got nothing in my heart"  (Marissa Nadler, Nothing In My Heart)

Certe volte mi chiedo se ce ne sono tanti che come me si commuovono mentre leggono. Mi sta capitando leggendo i racconti di Sam Lipsyte. Uno, "Il verme a Philadelphia", comincia cosi' e quando sono arrivato alla fine avevo i lacrimoni agli occhi. Sara' perche' parla di sconfitti, di dolore, di tossici, di boxe, di vie di fuga, di libri da scrivere. Non lo so.

"La classica storia americana: avevo finito i soldi e la gente a cui chiederli. Allora mi e' venuto in mente quello che i greci chiamano un eureka. Potevo scrivere un libro per bambini sul grande peso medio Marvelous Marvin Hagler. Mio padre aveva fatto il giornalista sportivo prima di cominciare a dimenticarsi le cose, come il fatto di essere stato un giornalista sportivo o il nome del suo unico figlio, quindi la mia idea non sembrava folle. Forse e' un po' come quando tuo padre e' il presidente della Repubblica. Pensi: Be', se ci e' riuscito quel coglione...Perche' proprio Marvelous Marvin Hagler? E perche'? no? Era stato uno dei migliori dei suoi tempi, o meglio, dei miei, cioe' dei tempi in cui ero ragazzo e il mondo sembrava ancora qualcosa che poteva salvarmi dal dolore, e non causarlo. Perche' per bambini? I bambini erano facili da raggiungere. Bastava letteralmente allungare un braccio per raggiungerli. E poi, c'erano meno parole da scrivere. Quindi mi sarei messo in tasca i soldi piu' in fretta. Stavo facendo esperimenti con la disoccupazione, avevo bisogno di trovare in fretta qualche modo per pagare l'affitto. Invece non stavo piu' facendo esperimenti con la droga: sapevo benissimo come usarla. Il punto era che mi ricordavo una serie di informazioni su Hagler che avevo letto sulle riviste di boxe di mio padre, quelle per cui la mia matrigna si lamentava sempre, in casa nostra a New Brunswick ce n'erano pile intere ovunque. Per esempio, Hagler era un duro ed era calvo, forse il pugile piu' duro e piu' calvo di tutti i tempi. Potevo cominciare con questo aspetto della sua storia e poi continuare da li'. Magari i miei amici avrebbero potuto aiutarmi, anche se mi sembrava di non averli mai sentiti parlare di pugilato, e la maggior parte di loro erano tossici persi, con cui riuscivi a stare solo un paio d'ore. Ero perso anch'io, ma andavo fiero di essere sopportabile per piu' di un paio d'ore. Possedevo ancora quella che mio padre chiamava intraprendenza. E poi ero dotato anche di un atteggiamento positivo, che e' solo un trucco in cui ci si convince che la desolazione del proprio mondo e' una fase della propria crescita persona. La cosa assurda e' che funziona." (pp. 134-135)


E a proposito di lacrimoni Simone Buttazzi ha recensito su Indie Eye "Der Kreis (The Circle)" di Stefan Haupt, premio del pubblico Panorama Dokumente al Festival del Cinema di Berlino. Ci sono di mezzo la splendida Zurigo e la storica pubblicazione omosessuale "Der Kreis". Spero quantomeno di riuscire a vederlo in Svizzera.


Poi il 7 aprile esce il disco di Camilla Sparksss, "For You The Wild", e in rete sta girando un teaser molto divertente. Mancano pochi giorni.


"Dopo aver descritto un mondo caotico, larvale, illusorio, mi sono impegnato ora parlare dell'esistenza di un altro mondo, piu' reale, piu' coerente, dove esiste del bene, del bello, del vero - nella misura in cui i contatti che ho potuto avere con tale mondo mi danno il diritto e il dovere di parlarne. Sto scrivendo un racconto piuttosto lungo nel quale si vedra' un gruppo di esseri umani che hanno capito di essere in prigione, che hanno capito di dovere, prima di tutto, rinunciare a questa prigione (perche' il dramma e' l'attaccarvisi), e che parono in cerca di una umanita' superiore, libera dalla prigione, presso la quale essi potranno trovare l'aiuto necessario. E lo trovano, perche' alcuni compagni e io abbiamo realmente trovato la porta. Solo a partire da questa porta comincia una vita reale". (Rene Daumal, Lettera del 24 febbraio 1940)

(Il titolo del post si riferisce al lavoro che ho svolto stamani insieme alla mia collega/responsabile e che non e' il solito lavare i cessi che fanno (quasi) tutti a casa. Lavoro massacrante ma avevo bisogno di scaricare alcuni macigni che mi si muovevano in testa) 

4 commenti:

  1. (non chiedetemi perchè c'è questo sfondo/colore, non lo so)

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  2. devi cambiare le impostazioni del blog...

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    1. ci avevo pensato...ma per me la tecnologia e' un universo che non riesco a capire...

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