lunedì 27 gennaio 2014

"L'arte di vivere in difesa" di Chad Harbach (Rizzoli)


Ho scritto un lunghissimo pezzo su questo romanzo, se vi va potete leggerlo qui.

Ieri sfogliavo giornali e leggevo dell'Egitto, paese a cui sono affezionato per tanti motivi. Ormai e' passato di moda l'Egitto. Finche' c'era da parlare di democrazia della rete, di twitter che serviva per la rivoluzione ne parlavano tutti perche' faceva fico parlarne e magari sentirsi parte di una rivoluzione digitale globale, "Uh le rivoluzioni arabe, quanto son fiche". Adesso invece non frega piu' un cazzo quasi a nessuno. 

Poi ci sono argomenti spinosi, complessi, su cui litigo sempre e di uno di questi si discute nell'intervista di Annalisa Chirico a Patrick Moore. 

8 commenti:

  1. Splendido pezzo, se solo il sito fosse raggiungibile...quanti problemi.
    Sull'intervista, Moore lo trovo particolarmente fuorviante e "piccolo". Le aziende producono ogm per guadagno, non per rispondere a delle esigenze umanitarie. Rinfacciare il marketing al bio è strano, perché presuppone che chi coltiva e alleva lo debba fare in forma gratuita. Io parto dal presupposto che ciò che coltivo nell'orto non sia più buono di ciò che compro, ma so cosa è stato utilizzato per farlo crescere (e l'inquinamento è ovunque) e se posso cerco di comprare qualcosa che è stato coltivato, cresciuto, con metodi che ritengo (sbagliando o meno) migliori di altri.

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    1. Sono d'accordo con te...diciamo che l'intervista era per mia sorella che è una sostenitrice degli ogm, eccetera....che adesso starà digrigando i denti... più interessante è la questione su come fare a sfamare tutti a questo mondo visto lo spreco ma soprattutto il bisogno di appagare ogni desiderio culinario (e non solo). allora lì sarà un casino. che fai dici di no? da dove riparti visto che nessuno vuole rallentare?
      beh, un bel casino.

      io da una ventina d'anni ho deciso di non acquistare niente che provenga dalle zone vicine al mio paesino d'origine. gli orti di paese mi fanno un sacco di paura.

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    2. Come fare a sfamare tutti? Partirei, invece che da questo punto, da un altro: come fare a non ammazzare tutti? Vendiamo armi a tanti paesi, le nostre banche se ne fregano di chi coprono, basta che portino soldi, le guerre che ci sono portano all'emigrazione, l'emigrazione disperata di cui il mare si occupa. Le guerre, le guerre di potere per le risorse. Non vogliamo sfamare tutti, non ce ne frega niente di sfamare la gente, come non ce ne frega poi tanto di inquinare meno, di impermeabilizzare il suolo e via dicendo. Ogni prodotto alimentare che non ha certi standard deve essere buttato via. Perché la frutta e la verdura è sempre così simile a se stessa? Perché altrimenti non può essere commercializzata. Gli ogm garantiscono il prodotto, e sono brevettati, come sono brevettate tante altre cose. Quanto il brevetto sia agognato da tutti, e quanto gli ogm siano diversi da incroci e selezioni ottenute in modo "naturale" lo fa capire il fatto che l'Unione Europea nel 2012 ha detto NO alla possibilità di brevettare piante e animali "ottenuti con tecniche di selezione convenzionali". Gli ogm sono tutti brevettati, e le aziende che li producono vogliono che tutti li comprino, e non è una questione umanitaria, è una questione di puro denaro. Come quando le case farmaceutiche lanciano "nuovi" prodotti in cui ai "vecchi" viene aggiunto qualcosa che non li migliora, solo per aggiornare il brevetto. Lascio un link sulle buone aziende di ogm:
      http://www.corriere.it/inchieste/reportime/ambiente/ogm-insostenibili-brevetti/4131f24c-4a1a-11e3-bf41-b86ea9c83a7f.shtml

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    3. Condivido perfettamente quello che dici ma il problema dello sfamare resta un problema, posto anche da questo ordine di cose, dal consumismo, dallo spreco e dall'uniformarsi, lentamente ma nemmeno poi così tanto, del resto del mondo agli standard di consumo/autodistruzione dell'occidente. l'africa è distrutta dalle guerre, dalla fame, eppure...eppure qualcosa sta cambiando...mia cugina che sta in congo dagli anni '60 (paese sconvolto sempre dalla guerra) mi ha detto che negli ultimi anni le cose sono cambiate e stanno cambiando...anche nel consumismo e in quello che si mangia...in quello che si vorrebbe mangiare. è una specie di circolo vizioso da cui non si esce + l'urbanizzazione, l'industrializzazione, la costruzione di distretti industriali e il denaro che comincia a circolare....diciamo che dovremmo fare un salto indietro di qualche secolo per capire cosa sta accadendo al di fuori dell'Occidente e di pochi altri paesi.

      Sul cibo, poi il problema si pone per altri motivi. Arriviamo al caso dell'Italia. Si dice che l'Italia dovrebbe sfruttare le sue potenzialità turistiche...attirare frotte di turisti da tutto il mondo....i turisti vogliono mangiare e allora vogliono mangiare le nostre specialità in grande quantità...abbuffarsi e "teoricamente" tu dovresti darglielo.

      prendiamo la pizza, come pensiamo di soddisfare tutto questo bisogno di pizza? con quali pomodori, con quale mozzarella, con quale olio? e come si fa a conciliare ritmi naturali e richieste de panza dei consumatori?

      già il fatto che sia entrato nel gergo comune la parola "consumatore" fa capire tante cose.

      e poi arrivo al lago e a un evento che mi è successo personalmente. turisti che cercavano pesci di lago...praticamente scomparso oppure trovabile in quantità limitate e in precisi periodi dell'anno. il ristorante li aveva praticamente finiti. i turisti incazzati e delusi e il ristoratore che immaginava secondo me agoni provenienti chessò dall'Albania così come succede per esempio alle arborelle.

      io sono favorevole al ritorno ai cicli stagionali, all'assenza di prodotti ma il resto dell'umanità sì?

      così come ti dicono, devi mangiare più pesce...ok, chi me lo dà tutto questo pesce? o verdura tutti i giorni, mattina e sera. se abiti in città chi te là tutta quella verdura e quella frutta?

      ho degli amici che fanno il caffè, ci vuole tempo, fatica, lentezza. e già bere tanti caffè al giorno è uno spreco d'acqua. bisognerebbe berne al massimo uno al giorno.

      beh, sì, insomma il discorso è complesso.

      ecco dovrebbero però essere questi gli argomenti di discussione fra le persone anche per provare a costruire qualcosa di diverso.

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  2. Il ritorno ai cicli stagionali non vuol dire necessariamente assenza di prodotti, ma presenza di quel che c'è. E nei ristoranti, come in altri luoghi, la ragione non sempre è del cliente. Mi son sentito dire, Guardi, questo piatto l'abbiamo finito, non ce n'è più, e così altre persone, e nessuno si è incavolato. Uno magari dice Peccato, mi andava, ma finisce lì. I tipi che si incazzano per una cosa del genere non li tollero.
    La pizza è un prodotto fortunatamente povero, anche nelle quantità utilizzate, una margherita non consuma (di olio, pomodoro, mozzarella) più di un piatto di pasta, ma a parte questo riguardo la produzione è sempre utile ricordare come l'Italia debba pagare multe salatissime per le famigerate quote latte, latte in eccesso secondo le normative europee che non può essere immesso sul mercato ma deve essere buttato via. Per dire.
    Poi non è che sono contro le importazioni di prodotti da altri paesi, sono per il controllo dei prodotti, controllo che, diciamolo, fa acqua un po' ovunque.
    Torno all'Italia. Il mercato dice che quando la domanda è più alta dell'offerta, il prezzo aumenta. Vuoi il pesce di lago? Sappi che è raro, e per questo: a) lo paghi caro; b) puoi non trovarlo. È semplice, dovrebbe chiamarsi: mercato. La produzione di pizza è minore di quella richiesta? Sarà più difficile trovarla, dovrai pagarla di più. E chi non ha i soldi per mangiare fuori la pizza? Non la mangia. Come per il caviale. Quanti si possono permettere di andare fuori a mangiare caviale, o aragoste? Sono alimenti, come la pizza. La nostra idea che la pizza, o altro, debba essere per forza economica è dovuta al fatto che fino ad ora la pizza è stato un prodotto facile da produrre, facile da trovare, ma nel momento in cui non lo sarà più, si avrà una dieta diversa. Pensa al pane "nero". Fino a non troppo tempo fa era un alimento da contadino, e il pane "bianco" indicava uno status di raggiunto benessere. Adesso è il contrario: per quale motivo? Perché le industrie che producono la farina, tra le altre cose, utilizzano metodi per cui prima il grano viene macinato al massimo, in 5 passaggi consecutivi (la farina 00), facendogli perdere tutti gli strati esterni, e poi per creare farine via via più "integrali" vengono riaggiunti gli scarti. Per cui, invece di avere una farina integrale dopo il primo passaggio di macinatura, la si ha dopo 6 passaggi. Meccanizzando il processo si è velocizzato il lavoro, e questo è un bene, ma senza renderlo più duttile.
    Il discorso è appunto parecchio complesso, per questo leggere l'intervista di Moore mi è sembrato prendere una virgola all'interno di un discorso e renderla protagonista di tutto quanto. Se le aziende che producono ogm lo fanno per ragioni umanitarie, che regalino i loro prodotti, per sempre (visto che spesso sono sementi sterili). Altrimenti dicano che vogliono agricoltori schiavi dalla loro produzione.
    Un gran casino, perdona la confusione di questo commento.

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    1. il discorso è complessissimo branco. il problema è che mentre io e te facciamo questi discorsi, auspichiamo cambiamenti nel modo di rapportarsi a questioni concrete, il mondo va da tutt'altra parte.

      per esempio, apro un'altra parentesi. in svizzera i negozi sono chiusi di domenica, diciamo che dopo le 19 è difficile trovare qualcosa aperto. poi ci sono differenze fra orari estivi e orari invernali. fra supermercati e negozi, perè il limite massimo sono le 19. il giovedì i negozi possono tenere aperti fino alle 21 ma non tutti tengono aperti. le uniche eccezioni sono gli outlet e altro ma non entro troppo nel tecnico. ci saranno dei cambiamenti, anche perchè la vicina italia fa una concorrenza spietata...anche se, ad esempio, parecchi miei colleghi non vanno mai in italia a fare spesa grossa per non incappare nei controlli doganali che impongono quantità limitate di merci...chessò 500 grammi a testa di carne rossa...e via dicendo.

      quando racconto di questa cosa sono tantissimi quelli che sbarrano gli occhi come se vivessi nel medioevo e mi chiedono come faccio a fare la spesa, eccetera. io lavoro, eva lavora. ce la facciamo. bisogna organizzarsi, certo, però ce la si fa tranquillamente. chi ha figli farà sicuramente più fatica, però insomma...io vengo da una famiglia dove sia mia madre che mio padre lavoravano...e se ti ricordi bene nella nostra infanzia/adolescenza gli orari erano diversi...

      ecco quello del cibo/alimentazione è una questione che se la si affronta come questione singola non ne esci ma la si deve per forza inserire in un ragionamento più complessivo.

      io, altro discorso laterale, sono totalmente fra gli oppositori dell'arrivo del turismo sul lago. morfologicamente le sponde del lago sono sature, non c'è più spazio. loro vogliono venirci e lo stanno distruggendo oppure espellendo tutte le persone autoctone...gli affitti salgono, i prezzi salgono, eccetera, eccetera.

      poi sulla verdura, che dire, dei miei amici vivono in una bel maso, terreni, animali, verdura...ma per una questione di venti, tutto lo smog della piana sale verso di loro...eh eh eh eh c'è da sorridere.

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  3. Già. Il mondo va da un'altra parte. Eppure si può vivere senza negozi aperti la domenica, la sera, si può vivere tranquillamente giusto organizzandosi un minimo, neppure tantissimo. Se una cosa la senti come necessaria, ti adatti. Ci sono persone che fanno la fila dall'alba per comprare un nuovo modello di cellulare, e c'è bisogno dell'alimentari aperto la domenica?
    Comunque c'è da dire che qui l'orario di chiusura è 19.30/20, di solito. Qualche supermercato arriva alle 20.30, alle 21, i grossi centri commerciali. La domenica non sono aperti tutti i negozi, i supermercati solo al mattino, spesso. La sera un giorno la settimana nel periodo estivo, e così via. Non mi sembra troppo diverso da quel che mi racconti tu di svizzero. Vero anche che non è una grande città, questa.
    Riguardo la verdura dei tuoi amici, ricordati che, comunque, sai cosa c'è. Di quella che compri, spesso, non sai dove è coltivata, può darsi benissimo sia altrettanto "smoggata", se non peggio, di quella dei tuoi amici. Perdona il mio pensar male.
    Quasi quasi apro una pizzeria, ahahah!

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    1. ma dimentichi che io vengo dal nord superindustriale e capitalistissimo. da noi ormai i supermercati sono aperti 365 giorni all'anno. fino alle 22 in alcuni giorni. i negozi stanno cominciando a rimanere aperti sempre. 7 giorni a settimana, comprese le festività civili o religiose che siano.

      peccato che le persone scelgano quasi sempre di adattarsi al ribasso e quasi mai per vivere una vita migliore.

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