mercoledì 29 gennaio 2014

I rifugi notturni dove ancora si muore

Dopo aver letto su un sito che pubblica notizie relative alla citta'(e non solo) a cui restero' per sempre legato questo articolo: "Dramma al rifugio notturno: ospite muore nel sonno" il resto della giornata finisce per non avere senso. Sono rimasto senza parole. Accade tutti i giorni un evento del genere, dentro e fuori i rifugi, per strada, nei capannoni, negli appartamenti accanto al nostro. Eppure io continuo a stare male quando leggo di fatti del genere. Conosco quel luogo e negli ultimi vent'anni ho conosciuto alcune delle persone che sono passate dal "rifugio notturno" di Lecco e con alcuni di loro ci ho bevuto un calice di vino e fumato sigarette, scambiato due chiacchiere, litigato, condiviso macchine, puzza di urina, alcool, vomito. Di qualcuno, senza nemmeno saperlo, ho lavato persino i vestiti. Lecco e'  una delle ricche citta' del ricco nord, citta' dal passato industriale e di straordinarie lotte operaie e resistenza, e aggiungietegli pure ex, se volete, ma siamo sempre nel ricco nord, dove anche se c'e' la crisi si sta malissimo ma nemmeno cosi' malissimo come da altre parti. Ma stare male significa stare male, significa stare a pezzi, significa dolore e vite a rotoli, significa conseguenze e scelte dolorose. Lecco e' una cittadina che la si gira in poco tempo e i pochi luoghi destinati ai giovani rimangono comunque dei porti di mare da dove, almeno fino a qualche tempo fa, transitavano e dove sostavano spesso persone senza dimora, tossici, alcolizzati. Per esempio l'area dell'ex tribunale in ristrutturazione e a due passi dal lago e' sempre stato uno delle zone dove era facile incontrare quelli che un po' tutti consideravano gli indesirati, gli straccioni, i rompicoglioni, quelli che rompevano il cazzo e negare che lo rompano significherebbe non rendere giustizia ad alcuni di loro. E i ricordi sono riandati a quando sbarco' nuovamente l'eroina fra di noi e ai problemi che causo' e a chi ci resto' dentro, a chi ne usci', a chi si e' perso chissa' dove. Questa della morte sara' una tipica notizia che nel giro di un giorno svanira' dalla memoria collettiva, cosi' come alla fine della questione Electrolux e di tutto quello che comporta non freghera' piu' un cazzo a nessuno...pensateci...fra qualche mese arrivano i Mondiali di calcio. Perche' poi per me leggere di "Electrolux" significa ricordare il polo industriale McCulloch di Valmadrera, a due passi da Lecco, da dove sono passati amici, persone che conosco, cani e poi piazzali, strade, nottate bianche, agenzie interinali, catene di montaggio, bevute di gruppo, parchetti come case. Insomma, lasciamo perdere. Poi boh, la mente e' andata a "Furore" di Steinbeck e poi al capolavoro di John Ford e poi al disco di Bruce Springsteen dedicato a Tom Joad e in quel disco c'e' una canzone che parla di vite che vanno alla rovina ma che vale la pena di vivere e che mi e' sempre piaciuta un casino. La canzone e' "Higway 29"

1 commento:

  1. e poi ci sono notizie come queste:
    http://www.lecconotizie.com/economia/leuci-1919-2014-oggi-i-licenziamenti-addio-alla-fabbrica-154320/

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