sabato 18 gennaio 2014

L'isola del tesoro, Giorgio Manganelli e ...

In questi giorni il figlio di mia cugina ci ha tenuto a ricordare quando mia madre gli regalo' per un suo compleanno "L'isola del tesoro". Gli si sono illuminati gli occhi mentre ne parlava e poi via a ricordare "L'ultimo dei Moicani", "Zanna Bianca", il cofanetto di "Star Wars", "Cronache marziane" e tanto tanto altro. Ricordo la lettura del romanzo di Robert Louis Stevenson come uno dei momenti piu' belli e trascinanti della mia vita. Mirabili sono le parole di Giorgio Manganelli nell'Introduzione a "L'isola del tesoro":

"Vorrei toccare brevemente dell'isola e del tesoro; essi sono indicazioni talmente precise dell'avventura, da poterle considerare due immagini, due ipostasi dell'avventura. L'isola - luogo isolato e oniricamente affollato di ignoti profili - non e' la sede dell'avventura, ma l'avventura nella sua invenzione geografica (la geografia trasportata al letterario); allo stresso modo il tesoro, trionfo del possibile irreale, e' il luogo dinamico per eccellenza, il coacervo indifferenziato di tutte le possibilita', il mezzo avventuroso che consente di acquistare altre avventure. Potremmo dire che e' impossibile vivere rinunciando alla ricerca del tesoro, giacche' la nostra stessa esistenza - irreale e possibile - presuppone non solo l'esistenza del tesoro, ma il deposito, in quello, di qualcosa che ignoriamo, ma che sappiamo essere per noi decisivo. Il tesoro e' formato di avventure pietrificate, metallizzate, pronte a scatenarsi, ad agire come potenza, magnificenza, significato. Ancora dell'isola e del tesoro, come forma allucinatoria e tangibile dell'avventura; in queste due immagini si riconoscono due caratteri essenziali, il gioco e il destino. Chiunque interpreti la propria vita nei modi dell'avventura non puo' rinunciare a questi segni illuminanti e coesistenti; un'isola e' un luogo fantastico, ma cio' che accade nell'isola e' destino, non nel senso che vi accade o deve accadervi, ma nel senso che ha significato, e che il suo significato e' scatenato appunto dalla struttura dell'isola appartata, inaccessibile, fantastica. Allo stesso modo il tesoro, questo gioco supremo, e' il deposito insondabile di tutti i miti che ci danno significato. Il gioco, apparentemente gratuito, e'  costruito in vista della sua necessaria relazione con il destino, e il destino cerca la forma leggera e infantile del gioco per rendersi sensibile".

E c'e' chi trova che il modo migliore per starmi vicino in quel giorno sia stato regalarmi un romanzo e restituirmene un altro. Il regalo e' stato: "Intanto anche dicembre e' passato" di Fulvio Abbate e quasi per caso ho trovato questo delizioso commento di Pietrangelo Buttafuoco: "Caro Abbate, proprio tu, genio comunista, parli ancora attraverso i libri?" mentre la restituzione e': "La freccia del tempo" di Martin Amis e qualche giorno su Repubblica era stato pubblicato un articolo dello scrittore inglese dedicato alla sua straordinaria matrigna e che potete leggere qui su zeroviolenzadonne e nella versione originale qui sul MailOnline



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