sabato 14 dicembre 2013

Risottolineature + Il bacio della strega + Karl Kraus

"La prima impressione che i critici ebbero di Amalfitano fu piuttosto brutta, perfettamente in sintonia con la mediocrità del posto, sennonché il posto, la vasta città del deserto, poteva esser visto come qualcosa di tipico, qualcosa pieno di colore locale, una riprova della ricchezza spesso atroce del paesaggio umano, mentre Amalfitano poteva esser visto soltanto come un naufrago, un tipo vestito in modo trascurato, un professore inesistente di un'università inesistente, il soldato semplice di una battaglia perduta in anticipo contro la barbarie o, in termini meno melodrammatici, come quello che alla fin fine era, un malinconico professore di filosofia al pascolo nel suo campo, il dorso di una bestia capricciosa e infantiloide che si sarebbe brucata Heidegger in un solo boccone, se mai Heidegger avesse avuto la iella di nascere sulla frontiera, tra il Messico e gli Stati Uniti. Espinoza e Pelletier videro in lui un uomo fallito, fallito soprattutto perché aveva vissuto e insegnato in Europa, che cercava di proteggersi sotto una scorza dura, ma era tradito dalla sua intrinseca delicatezza. L'impressione della Norton, al contrario, fu quella di un tipo molto triste, che si spegneva a passi da gigante e non aveva la minima voglia di far loro da guida in città." (Da "2666" di Roberto Bolano, "La parte dei critici", pag. 133)

E prima che mia sorella riparta per i suoi scavi in Egitto le faccio sempre un regalo, quest'anno è stata la volta de "Il bacio della strega" di Emma Donoghue (Meridiano Zero) che tempo fa era stato recensito anche da Gianfranco Franchi su Lankelot:


E leggendo un'intervista a Calasso sull'inserto del Corriere di ieri dove veniva citato Karl Kraus è naturale per me tornare a consigliarvi due sue opere: "Gli ultimi giorni dell'umanità" e "Non c'è niente da ridere" (Piano B Edizioni, traduzione di Simone Buttazzi)




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