domenica 9 febbraio 2014

Paolo Ravasin

La morte di Paolo Ravasin, malato di Sla da 15 anni, presidente onorario della Cellulla Coscioni di Treviso, mi ha fatto pensare ai tanti discorsi su questi temi che ho affrontata in famiglia e con le persone che conosco. La malattia di mia madre li riporto' a galla tutti quanti ma in maniera ancor piu' dirompente. Lei aveva deciso di affrontare il tumore, la chemioterapia, l'operazione ma si era opposta con tutte le sue forze a qualunque forma di accanimento terapeutico. Quando all'ospedale le avevano attivato il servizio hospice mia madre era stata chiara e aveva ribadito nuovamente le sue volontà. Perche' aveva gia' espresso queste sue intenzioni nel primo ricovero in agosto. Così e' stato. A un certo punto bisogna fermarsi e "dire basta". Le sue convinzioni erano maturate negli anni e si erano poi fortificate partecipando al tormento di mia zia mentre accarezzava il corpo del marito incosciente e con un tubo in gola per respirare, facendosi distruggere dalla malattia degenerativa di mia nonna e soprattutto per la vicenda di Eluana Englaro, ricoverata in quella clinica dove siamo nati io e mia sorella. Che tortura, che tortura, esclamava ogni volta che si parlava di quella ragazza. Sono argomenti difficili da affrontare. Succede poi d'accorgersi che a una persona sana o nei primi stadi della malattia si promette ogni cosa ma che quando la malattia si fa spazio le promesse spesso vengono infrante perche' non si vuole perdere il proprio caro. Io ero e sarò sempre disposto a infrangere tutte le leggi che esistono nella penisola per accontentare mia madre e persone che si trovassero in queste situazioni. Non ce n'e' stato bisogno. 


"La fabbrica della cura mentale. Diario di uno psichiatra riluttante" di Piero Cipriano (Eleuthera) e' un libro che vi consiglio di leggere. Vi scavera' dentro e spero che vi aprira' gli occhi. Personalmente mi ha fatto pensare a quelle volte che l'ho scampata bella e non mi fecero il TSO.

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